Lucio Corsi e l’importanza della sensibilità in ”Volevo essere un duro”

La malinconia, il sentirsi inadeguati in un mondo che non sa ascoltare e che premia, troppo spesso, chi è strafottente nei confronti del prossimo. Al contempo, però, anche la consapevolezza che le proprie fragilità e la propria sensibilità non sono delle pecche bensì un’arma preziosa di cui fare tesoro. Tutto questo è racchiuso nel quarto disco ufficiale di Lucio Corsi ‘’Volevo essere un duro’’, costituito da nove tracce, pubblicato il 21 marzo del 2025 dalla Sugar Music. Un disco pienamente maturo, sotto il profilo musicale oltre che contenutistico, trainato dal successo del brano sanremese ‘’Volevo essere un duro’’, titletrak dell’album, posizionatosi al secondo posto e vincitore del premio della critica Mia Martini. Un disco che si avvale della preziosa collaborazione come coautore e produttore di Tommaso Ottomano e, sempre per quel che riguarda l’aspetto produttivo, di Antonio ‘’Cuper’’ Cupertino.

Il trentaduenne cantautore grossetano apre il suo nuovo album con ‘’Tu sei il mattino’’, dove descrive la magia del periodo del liceo e delle prime volte indimenticabili legate a quel periodo della vita. Il brano rappresenta la presa di posizione di chi sa guardare oltre in un mondo pieno zeppo di gente che non sogna. Si prosegue con ‘’Sigarette’’, brano dalla dolcezza mai melensa in cui si afferma che «per stare soli servono carezze», creando un’immagine profonda di contrapposizioni che però sanno ben amalgamarsi l’una con l’altra. È poi la volta dell’iconica titletrack il cui senso più pregnante viene racchiuso dalle parole: «quanto è duro il mondo per quelli normali».

‘’Francis Delacroix’’ è il brano dedicato all’amico fotografo Francesco Cerutti, uno storytelling elegante con un accompagnamento di chitarra semplice ma performante. In ‘’Let there be rocko’’ troviamo ancora uno storytelling, che riporta all’adolescenza, le sonorità sono quelle del rock incalzante, non manca l’ironia pungente. Un altro storytelling si trova ne ‘’Il re del rave’’, in cui la melodia data dalla chitarra elettrica conferisce al tutto un’atmosfera struggente che traspare anche in ‘’Situazione complicata’’, traccia nella quale si parla di un amore impossibile e, proprio per questo, così prezioso e speciale.

Il gran finale è all’insegna di ‘’Questa vita’’ dove Corsi canta con pathos: «siamo talmente tante ombre diverse che formiamo un arcobaleno» e con ‘’Nel cuore della notte’’, una ballata dove l’artista afferma con risolutezza: «non dichiariamo ancora la resa», dando vita a una ballata piano e voce in cui emerge sempre la dimensione narrativa – che caratterizza tutto il progetto – in cui Lucio Corsi è perfettamente a suo agio. La bellezza di un lavoro come questo sta nella capacità di Lucio Corsi di ricordare che, per essere forti, non c’è bisogno di cedere alla logica machista imperversante ultimamente e tantomeno occorre comportarsi da spacconi. Ciò che occorre è, semplicemente, essere se stessi, nel bene così come nel male, ricordandosi – come diceva il celebre psicoanalista svizzero Carl Gustav Jung – che «dove c’è paura, lì sta il compito». Il compito di rimanere ciò che si è, senza mai vergognarsi dei propri dubbi e delle proprie paure.

Immagine di Mattia Lasio

Mattia Lasio

Mattia Lasio è un funambolo della parola. Si alterna tra prosa, rime, articoli, racconti e molto altro che presto sarà chiaro. Cagliaritano classe 1995, si occupa di sport, cultura, spettacoli con gli occhi ben aperti su una quotidianità buffa che racchiude mille storie, apparentemente, celate.

GUARDA ANCHE