La curiosità di conoscere e la capacità di cogliere nuovi stimoli si captano subito dal suo sguardo vivace e attento ai dettagli, così come un’empatia autentica frutto della consapevolezza di chi sa che ogni persona incontrata sul proprio cammino sa lasciare qualcosa di cui fare tesoro. Manuela Caddeo, cagliaritana classe 1976, è la nuova presidente della Fidal Sardegna, la prima donna nella storia del comitato regionale. Eletta con ben 1248 voti l’8 novembre dello scorso anno, contro gli 818 di Fabrizio Fanni, l’ex velocista del Cus Cagliari è la nuova guida di un intero movimento che negli anni ha vissuto momenti di grande intensità così come istanti più complessi. Un ruolo fondamentale, dove le responsabilità sono molteplici così come le idee per poter continuare a crescere stagione dopo stagione all’insegna di un dialogo costruttivo e stimolante.
«Cinque anni fa», racconta in una sera di fine aprile nella sede della Fidal Sardegna in via Monti a Cagliari, «sono entrata nel consiglio del comitato sardo, stimolata dall’esperienza del Cus Cagliari, squadra in cui per tanti anni ho militato da atleta e di cui sono vicepresidente, con cui da dieci anni a questa parte abbiamo intrapreso un cammino importante di rinnovamento e di rinascita che ci ha permesso di aprirci sempre di più. Volevo capire come funzionava il tutto, osservare da dentro la federazione e capirne il meccanismo. È stata sicuramente un’esperienza formativa che mi ha permesso di avere le idee chiare sui passi da compiere».
La scelta di mettersi in gioco in prima persona per la carica di presidente della Fidal Sardegna è arrivata al termine di un’attenta riflessione. «Ho preso questa decisione intorno al mese di agosto del 2025», ricorda, «dopo averci riflettuto con molta attenzione, consapevole dell’importanza di una scelta di questo tipo. In quel momento mi trovavo al mare e le decisioni più importanti le ho sempre prese traendo ispirazione dal mare e dalla sua forza evocativa. È stato fondamentale confrontarmi con le persone del gruppo ‘’Cresciamo Insieme’’ con cui mi sono candidata ovvero Giorgio Fenu, Fabrizia Carboni, Paolo Marcetti, Dimitri Pibiri, Anna Paola Putzu, Gian Piero Diana, Ignazio Sagheddu e Gianfranco Sechi che mi hanno stimolato e supportato in questo progetto». Un progetto che della collaborazione e dell’ascolto reciproco fa caposaldo. «Da quando sono stata eletta», aggiunge, «abbiamo già convocato sette consigli proprio per confrontarci costantemente, elaborare nuove idee e capire come muoverci. Credo, ora più che mai, che proprio la capacità di ascoltare tutti i punti di vista sia fondamentale per poter crescere costantemente senza mai adagiarsi».
Il percorso di Manuela Caddeo si nutre di molteplici esperienze, sportive e accademiche: ha conseguito la laurea in Scienze Naturali e successivamente la laurea triennale in Scienze Motorie, tra le due lauree ha ottenuto anche il Diplome d’Université de ‘’Préparation Phisique’’ all’Université de la Bourgogne a Dijon in Francia. Insegnante di sostegno, il suo cursus honorum sportivo parla chiaramente: più volte campionessa italiana universitaria, ha indossato la maglia della nazionale in occasione dell’European Youth Olympic Festival, delle Gymnasiadi, dei campionati europei Juniores, delle Universiadi, dei campionati mondiali under 20 e dei campionati europei Under 23. A livello cronometrico, ha tempi di rilievo come 11’’7 sui 100, 24’’40 sui 200 e 54’’36 sui 400 per ciò che concerne le gare outdoor, mentre nelle gare indoor ha un personale di 24’’87 sui 200 e di 56’’39 sui 400. A distanza di tanti anni, detiene ancora il record sardo assoluto della staffetta 100-200-300-400, siglato nel 1989 a Carbonia insieme alle compagne del Cus Cagliari Pusceddu, Moro e Faedda, e quello della 4×400 stabilito nel 1994 a Oristano insieme a Manconi, Zuddas e Scanu.
«Ho iniziato a correre quando avevo 14 anni circa, ero al primo anno del Terzo Istituto Commerciale Eva Mameli Calvino», ricorda. «All’epoca giocavo a basket alla Johannes, sport che ho sempre amato tantissimo e che rappresenta ancora oggi una mia grandissima passione. Il mio professore di educazione fisica di allora ovvero Pompilio Bargone mi fece fare alcuni test sui 30 metri e notò in me del talento. Successivamente presi la decisione di concentrarmi sull’atletica. Nonostante ciò, il basket come dicevo ha sempre continuato ad appassionarmi e mi ha trasmesso l’importanza del lavorare in gruppo e del sapermi confrontare con le persone con cui di volta in volta mi interfacciavo». Nel suo percorso di crescita come atleta, un ruolo di fondamentale importanza ha avuto il suo allenatore Pompilio Bargone. «Pompilio mi ha seguito per tanti anni, abbiamo avuto un rapporto intenso, di amore e odio come è normale che sia avendo due caratteri forti entrambi. È stato per me una grande guida e mi ha insegnato davvero a non darmi mai per vinta e a non mollare mai, anche quando le circostanze sembrava giocassero nettamente a mio sfavore».
Giacca celeste, maglietta bianca, scarpe sportive e pantaloni blu scuri, capelli media lunghezza con i colpi di sole, ironia immancabile mai sopra le righe: Manuela Caddeo parte dall’atletica per abbracciare molteplici argomenti, sempre animata da quello spirito curioso che la contraddistingue, aperta alle novità senza mai assumere un atteggiamento giudicante: si parla dell’importanza del ruolo dell’insegnante, della figura dell’intellettuale partigiano Giaime Pintor, della maternità, di letture che lasciano il segno e di quanto sia importante un elemento come quello della diversità in una società che, troppo spesso, tende ad appiattirsi perdendosi in luoghi comuni e voci di corridoio prive di valore. Chiarezza, determinazione, fiducia nel domani: questi sono i suoi marchi di fabbrica, a cui si aggiunge anche una profonda consapevolezza dell’essere cittadina. «La costituzione italiana», conclude, «per me rappresenta un grandissimo punto di riferimento, in grado di offrire spunti di riflessione fondamentali in ogni ambito. In lei vedo tutti i valori in cui credo e che per me sono insostituibili: è chiara, netta, non si perde in orpelli fini a se stessi. È una guida preziosa che non bisogna dare per scontata, facendo tesoro dei suoi insegnamenti di grande valore etico e morale».



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