Andy Díaz e i suoi salti che profumano di libertà, entusiasmo e desiderio di lasciare il segno

«Quando sono in pedana e sento il ritmo del pubblico che batte le mani entro in un’altra dimensione, letteralmente. È un momento magico che precede l’istante in cui comincio a muovere i passi prendendo la rincorsa per poi prendere il volo: ecco, quel mezzo secondo in cui sono in aria mi sento in totale simbiosi con il vento, è come se fossimo parte di un qualcosa di unico e di magico». Andy Diaz pronuncia queste parole con tono sognante e una gentilezza rara da riscontrare in questi tempi spesso frenetici: il portacolori delle Fiamme Gialle, classe 1995, ha dalla sua non solo un palmares di enorme prestigio – ha conquistato due titoli mondiali indoor nel salto triplo a cui si aggiunge anche il titolo europeo sempre al coperto e il bronzo alle Olimpiadi di Parigi – ma anche quel desiderio di mettersi sempre in gioco a prescindere da qualsiasi cosa, aspetto questo che rende ogni gara un’occasione per conoscere nuovi lati di sé di cui fare tesoro, fondamentali dentro e fuori le piste di atletica. Primatista italiano sia per ciò che concerne la dimensione indoor che quella outdoor, con le misure di 17,80 e 17,75, l’atleta di Fabrizio Donato – esponente storico dell’atletica nostrana nonché ex primatista italiano del salto triplo – è pronto a dare il meglio di sé in questo 2026 che si prospetta ricco di eventi di rilievo, accompagnato come sempre dall’amore per quello che fa e dalla consapevolezza che l’atletica va al di là del raggiungimento di obiettivi prestigiosi da ma rappresenta soprattutto un esercizio di libertà e di conoscenza interiore grazie a cui non smettere mai di sperare, nemmeno nei frangenti più delicati.

Andy quando nasce la tua passione per l’atletica e per il triplo?

La mia passione per l’atletica nasce intorno agli otto-nove anni, quando ancora ero a Cuba e mia madre mi portò in un campo di atletica per far sfogare un po’ la mia vivacità e il mio desiderio di giocare all’aria aperta. Ho sempre amato muovermi, già da piccolo ero molto attivo ed energico. Un ruolo importante ha sicuramente avuto mio cugino Osniel Tosca, ottimo triplista: ecco, il mio primo obiettivo è stato proprio quello di batterlo e di diventare così il più forte della famiglia (sorride). Fortuitamente ci sono riuscito e da quel momento in poi ho cercato di migliorarmi sempre di più.

Nelle categorie giovanili hai provato anche altre gare che ti appassionavano?

Assolutamente sì, ho provato davvero tutte le specialità compreso il mezzofondo, mettersi in gioco soprattutto quando si è piccoli in tante prove può essere molto costruttivo e stimolante. Tra le tante specialità che facevo, oltre al salto triplo e al salto in lungo che erano sin da subito i miei pezzi da novanta, mi piaceva parecchio il salto in alto, gara che mi ha sempre divertito.

Che ricordo hai del tuo esordio in maglia azzurra?

Il mio esordio con la maglia azzurra è avvenuto nel 2024 alle Olimpiadi di Parigi, è stata una prima volta incredibile e che ogni atleta sogna. È una gara che non dimenticherò mai, ho aspettato questo appuntamento con tantissima emozione. Non nascondo di aver provato tensione visto il contesto, seppur io ami tantissimo gareggiare affrontare un’Olimpiade non è facilissimo. Le Olimpiadi di Parigi sono state molto importanti per la mia carriera, mi hanno permesso di farmi conoscere e di mettermi in mostra a livello mondiale. Ero talmente emozionato che non mi sono goduto appieno il momento, detto francamente non sono nemmeno soddisfatto pienamente del risultato ottenuto anche se vedo comunque il bicchiere mezzo pieno essendo salito sul podio in uno scenario simile, dando comunque il massimo in quella circostanza. Inoltre, la medaglia ottenuta mi ha dato ancora più fame di vittoria e desiderio di emergere.

Quanto è importante per te la figura di Fabrizio Donato e quali sono gli insegnamenti più preziosi che ti ha trasmesso in questi anni?

Fabrizio per me è una figura importantissima, sia dal punto di vista prettamente sportivo e tecnico che umano. Lo conoscevo già da quando stavo a Cuba, ci siamo anche incrociati ai Mondiali nel 2018 e in quell’occasione andò meglio di me. Fabrizio era ciò di cui avevo bisogno, è in grado di gestire un atleta in maniera impeccabile, per me è sempre stato un esempio di perseveranza e longevità unico, la sua carriera lo dimostra nitidamente avendo gareggiato oltre i quarant’anni. Mi dà quotidianamente molta fiducia, grazie alle tante esperienze che ha affrontato e da cui ha tratto insegnamenti preziosi che a sua volta è in grado di trasmettere.

Tra dimensione indoor e quella outdoor quale preferisci?

Devo essere sincero mi piacciono molto entrambe, alla fine non noto particolari differenze. Sino a ora ho reso meglio alle indoor ma credo che dipenda soprattutto perché alle gare outdoor non ho trovato ancora le condizioni climatiche ottimali, quelle fanno la differenza senza dubbio. Ecco, confrontando le gare indoor con quelle outdoor, probabilmente nelle gare all’aperto si respira un clima di maggiore energia e questo consente di avere un grande entusiasmo che in gara ti dà una spinta in più.

Nel 2025 hai ottenuto il titolo europeo e il titolo mondiale al coperto rispettivamente ad Apeldoorn e a Nanchino, ottenendo anche il nuovo primato italiano di 17,80: cosa hanno rappresentato per te queste due vittorie?

Queste due vittorie, sino ad ora, rappresentano le due imprese più belle della mia carriera. Venivo da un periodo difficile, a causa della pubalgia che mi trascinavo dalle Olimpiadi di Parigi. Nonostante questo, insieme al mio tecnico Fabrizio Donato non ci siamo persi d’animo e abbiamo lavorato giorno dopo giorno per arrivare al meglio nonostante i problemi fisici: queste due gare mi hanno temprato notevolmente a livello mentale, dandomi ulteriore motivazione per il futuro.

Quest’anno hai ottenuto a Torun il tuo secondo titolo mondiale indoor: come hai vissuto questo momento in cui ti presentavi da favorito?

È stato un momento magico, ho vinto il mio secondo mondiale davanti a mia nonna che era presente quindi non posso che essere felicissimo. Credo proprio che questo mio secondo titolo mondiale indoor sia la mia seconda gara più bella di sempre, tenendo conto che non era il nostro focus e non rappresentava l’obiettivo principale della nostra stagione. Ci siamo arrivati con molta calma e attenzione, dovendo fare i conti sempre con i problemi fisici che mi sono portato appresso. Volevamo comunque provare a vedere cosa poteva accadere, nel momento in cui abbiamo visto che le condizioni fisiche miglioravano settimana dopo settimana abbiamo capito di poter provare a dire la nostra. Già ai Tricolori indoor mi ero accorto di stare bene, siamo arrivati ai Mondiali sereni senza fastidi e questo mi ha tranquillizzato parecchio. Una volta raggiunta la qualificazione in finale ero pronto a giocarmi tutte le mie carte e fortunatamente sono riuscito in questo intento, salendo sul gradino più alto del podio per la seconda volta consecutiva.

Quando esordirai all’aperto per quel che riguarda il 2026?

Esordirò il 4 giugno al Golden Gala a Roma, non sto più nella pelle. È uno scenario prestigioso dove cercherò di lasciare il segno. Dopo i Mondiali al coperto non ci siamo fermati, continuando gli allenamenti con massima attenzione: sto bene, siamo ancora in fase di carico pronti per arrivare al meglio agli appuntamenti principali della stagione.

Ci sono altri sport che ti piacciono e che segui oltre all’atletica?

Assolutamente sì, amo molto lo sport, anche se essere spettatore non mi fa impazzire preferisco decisamente gareggiare (sorride). Amo molto la formula uno, ho avuto il piacere di vedere alcune gare nei circuiti di Imola e del Mugello, è stata un’emozione fortissima. Mi piace anche la pallamano, la pallavolo e la pallacanestro. Seguo anche il tennis, soprattutto quando gioca Sinner di cui sono tifoso e che ammiro come persona e come atleta.

Crediti: La foto di copertina appartiene a GRANA/FIDAL

 

Immagine di Mattia Lasio

Mattia Lasio

Mattia Lasio è un funambolo della parola. Si alterna tra prosa, rime, articoli, racconti e molto altro che presto sarà chiaro. Cagliaritano classe 1995, si occupa di sport, cultura, spettacoli con gli occhi ben aperti su una quotidianità buffa che racchiude mille storie, apparentemente, celate.

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