Guglielmo Aru, una vita all’insegna di sport e teatro

«Bisogna prendere i treni che passano nella vita, quando passano». Guglielmo Aru pronuncia queste parole in una mattina soleggiata e calda di fine maggio, mentre sorseggia un caffé in un accogliente bar in via Timavo in quel di Cagliari, nel cuore di Is Mirrionis dove ha fondato sette anni fa la sua ‘’Teatroteca La Porta Illuminata’’, tra le realtà teatrali cittadine più interessanti dal punto di vista del valore sociale. Settant’anni, dall’indole poliedrica e vivace che gli ha permesso di spaziare tra vari ambiti come la recitazione, il mondo del sociale e dello sport – settore in cui ha praticato tre attività ovvero l’atletica, il baseball e il karate – è nato a Roma ma vive nel capoluogo da appena un anno dopo la sua nascita. Parla con tono di voce profondo e penetrante,  da cui traspare ironia arguta e al contempo un velo di malinconia, dando valore anche a quei silenzi che troppo spesso mancano in una società dove si tende a parlarsi addosso. Capelli lunghi bianchi tirati indietro, occhi azzurri, camicia celeste scuro: Aru è reduce dalla presentazione in anteprima a Nuoro al Teatro Eliseo, il 21 maggio, del nuovo film di Antonio Rojch ‘’Il criminologo’’ – incentrato sulla vita del penalista e parlamentare sardo Gonario Pinna – in cui interpreta il ruolo del medico di famiglia. «È stata una bella esperienza», commenta, «stare sul set è sempre stimolante e ogni set è chiaramente diverso. Questo fattore spinge un attore a mettersi sempre in gioco, dando il meglio di sé».

La sua passione per la recitazione risale a circa vent’anni fa, all’insegna della casualità come si confà a tutte le storie più belle e avvincenti. «Ospitai in Sardegna una mia amica, una brava attrice di Pistoia di nome Monica Menchi», racconta, «che doveva andare in scena a Nora con uno spettacolo di Shakespeare, per l’esattezza con ‘’Sogno di una notte di mezza estate”. Proprio in quell’occasione mi disse che mi avrebbe visto bene come attore e che potevo togliermi belle soddisfazioni in questo ambito. Decisi allora di mettermi alla prova e da quel momento è cominciato tutto. Anno dopo anno ci ho preso gusto, mi sono dedicato allo studio con attenzione e a distanza di circa vent’anni eccomi qui». L’amore per il teatro e per il cinema è qualcosa che ha nel sangue. «Mia nonna paterna Fausta Scotolati», rivela, «ha fatto la capo costumista a Cinecittà per vent’anni, dove conobbe personalità del calibro di Totò, Vittorio De Sica e Anna Magnani. Quando ero ragazzo in più di un’occasione mi spinse a perseguire questa via, sicuramente ci vide lontano e colse in me del potenziale».

 Riflettere sugli esordi e su come ha mosso i primi passi in ambito teatrale e cinematografico, offre lo spunto per analizzare il ruolo dell’attore. «Sicuramente è un mestiere molto affascinante e complesso, soprattutto perché essere pienamente credibile non è certo facile, questo è un lavoro di dedizione totale. Il pubblico è un giudice spietato, percepisce quando anche la minima cosa non va per il verso giusto». Nel corso degli anni sono state tante le pellicole viste ma una in particolare ha lasciato in lui il segno. «Si tratta di ‘’Blade Runner’’ che reputo uno dei capolavori più belli in assoluto della storia del cinema, è un film che ho visto davvero tantissime volte eppure non mi stanca mai. Era avanti anni luce, affascinante sotto ogni punto di vista». Una parte fondamentale nella vita di Guglielmo Aru ricopre lo sport, in particolare tre discipline sportive: l’atletica, che ha praticato dai 13 ai 18 anni, il baseball in cui si è cimentato per oltre trent’anni arrivando a giocare sino alla serie A e, infine, il karate. Ciascuna di queste tre discipline sportive sono state fondamentali per la sua crescita personale prima ancora che agonistica. «L’atletica è stata una scuola di vita totale», sottolinea, «in quanto mi ha fatto capire subito l’importanza del sacrificio e della tenacia per emergere. Il baseball, invece, mi ha insegnato ad avere fame di vittoria, sempre nel rispetto dell’avversario. Infine, il karate è una vera e propria filosofia grazie alla quale impari a prendere le giuste decisioni valutando al meglio le circostanze in cui ti trovi».

Dallo sport il discorso torna all’amore per il teatro e al confronto con il cinema. «Il teatro e il cinema», fa presente, «sono due mondi e due sentimenti diversi. Personalmente, amo maggiormente il teatro perché grazie a esso puoi esprimerti molto più intensamente. Il teatro è molto più intimo, da un certo punto di vista il cinema lo trovo più effimero, il teatro ha un fascino unico che lo colloca un gradino sopra». Il desiderio di spingersi oltre i propri limiti e di tentare nuovi percorsi sono i capisaldi su cui si fonda l’avventura della ‘’Teatroteca La Porta Illuminata’’, una scommessa vincente da cui traspare empatia e attenzione verso le periferie. «Il mio obiettivo è quello di fare sì che la mia Teatroteca coinvolga sempre di più le persone del quartiere, in modo tale che si crei una rete virtuosa stimolante e ricca di appuntamenti. Is Mirrionis è un quartiere importante, tra l’altro, dove è cresciuto anche uno dei miei scrittori preferiti in assoluto ovvero Sergio Atzeni che reputo uno dei più grandi narratori di sempre: avrebbe meritato molto di più, il mondo dell’arte – in qualsiasi sua declinazione – spesso non valorizza appieno chi lo meriterebbe».

Tra le tante esperienze affrontate, spicca anche quella come attore nei videoclip di Max Pezzali e del gruppo dei Meganoidi. Oltre all’aspetto prettamente artistico, però, Guglielmo Aru ha vissuto in prima linea un’altra avventura longeva e di grande impatto emotivo, che dura ancora oggi, ovvero il volontariato alla Croce Rossa nei soccorsi speciali, con cui ha condiviso frangenti di grande intensità come, ad esempio, il terremoto a L’Aquila e la guerra in Ucraina. «Per me rappresenta una delle esperienze più importanti in assoluto che ho vissuto», puntualizza, «ci tenevo a toccare con mano cosa significasse davvero la sofferenza e grazie alla Croce Rossa tutto questo è stato possibile». Cresciuto in via San Saturnino, tra partite di calcio interminabili per strada e chiacchierate infinite sui muretti in voga tra gli anni Settanta e Ottanta, la vita di Guglielmo Aru è quella di una persona dai molteplici interessi, capace di trarre il meglio da ogni contesto in cui si è trovato. I saluti finali sono all’insegna della nostalgia dettata dal tempo che passa lesto e che, purtroppo o per fortuna, afferrare è impresa impossibile. «Mi manca la magia della giovinezza, ricca di ricordi irripetibili. Per quel che riguarda il futuro, sono sinceramente molto preoccupato: siamo circondati da guerre e da una smodata ricerca di guadagno. Tutto ormai è esasperato, c’è troppo odio e sembra che la realtà quotidiana sia messa in secondo piano rispetto a quella virtuale che, a conti fatti, di reale direi che ha ben poco. Bisogna, ora più che mai, riscoprire la capacità di creare e di inventare, senza abbandonarci alla negatività e senza mai dimenticarci degli affetti più cari che rappresentano una delle poche certezze che abbiamo in questo mondo complesso».

Immagine di Mattia Lasio

Mattia Lasio

Mattia Lasio è un funambolo della parola. Si alterna tra prosa, rime, articoli, racconti e molto altro che presto sarà chiaro. Cagliaritano classe 1995, si occupa di sport, cultura, spettacoli con gli occhi ben aperti su una quotidianità buffa che racchiude mille storie, apparentemente, celate.

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