Le venti ballate del mare di Rita Serra

Ascoltare con attenzione la sua melodia e farsi trasportare dal suo flusso non è da tutti. Solo gli animi più sensibili sono in grado di farlo e di trarre da ciò quella luce poetica unica che rischiara le tenebre della quotidianità. Una luce poetica intensa che caratterizza ‘’Le venti ballate del mare’’ di Rita Serra, talentuosa autrice trentacinquenne di Siurgus Donigala professoressa di Lettere, che sul mare e sul suo fascino ha incentrato i venti componimenti che costituiscono l’opera. Un’opera uscita nel 2021, che affiora le proprie radici nell’essenza più pura della spiritualità capace di tramutarsi in concretezza tramite i versi e il loro ritmo. Versi, quelli della scrittrice, che si caratterizzano per un lessico colto e selezionato, a tratti anche aulico, ma in grado di colpire nel segno e di arrivare a chiunque senza perdersi in giochi stilistici fini a se stessi.

La raccolta si apre con la narrazione di due innamorati, della loro separazione a causa della guerra e della partenza struggente di un uomo dagli occhi azzurri che toccherà con mano una morte apparentemente prossima a causa di un naufragio ma che, avendo dalla sua il fato, riuscirà a salvarsi e a godersi un sentimento puro e autentico senza tempo. I riferimenti colti, frutto di un solido percorso umanistico accademico sono tanti, come traspare dalla terza ballata dove si volge lo sguardo alla storia di Dedalo e Icaro. Tra i momenti di maggiore intensità poetica spicca, nella quarta poesia, il racconto struggente di una conchiglia che narra a una giovane ragazza la storia dei propri genitori, che proprio nel mare troveranno la morte e una pace eterna permeata di malinconia.

Una malinconia che si ritrova anche nella quinta ballata dove ci si rivolge direttamente al mare con parole aspre: «scoglio lambito dalle onde schiumose, a te il pianto arriva di mille spose. Hai visto affondare vascelli e velieri, te lo rimembri ancor fosse ieri. Per secoli, anni hai visto affondare pirati, marinai e pescatori e i loro corpi disfatti dal mare difendon scrigni e tesori». Non poteva mancare un tributo anche a uno degli eroi della letteratura greca più affascinanti di sempre, ovvero quell’Ulisse che non ha avuto timore di varcare le colonne d’Ercole seppur a caro prezzo ma che nella sesta ballata della raccolta viene descritto in modo che risalti maggiormente la sua sensibilità e la sua umanità al posto della consueta e nota astuzia.

Leggere le venti ballate non è solamente un’occasione per cogliere la ricercatezza poetica di chi li ha scritti ma anche un prezioso momento di riflessione. Proprio come emerge dal settimo componimento dove ci si sofferma sulla sete di potere insaziabile degli uomini che porta loro a dimenticarsi di se stessi e della fratellanza che dovrebbe stare alla base di ogni società civile. Il fascino profondo e antico del mare viene descritto in ogni frangente, i richiami a personaggi iconici che al mare sono legati non mancano di certo come dimostra il richiamo il riferimento al celebre mercante veneziano Marco Polo e alla sua storica opera ‘’Il Milione’’ contenente i resoconti dei suoi viaggi affrontati tra il 1271 e il 1295.

Tra i passaggi più significativi dell’opera spicca, nel dodicesimo componimento, la critica alla pochezza delle persone espressa tramite parole che restano impresse grazie a un uso dell’ironia ben calibrato: «la società umana è arida ormai, lo era già da quei tempi passati. Guardatevi attorno, fatelo dai, i tempi non son poi sì cambiati»! Il mare viene analizzato nella sua totalità, dove oltre agli aspetti più suggestivi e intriganti sono inevitabili anche quelli più cupi come ad esempio il dramma del traffico dei migranti, affrontato nella sedicesima ballata. Le parole del componimento sono un mantra di cui non ci si può scordare: «s’affidano all’acqua cercando miglior sorte ma in tanti purtroppo là trovan la morte. Speranza. Sofferenza. Disperazione. Ampia. Tracotanza. Indifferenza. Ignoranza. Empia».

Il finale dell’opera regala una domanda importante: «e se il mare potesse parlare cosa pensate direbbe oggi a noi tutti»? Rispondere è difficile, probabilmente perché un’unica risposta non esiste. Ciò che conta, però, è rendersi conto che non si può rimanere indifferenti all’eco del mare, alla sua sinfonia fatta di vento e di onde e alla sua capacità di scavare dentro le persone con delicatezza e impeto, suggerendo nuove rotte da affrontare e nuovi lidi verso cui rivolgere lo sguardo.

Immagine di Mattia Lasio

Mattia Lasio

Mattia Lasio è un funambolo della parola. Si alterna tra prosa, rime, articoli, racconti e molto altro che presto sarà chiaro. Cagliaritano classe 1995, si occupa di sport, cultura, spettacoli con gli occhi ben aperti su una quotidianità buffa che racchiude mille storie, apparentemente, celate.

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