Maradona – Il Pibe de Oro in D10S punti

Basta chiamarlo per nome e sai di chi sto parlando. Basta pronunciare “Diego Armando”, senza bisogno che aggiunga “El Pibe de Oro” o “D10s”.

Semplicemente, uno dei calciatori più forti di ogni tempo, da Lanùs alla conquista del Mondo.

Pronti per 10 (strano, vero?) curiosità su Maradona? Vai con il calcio d’inizio.

 

  1. Quando il buon Dio ti aiuta a segnare (di Mano)

Mondiali 1986, Messico. La partita è di quelle belle toste: l’Argentina di Maradona sfida l’Inghilterra. Era passati pochi anni da quella guerra-lampo che le due nazioni avevano combattuto per il possesso di un paio di isolette sperdute nell’Atlantico Meridionali, chiamate dai sudditi di Elisabetta II Falkland e dai sudditi di Vileda Islas Melvinas (l’Argentina era sotto Dittatura). Il goal del vantaggio Albiceleste è firmato da Diego che salta per colpire di testa su cross di Valdano. Il Pibe da 165 cm non ci arriva con il cranio e approfittando della chioma fluente ci mette la mano, anzi il pugno. I giocatori inglesi protestano, l’arbitro non vede, il VAR non aiuta (anche perché non esisteva). Diego confesserà di essere stato aiutato da Dio, anzi… quella era la Mano del Signore. Un po’ come a dire: Falkland – Melvinas 1 -1, palla al centro.

 

  1. Il figlio di Diego allenato da Ciccio Graziani (NON è uno scherzo)

Vi ricorderete di “Campioni”, il reality sportivo dove Ciccio Graziani allenava il Cervia e aveva a sua disposizione Gullo che marcò Del Piero in Champions (ahahahahaha, non riesco a continuare) e tanti altri Bomber! Anche il figlio del 10 argentino, chiamato…Diego Armando Maradona Junior (giusto per non sbagliare) partecipò. I risultati? Non era il padre e il paragone era pressante. Anche troppo.

 

  1. I figli di Diego (tanti, sparsi per il mondo)

Oltre ai figli “canonici” (definiamoli così) avuti con la storica moglie Claudia, ossia Dalma Nerea e Gianinna Dinorah, il buon Diego ha sparso figli qui e là per il globo. A volte tendeva a non volerli riconoscere anche quando le prove erano schiaccianti. Un esempio? Il precedente citato ex giocatore del Cervia Diego Jr, avuto con l’italiana Cristina Sinagra. Alla già folta progenie aggiungiamo Jana, nata dalla relazione con Valeria Sabalaín e Diego Fernando, avuto da Veronica Ojeda. Un fuoriclasse dentro il campo e dentro il letto.

 

  1. Pochi premi per il Pibe (colpa della burocrazia e della sfortuna)

Nonostante sia considerato uno tra i giocatori più forti della Storia del Calcio, il nostro buon Diego da Lanùs non ha collezionato trofei a bizzeffe. Ad esempio non è mai riuscito a conquistare una Coppa Campioni (quando giocava lui, la Champions League era ancora fantasia), non gli è andata meglio con il Pallone d’Oro (anche se lo avrebbe meritato): all’epoca –sembrano passati secoli- i giocatori extracomunitari non erano considerati. Di certo Messi e CR7 hanno fatto meglio di lui, anche se nessuno dei due ha letteralmente trascinato la propria Nazionale a vincere una Coppa del Mondo. Va detto, ad onor del vero.

 

  1. Diego è Dio? Per molti sì

Tutto nacque come uno scherzo il 30 ottobre del 1998, giorno del 38° compleanno di Diego. Due giornalisti argentini, Hernán Amez e Alejandro Verón fondarono la “Iglesia Maradoniana”, stabilendo che l’anno 0 era il 1960 (indovinate perché?). Una religione monoteista dove il Pibe è visto come un mortale (quale di fatto è, casomai aveste avuto dubbi) che gioca in maniera Divina. Tra gli “adepti” troviamo Ronaldinho, Micheal Owen, Riquelme e Leo Messi. 10 Comandamenti 8tutti molto, molto belli) fanno da guida ai Maradoniani. Uno su tutti? Il 9°: Usa Diego come secondo nome e chiama così uno dei tuoi figli. Parola di Diego.

 

  1. Lascio la Nazionale (poi ci ritorno, poi la lascio, poi torno di nuovo)

All’indomani della spettacolare vittoria del Campionato del Mondo di Messico ’86, Diego decise di lasciare l’Albiceleste. Meglio di così – diceva – non credo di poter fare. A furor di popolo vene richiamato per i Mondiali successivi, le Notti Magiche di Italia ’90. Sappiamo tutti come andarono: l’Argentina buttò fuori l’Italia ai rigori, in una partita giocata a Napoli, enclave Albiceleste. Indimenticabile il labiale rivolto ai tifosi che fischiavano l’inno argentino. Ricordiamoci: l’avversario va sempre rispettato; l’inno non va mai fischiato. La sua reazione, quel “Hijos de P…@”, è anch’essa sbagliata. Da qui a demonizzare il gesto ce ne passa. Passano 4 anni, Diego va a Siviglia, prende peso ma magicamente recupera forma fisica e testa per USA ’94. Peccato che tutto sfumerà in maniera tristemente tragica.

 

  1. Il mio amico Fidel (quando Diego diventò Cubano)

Che Maradona e Fidel Castro fossero amici lo sanno anche le pietre. Il Lider Màximo considerava il gioco del calcio come pura “espressione capitalistica” ma nutriva affetto paterno per Diego. Lo riteneva un “Che Guevara dello Sport”. Detto da uno che con Guevara ha vissuto c…o e camicia vale parecchio. Maradona, dal canto suo, ha sempre dichiarato di considerare Fidel come un secondo padre, l’unico che gli ha dato ospitalità e ascolto quando il Mondo intero lo riteneva Satana.

 

  1. Diego e i suoi fratelli (senza dimenticare i nipoti gemelli): il Mondo è un pallone

Non solo Diego tentò la carriera calcistica, nella numerosa famiglia Maradona. I suoi fratelli Raùl e Hugo, più piccoli di Diego (rispettivamente del ’66 e del ’69) tentarono la carriera sul campo di calcio. Probabilmente non erano illuminati come il fratello: Raùl “Lalo” giocò prevalentemente in Nord America (Fort Lauderdale, Toronto, North York, Buffalo); Hugo giocò in Argentina. Spagna, Austria, Giappone e…Ascoli. Sì, i Piceni bianconeri ebbero un Maradona in squadra. 13 presenze, 0 reti. Va detto che Hugo era un centrocampista.

Pensate che le parentele calcistiche del D10s siano terminate? Manco per idea. Ricordate la moglie di Diego, Claudia? So fratello (cognato di Diego) è padre di due gemelli, Santiago e Nicolás Villafañe, entrambi dell’89 (sono gemelli del resto!). Il primo, difensore in forza al Colòn, ha giocato anche in Danimarca e Grecia prima di tornare in Patria. Il secondo ha militato nel Figline, compagine gialloblù toscana che milita in Eccellenza. 

Non dimentichiamoci di Diego Hernan Valeri, altro nipote di Diego: centrocampista leva ’86, gioca attualmente nel Portland, in Oregon.

 

  1. Buon calcio non mente (quando l’Amore è a forma di pallone)

La secondogenita di Diego, Gianinna, è stata per anni fidanzata con un talentuoso giocatore argentino, Sergio “El Kun” Agüero, dal quale ha avuto un figlio, Benjamin, nato nel 2009. Tante stupide voci si inseguirono in quel periodo: in molti vedevano la storia tra El Kun e Miss Maradona come un modo per ingraziarsi la stima del CT (Già, quando nacque il nipotino Diego era alla guida dell’Albiceleste, pensa te). Quando la gente non sa cosa fare, parla. In ogni parte del mondo, a quanto pare, funziona così.

 

  1. Il suo numero? Un’eredità pesantissima (soprattutto in Nazionale)

Ereditare la maglia numero 10 non deve essere stata una passeggiata, manco se sei un vero talento. Da quando Diego non indossa più la 10, diversi Top Player hanno avuto l’onore (e l’onere) di portare una Nazione aggrappata a quei due numeri, l’1 e lo 0. Per citare giusto qualche nome “leggero”: Ariel Ortega, “El Cholo” Simeone, Riquelme, Pablo Aimar. Quando la 10 venne assegnata a Leo Messi, il miglior giocatore del mondo all’epoca, proprio da Diego, in molti pensarono che la Pulce sarebbe riuscito a emulare le prodezze del Pibe. Forse quella maglia (e la fascia) pesano davvero tanto: da allora sono passati tre Mondiali, diverse Coppe America ma l’Albiceleste non è andata mai oltre il 2° posto (vedi il Cile dei Miracoli e il piedino di Mario Götze).

 

È lui, è uno dei più forti di ogni tempo. Nel bene e nel male (vedi le sue performances fuori dal campo, l’overdose di Capodanno, le prestazioni non indimenticabili come CT), è -e resterà per molti anni ancora- il D10s. e non sono io a dirlo, del resto.

“Nel nome di Diego…”

 

 

A. b. C. Alberto Caboni

A. b. C. Alberto Caboni

Nato l’anno dopo il trionfo del Mundial Spagnolo nella millenaria città di Cagliari, muove i suoi primi passi con una penna in mano, alla ricerca costante di fogli bianchi da riempire di lettere, parole, periodi, paragrafi. Dietro l’acronimo-pseudonimo si nasconde un essere senza volto (o quasi).

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