La realtà è un grande mosaico, composto da tanti tasselli. Tasselli variopinti, di natura differente, tasselli che si completano gli uni con gli altri. Tasselli che contengono al loro interno sfumature diverse, alcune accese, altre di meno, altre opache o addirittura oscure ma pur sempre sfumature che rendono la realtà affascinante e meritevole di essere vissuta e approfondita. Proprio come ha fatto una delle voci più intense della letteratura sarda Milena Agus, classe 1959 che oltre a essere una scrittrice è stata a lungo anche insegnante di italiano e storia, nella sua opera d’esordio ‘’Mentre dorme il pescecane’’, pubblicata per la casa editrice ‘’Nottetempo’’, di cui nel 2025 ricorrono i vent’anni dalla pubblicazione. Una ricorrenza importante che offre lo spunto per analizzare un’opera di valore che con ironia e schiettezza analizza la società in tutti i suoi aspetti, da quelli più lieti a quelli decisamente più crudi.
Proprio in questo sta la forza e il tratto distintivo dell’opera di Milena Agus, che si contraddistingue per la sua capacità di parlare di tematiche profonde e complesse, come il suicidio, come la difficoltà della fase della vita dell’adolescenza, i problemi in un nucleo famigliare, i rapporti personali sempre più sfuggenti e precari, l’abbandono e la solitudine, la violenza sulle donne e la barbarie di individui che altro non sono che bestie in corpi da uomini, con quel disincanto e quella precisione nello scrivere che permettono di non sfociare mai né in sentimentalismi vacui né in esagerazioni fini a se stesse che non aggiungerebbero nulla all’opera letteraria.
Il romanzo è incentrato sulle vicende della famiglia Sevilla Mendoza e viene narrato in prima persona da una giovane ragazza che parla delle vicende della sua buffa famiglia, ambientato in una Cagliari dai luoghi tratteggiati con maestria perfettamente in bilico tra concretezza e sogno, tra quotidianità e voli pindarici. Una famiglia composta da un fratello minore musicista che deve vedersela con i bulli che lo importunano a scuola, da una madre pittrice e sognatrice troppo fragile e pura per un mondo competitivo e frenetico come questo, un padre un po’ su di giri di professione meccanico che gira per il mondo con l’intento di salvare gli altri o forse in realtà solamente in cerca di se stesso, una zia materna svampita dalla grande sensibilità che non riesce a trovare l’amore vero, una nonna cinica ma tutto sommato dal cuore buono e altri personaggi come il misterioso e affascinante Mauro De Cortes per cui la protagonista ha una predilezione e in cui vede un punto di riferimento importante nei momenti difficili che attraversa. Momenti di estrema difficoltà, in alcuni casi, ma che la voce narrante riesce sempre a raccontare senza far trasparire il proprio patema interiore, trasmettendo un sentimento di positività e di fiducia nel domani che è sempre bene coltivare.
Uno degli elementi che risaltano maggiormente dalla lettura dell’opera, costituita da 34 capitoli, è la schiettezza, grazie alla quale vengono affrontati temi come la violenza sulle donne e la degenerazione dell’amore. Temi di cui bisognerebbe parlare costantemente e che Milena Agus affronta di petto, senza nascondere nulla, talvolta ricorrendo anche al sermo vulgaris per far comprendere ancora di più l’impatto e la crudezza di certe situazioni. Situazioni che la protagonista dell’opera vive sulla sua pelle, perdendo la testa per un uomo sposato dai gusti perversi, un uomo che sguazza nell’ambiguità e che di umano altro non ha se non la parvenza. Nel descrivere questo rapporto malato e doloroso, dai tratti feroci, l’autrice è in grado di calcare la mano senza però strafare, mostrando dettagliatamente a cosa può portare la cattiveria e la bestialità di una persona. Al contempo, però, rimane rigorosa nel suo descrivere tutto questo, grazie a un approccio alla scrittura lucido, che sa essere tagliente rifuggendo però da eccessi e da enfasi che risulterebbero ammorbanti e non in grado di rendere ancora più intensi i concetti espressi.
A distanza di vent’anni dalla sua pubblicazione, prendere in mano il libro d’esordio di Milena Agus è importante per tanti aspetti ma soprattutto sono due i messaggi che traspaiono con forza dal libro: il primo è che, proprio come afferma la protagonista all’inizio dell’opera, è possibile crearsi un proprio mondo personale in cui rifugiarsi nel momento in cui il mondo canonico ci ferisce e non ci piace e, in seconda battuta, le parole di Milena Agus ci ricordano che è sempre possibile trovare una via d’uscita dal pescecane all’interno del quale si è intrappolati. Basta solo volerlo fortemente, senza dimenticarsi che è sempre possibile ricominciare con la consapevolezza che la vita, per quanto difficile e talvolta ingiusta e crudele, ha sempre qualcosa di bello in serbo per chi ha il coraggio di sognare e di proteggere la propria parte più pura.


