Camminando in un mondo tondo insieme a Giorgio Polo: un viaggio per cogliere l’infinita gioia di una briciola di vita

Il coraggio di guardarsi dentro, l’abilità nel focalizzarsi sui dettagli rendendoli poesie in movimento e opere d’arte destinate a lasciare un segno. A tutto questo si aggiunge un’ironia disincantata e una poliedricità che gli consente di tracciare ponti tra linguaggi diversi ma che possono assolutamente comunicare: Giorgio Polo, artista cagliaritano di spessore umano e concettuale classe 1959, è tutto questo oltre che molto altro e nel suo percorso artistico fatto di dipinti, murales, prose, poesie e tanti viaggi è stato in grado di distinguersi per ricercatezza espressiva, curiosità intellettuale vivace e abilità nel creare un proprio immaginario nel quale è lieto sostare per vedere cosa si trova all’interno. Un immaginario variopinto che traspare da una delle sue opere più significative ovvero ‘’Camminando in un mondo tondo’’, pubblicata dalla casa editrice Aletti Editore arricchita da una prefazione di Carmen Pittalis. Un’opera contraddistinta dal brio tipico di Gianni Rodari e da quella leggerezza disincantata di cui Italo Calvino ha fatto caposaldo: proprio così, brio e disincanto, due binari apparentemente differente ma su cui Giorgio Polo sa muoversi con abilità regalando sprazzi narrativi che delle proprie radici fanno marchio di fabbrica, radici grazie alle quali potersi proiettare verso nuovi e inattesi lidi da scoprire.

Nelle sue ‘’Classificazioni preliminari’’ dà di sé una definizione giocosa e, al contempo, estremamente profonda: «personalmente sono un tipo mischiatissimo con discreta tendenza all’incantamento e mi divido in: Quando Sono Felice e Quando Sono Infelice. Sono felice quando mi sento unito al mondo e sono infelice quando me ne sento diviso. Allora mi chiedo: perché cavolo tutte queste divisioni?». Nella sua ‘’Filosofia della fantasia’’ ci ricorda saggiamente che per un breve e intenso istante la vita si riduce a una meraviglia da vivere per poi aggiungere poco dopo in ‘’Economia della fantasia’’ una riflessione su cui soffermarsi con attenzione: «la fantasia è economica per sua natura: dipinge quando non può permettersi di acquistare colori, suona quando non può permettersi di acquistare strumenti musicali».

In ‘’Frenesia d’amore’’ sottolinea che la passione d’amore è un’urgenza, un’urgenza con cui tutte e tutti, prima o poi, dobbiamo fare i conti. Immancabile il riferimento all’attualità con una doverosa  tirata d’orecchie all’Occidente e alla sua componente etnocentrica che da sempre lo caratterizza in negativo all’interno di ‘’Rap della giraffa col torcicollo’’ in cui si legge: «maledetti sporchi bianchi da quando vi hanno messo piede questo continente è vestito a lutto ed è pieno di spifferi dappertutto». Tra i frammenti più rilevanti dell’opera spicca ‘’Contraddizioni grammaticali’’ in cui analizza in questa maniera la frase ‘’Ci vediamo?’’: «è una frase aperta, curiosa, che bussa gentilmente alle spalle per dire: ‘’mi piacerebbe vederti e, se questo non è di troppo disturbo, vorrei anche sapere. Dove e quando potrebbe succedere?’’. È un lasciarsi che non abbandona e che tiene fortemente strette le mani, prima di voltarsi».

Un’ironia sferzante e ben ponderata risalta da ‘’Bene o male’’ in cui l’autore puntualizza con un pizzico di amarezza che è tipico del male il dire che tale non è pur essendolo, eccome in verità. Tra i flussi lirici più intensi spicca ‘’Il viaggiatore’’ in cui le parole di Polo racchiudono la sua essenza di uomo e di artista: «vedo molte poesie ma non sempre le scrivo certe volte le dimentico altre volte le vivo ». Con le sue parole selezionate con cura e delicatamente schiette, mai eccessive, Giorgio Polo – come traspare da ‘’L’orco di Noè’’ – sa condurre dove lo spirito pranza insieme alla fame e all’allegria, dove gli orrori camminano affianco alla poesia e le fughe agli incontri, dove storie differenti e, solo apparentemente distanti, sanno mescolarsi all’insegna dell’amore autentico che aiuta a trovare una strada più forte degli ostacoli e delle barriere. Una strada in cui, come sottolineato nel finale rappresentato da ‘’La guerra di Nino’’, tenere sempre a mente che la vera storia, quella che aspira a consegnare al mondo un futuro più giusto, sarà sempre fatta di ciò che la gente comune riesce a imparare e a insegnare ai propri figli. Magari con un sorriso. Un sorriso per cui vale la pena non piegarsi davanti a chi non conosce altro se non la smania di potere e il volersi arricchire alle spalle degli altri. Un sorriso che vale più di qualsiasi cosa.

Immagine di Mattia Lasio

Mattia Lasio

Mattia Lasio è un funambolo della parola. Si alterna tra prosa, rime, articoli, racconti e molto altro che presto sarà chiaro. Cagliaritano classe 1995, si occupa di sport, cultura, spettacoli con gli occhi ben aperti su una quotidianità buffa che racchiude mille storie, apparentemente, celate.

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