Andare avanti nonostante tutto, sorridere di ciò che di brutto è capitato perché la vita, seppur sia difficile talvolta crederlo, può sempre riservare qualcosa di bello e prezioso. Questo è il messaggio importante emerso da uno dei dischi più brillanti, e al contempo sottovalutati, di Renato Zero dal titolo ‘’Soggetti smarriti’’ – il tredicesimo del suo percorso con all’interno dieci tracce – di cui nel 2026 ricorrono i quarant’anni dalla sua pubblicazione.
Un viaggio in musica – con le raffinate musiche di Piero Pintucci – profondo, disincantato e immancabilmente ironico, che si apre con il brano ‘’Infiniti treni’’ in cui l’artista romano rimarca l’importanza di non fermarsi finché ci sono treni pronti ad aspettarci, treni che vanno su e giù costantemente proprio come la vita e per cui vale la pena non demordere e continuare a proseguire. Renato Zero percorre con risolutezza strade su strade, dialogando a tu per tu con le proprie illusioni, le proprie speranze disattese e i propri fantasmi da affrontare, con la consapevolezza dell’importanza di imparare a stare soli senza temere le verità più amare.
In ‘’Mai dire mai’’ l’invito è quello di non chiudere mai alcuna porta perché, seppur in alcuni casi sembra impossibile, potrebbero esserci cambiamenti inaspettati e felici. Un’introspezione delicata permea ‘’Problemi’’ uno dei pezzi più profondi del disco, un flusso lirico malinconico in cui ci si confronta con i propri dubbi e con le proprie fragilità senza mai arrendersi e darsi per vinti. Compito difficile questo, senza dubbio, ma per cui vale la pena mettersi d’impegno consapevoli che smarrirsi è fondamentale in alcuni frangenti della propria esistenza, perché solo così è possibile davvero fare chiarezza dentro di sé e capire realmente cosa si desidera per il proprio domani.



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