L’arte di scrivere col rasoio in mano tra ironia e disincanto: l’opera di Giuseppe Floris

Portare avanti la propria battaglia. Farlo con due armi estremamente preziose e di intensità rara ovvero la penna e un foglio. Credere in ciò che si fa, mantenendo uno sguardo sul mondo lucido, ironico e disincantato che consente di non perdere mai il focus su una quotidianità a cui stare dietro non è mai semplice. Tutto questo sta alla base di una delle opere più importanti del poeta classe 1978 Giuseppe Floris dal titolo ‘’Con rasoio in mano’’, pubblicata nel 2020. Un’opera che già dal titolo mostra la capacità di Floris di saper andare in direzione ostinata e contraria, senza temere i giudizi altrui, senza temere la solitudine ma, anzi, traendo da essa nuova verve per i propri flussi lirici.

L’autore apre le danze con il componimento che dà il titolo alla raccolta – costituita da 80 poesie – in cui afferma con la consueta schiettezza:  «anch’io sono stato il Crociato di me stesso». Un crociato armato di sagacia, arguzia e una sensibilità che sa essere graffiante e profonda. Floris ci conduce nei suoi incubi, tratteggiando cuori di stracci affranti ma mai arresi, le sue parole sono come preghiere che vanno oltre i ricordi per proiettarsi verso un domani da vivere fino in fondo senza paura di lasciarsi alle spalle ciò che è stato. Immancabile la consueta vis polemica come traspare da ‘’Avrei voluto essere’’ in cui dice: «è proprio in quei momenti che ringrazio me stesso di non essere come te».

Caparbietà, sincerità estrema verso se stesso prima ancora che verso gli altri, lirismo spiccato: sono questi i tratti caratterizzanti di un’opera che va dritta al punto senza perdersi in virtuosismi fini a se stessi ma che riesce a essere virtuosa in quanto chiara, lineare e concettualmente solida. La perseveranza affiora in “Uccidimi dolcemente’’ dove si legge. «siamo gli unici a credere in qualcosa mentre i vicini ci spiano dietro le tende che sono scure come l’invidia». Un’invidia su cui Giuseppe Floris plana con eleganza e decisione, senza il timore di confrontarsi, pronto a giocarsi tutte le sue carte con orgoglio e risolutezza. Il gran finale suggella quanto espresso sin dall’inizio di questo viaggio in versi liberi e fieri, con una dedica di grande profondità all’arte della scrittura. Sono parole su cui soffermarsi e che mostrano la magia di un atto antico che non smette di affascinare e sorprendere:  «scrivere è il modo più bello che io conosca per meravigliarmi ogni volta della vita che sprigiona il verso successivo».

Immagine di Mattia Lasio

Mattia Lasio

Mattia Lasio è un funambolo della parola. Si alterna tra prosa, rime, articoli, racconti e molto altro che presto sarà chiaro. Cagliaritano classe 1995, si occupa di sport, cultura, spettacoli con gli occhi ben aperti su una quotidianità buffa che racchiude mille storie, apparentemente, celate.

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