«Bisogna preservare e proteggere il fanciullo che è dentro di noi». Alessandra Sorcinelli ha un sorriso sornione in volto, dai tratti malinconici. Seduta in un affollato bar del centro di Cagliari in via Azuni, con davanti la suggestiva chiesa di Sant’Anna su cui si soffermano i tanti turisti che affollano la città in un sabato mattina nemmeno troppo soleggiato di inizio luglio, parla con brio e genuinità dei tanti progetti culturali che porta avanti nella sua vita sin da bambina. Cinquantotto anni, nata e cresciuta nel quartiere di San Benedetto, la poetessa, scrittrice e organizzatrice di eventi culturali si racconta mentre sorseggia un caffé e assapora una gustosa pizzetta farcita. Porta i capelli a caschetto, indossa una pittoresca maglietta bianca con l’immagine di Salvador Dalì e una gonna nera con striature bianche, un paio di occhiali con la montatura viola, ai piedi ballerine grigio dorate. Sino ad ora, ha pubblicato quattro raccolte di poesie e tre raccolte di racconti. Il suo curriculum parla chiaro e dimostra preparazione solida e scrupolosa: infatti, ha conseguito una laurea in Giurisprudenza, poi in Economia e in Servizi Giuridici per le imprese, a cui si aggiunge il Master in Pari opportunità ed Esperto in pubblica amministrazione e in Gestione della sanità. Per 25 anni è stata responsabile degli appalti di forniture e servizi dell’Ateneo cagliaritano, attualmente è responsabile del controllo interno Audit dell’Università di Cagliari, inoltre è componente dell’Esecutivo nazionale Uil Rua. Nel 2014 ha fondato il Gruppo Culturale Alessandra Sorcinelli, con cui ha tramutato in concretezza le tante idee coltivate nel corso degli anni.
La passione per l’arte le è stata trasmessa dalla madre Erminia Nioi, talentuosa pittrice e collaboratrice de La Nuova Sardegna. «Da bambina», racconta, «andavo nella galleria d’arte ‘’La Ragnatela’’ nel corso Vittorio Emanuele. Trovavi tantissime persone, pittori, artigiani, scrittori, cantautori ma anche arazzieri. Era un periodo di grande sperimentazione». Impegno costante ed entusiasmo hanno sempre caratterizzato il suo modo di fare, permettendole anche durante la pandemia di non fermarsi, riuscendo a diffondere la cultura tramite dirette giornaliere sui social. «Rapportarmi con chi fa arte mi arricchisce umanamente tantissimo», sottolinea. «Avere a che fare con l’arte e con gli artisti è la cura per le mie ferite dell’anima». Sono tanti gli eventi ideati in questi anni, a cominciare da ‘’Pagine di sale’’ rassegna letteraria che va in scena al Poetto, ‘’Verso il mondo dell’arte’’ rassegna che unisce pittura e letteratura negli studi a Monserrato di Sardegna Web Tv, ‘’La poesia in via Manno 47’’ una volta al mese nell’atelier di Martino Midali e, infine, ‘’Qualche domenica ricordando’’ rassegna letteraria nel quartiere Castello dedicata alle persone anziane dalle 12 alle 16. Un momento di condivisione importante per gli anziani, grazie al quale si organizzava un pranzo all’insegna della letteratura. E se si parla di letteratura, questo ambito ha sempre rappresentato per Alessandra Sorcinelli una delle influenze più significative. «In adolescenza», spiega, «ho avuto una folgorazione per Rimbaud e Baudelaire. Poi verso i trent’anni ho iniziato ad apprezzare tanto Alda Merini di cui mi ha colpito l’intensità che ha avuto nel tradurre in versi le sue sofferenze per amore. Attualmente apprezzo in particolar modo la poetessa Sylvia Plath». Il suo punto di riferimento, però, resta uno. «Senza dubbio Gabriele D’Annunzio», rivela divertita. «Sarà sempre il mio preferito. Di un intellettuale del suo calibro mi ha colpito la veemenza poetica e l’amore per la bellezza in modo quasi sfrontato».
Un amore per la bellezza fatto proprio, riversato nei tanti progetti realizzati. «La cultura è tutto», rimarca. «La cultura significa essere sempre curiosi. Senza la cultura non c’è nulla». Quella di Alessandra Sorcinelli è una concezione di cultura inclusiva e di ampio prospetto. «La cultura», puntualizza, «non può essere vista come un qualcosa a compartimenti stagni. La cultura è anche imperfezione e, soprattutto, la cultura è di tutti. Sono riflessioni frutto di un cammino che da ragazza mi ha portato a essere la donna adulta che sono, fiera di essere rimasta fedele ai miei principi». Principi come l’empatia, l’ascolto di chi si ha davanti e la consapevolezza che solo dandosi una mano gli uni con gli altri è possibile andare avanti. Prima di alzarsi e dirigersi altrove, sorride con un velo di disincantata e dolce tristezza. «Le stravaganze non sono una pecca ma una risorsa da valorizzare. Io amo tutto ciò che è nascosto dietro il trucco, perché è testimonianza di un dolore infinito. In fondo, siamo tutti un po’ Pierrot ma pochi hanno il coraggio di guardarsi allo specchio e di ammetterlo a se stessi prima ancora che agli altri».



Pagellone Rossoblu | Cagliari – Milan 1 – 1