Ndanka Ndank – La felicità in movimento

Mi trovo a Dakar, nel cuore del Senegal, cullato dai profumi e dai suoni di Mama Africa.

È notte e mi trovo nella mia camera d’albergo.

Grazie a questo reportage, alle sensazioni e alle storie che sto vivendo e conoscendo, penso. Costantemente.

Penso al significato che questo viaggio mi sta lasciando, alle emozioni che mi sta trasmettendo e alle considerazioni che mi sta permettendo di trarre.

Penso che siamo circondati dalla paura di fallire, paura del giudizio degli altri.

Questo ci paralizza: spesso confondiamo i segnali, se qualcosa ti rende insoddisfatto si prova a non pensare.

Drogandoti di acquisti, possedere cose che non ci servono per provare a sedare quella mancanza di felicità.

Oppure fare di uno sport, di un hobby, dei Social network o anche dei videogiochi l’unica ragione di vita.

Queste ossessioni finisco per intossicare i rapporti umani, lasciando le persone profondamente tristi e insoddisfatte.

Qui in Senegal manca totalmente il concetto di “avere”, di “acquisto compulsivo”, di “usa e getta”.

Qui tutto ciò che si può aggiustare si aggiusta, si ricicla, gli si dà nuova vita.

Sai perché?

Perché ci si ricorda quanto sono importanti i valori “classici”: l’affetto, la solidarietà, il senso di unione, di comunità, di appartenenza.

Quante volte ci è capitato di vedere rapporti umani che funzionano in base alla convenienza, di vedere persone trattate come gli oggetti che circondano la nostra quotidianità: una volta terminato l’uso, passata la moda, al primo problema, la soluzione più semplice e facile è buttare e non provare neanche ad intervenire, ad aggiustare, a riparare.

Capire cosa non ci fa stare bene e provare a cambiarlo dovrebbe essere alla base della nostra esistenza.

Ti faccio un esempio pratico: se hai un lavoro che non ti piace e aspetti il sabato sera o i giorni di festa per tornare a vivere, probabilmente dovresti cambiare.

Se ci sono impedimenti concreti, puoi comunque provare a mettere in atto piccoli cambiamenti per migliorare la propria quotidianità.

Ciò che importa è superare la paura di fallire.

Personalmente, ho sempre trovato terapeutico, in questo senso, provare a trovare una lezione in ogni mio fallimento. È un atteggiamento che ti permette di affrontare meglio ogni insuccesso e fa passare quella tremenda paura di riprovarci, quella che ti paralizza.

 

In questa notte che profuma di infinito e di vita, sono riuscito a tracciare 4 lezioni di vita che ho imparato e che vorrei condividere con te, con voi.

 

1. I fallimenti dicono tanto su di te

I tuoi errori dicono tanto su di te, perché quando li hai commessi, non sapevi che erano errori. Credevi potesse funzionare, credevi fosse giusto e per questo motivo i tuoi errori dicono chi eri e chi sei.

Mostrano ciò che desideravi e ciò che ti spaventava, le persone che cercavi e quelle da cui volevi scappare. Dicono moltissimo su ciò che ti rende felice e ciò che invece ti deprime.

C’è un timore diffuso a parlare apertamente dei propri errori, come se fossero una brutta cicatrice da nascondere In questa società dominata dalla competitività, c’è da vergognarsi di essere il secondo classificato, figuriamo di aver sbagliato.

Crediamo che niente sia peggio di una sconfitta e così cancelliamo il ricordo dei nostri errori. Non ci ripensiamo mai, non ne parliamo, non li condividiamo, non li ammettiamo. E così finiamo per ripeterli, senza sosta.

Ma ogni tanto dovremmo riavvolgere il nastro, anche se fa male. Rivivere le sensazioni che abbiamo provato quando abbiamo sbagliato, tornare indietro con la mente, versare lacrime e prendere appunti.

Perché le lezioni più importanti non le impariamo dai nostri successi, ma dai nostri errori.

 

2. Fallire è inevitabile quando non ti accontenti

Sai chi non sbaglia mai, ma proprio mai? Chi non ci prova.

È molto semplice: non è vero che nella vita puoi vincere o perdere, puoi anche pareggiare. Come nel calcio: ci sono squadre che attaccano e si prendono rischi nel tentativo di vincere. A volte vinceranno, a volte perderanno. Chi non ci prova mai, invece, si accontenta dello 0-0 e punta a sopravvivere anno dopo anno.

Ma la vita non è una partita di calcio. Nella vita voler “giocare” per un pareggio sicuro significa scegliere di non vivere a pieno delle proprie potenzialità. Vuol dire sprecare il proprio tempo su questa terra ad accontentarsi, sempre e comunque.

Se invece scegli di rischiare e inseguire progetti e sogni che ti porteranno lontano dalla strada battuta e da tutte le sicurezze del caso, qualche volta fallirai. Cadrai e ti farai male, perché i fallimenti sono inevitabili quando non ti accontenti. Ma a lungo andare, oltre a qualche sconfitta, ci saranno anche tante vittorie, quelle che chi gioca per pareggiare non assaporerà mai.

In Senegal le persone rischiano per la loro felicità, rischiano con la consapevolezza che, se non lo fai, non potrai mai aver detto (o anche solo pensare) di averci provato. Sarebbe soltanto un alibi, un’armatura da indossare per difendersi, una maschera che cela la tua vera essenza.

Rischia ogni tanto, non avere paura. Rischia di essere felice.

 

3. Fallire ti fa scoprire di cosa sei davvero capace

Se c’è una cosa che ho imparato dai miei fallimenti è che ogni volta che cadi scopri di valere molto più di quanto pensassi. Può sembrare assurdo, perché fallire dovrebbe proprio farti pensare il contrario, ovvero di esserti sopravvalutato.

La verità è un’altra: solo quando tocchi il fondo capisci veramente quanta forza hai. D’altronde è facile credere di non essere abbastanza quando va tutto bene e non hai nessuna sfida davanti a te. La noia prende il sopravvento, tutto è scontato, e in quei casi rischiare di mettersi in gioco ti sembra un’impresa impossibile.

Ma quando invece ti sei buttato e sei caduto, a quel punto non hai scelta: o sprofondi o ti rialzi. E ogni volta che ti ritrovi a sbattere la faccia contro i muri che la vita ti mette davanti, ti rialzi. Così capisci di valere molto più di quanto credessi e di avere molta più forza dentro di te.

Una consapevolezza che ti porti dietro anche quando le cose vanno bene, ecco perché spesso le persone che hanno fallito sono anche le più intraprendenti: perché se sono riusciti a uscire da certe tenebre, per loro cambiare completamente vita è un gioco da ragazzi.

 

4. A volte i fallimenti sono una benedizione

Non puoi sapere se ciò che oggi ti fa disperare non si rivelerà una benedizione un domani.

Fino a qualche anno fa vivevo una situazione di profondo cambiamento lavorativo, l’azienda con cui ero cresciuto, stava cambiando. Non rispecchiava più i miei valori.

Era il mio posto fisso dall’ottimo stipendio. Tutti mi consigliavano di non lasciare quel lavoro, ma io non ero Felice.

Mi decisi ad abbandonare tutto, fondare da zero Galleria Progetti

Attualmente ci lavoriamo in 8 (tutti molto indipendenti) e abbiamo altrettanti freelance che collaborano con noi.  Ho seguito la mia passione per la Comunicazione il Marketing e la Consulenza Aziendale.

Tutto questo è in continua evoluzione.

Quando pensi di aver fallito, di non aver più carte da giocare, fermati un secondo e ragionaci. Analizza bene quali sono stati i tuoi passi precedenti e quali saranno i prossimi, verso quale direzione vuoi puntare la bussola della tua vita.

Una volta fatto, parti. Senza alibi, con il coraggio e la determinazione, con la motivazione e la passione

 

Altri cambiamenti potrebbero arrivare a mescolare le carte, proprio lì dove pensavi di essere al sicuro.

Nel mio caso sono stati quelli affettivi, grazie a questo cambiamento che inizialmente è stato; traumatico, anche se il termine vi assicuro è riduttivo.

Oggi sono in Senegal a raccontare e scrivere per GPReport®, la testata giornalistica fondata grazie alla passione del racconto.

Proprio grazie a questa passione ho scoperto posti che non avrei mai visto, assaggiato cibi che non avrei mai mangiato ma soprattutto ho conosciuto persone fantastiche: alcune resteranno nella mia vita, altre le porterò sempre nel mio cuore.

Ci ho messo mesi per capire quale fosse la direzione giusta per me, ma non sono mai stato fermo.

In Senegal c’è una filosofia che si può riassumere con due parole: “Ndanka ndank” che vuol dire “piano piano”.

Quello che occorre, quello che vuoi, capita. Senza fretta, senza affanno, senza ammazzarsi, restando in continuo movimento. Le situazioni, vedrai, arriveranno. Ci saranno momenti che ti sceglieranno per essere vissuti, libri che ti adotteranno e che ti aiuteranno a trovare risposte alle tue domande, persone che piomberanno magicamente nella tua vita, quasi fossero apparse dal nulla.

Vivi il momento nell’istante in cui sta capitando. Guarda i segnali, osserva i movimenti e ascolta le vibrazioni. Non pianificare troppo, non organizzare troppo: resta con le antenne ben tese e troverai la giusta direzione, le giuste coordinate.

Le coordinate della mia felicità erano altre.

Non vivere i fallimenti come un dramma. Dai tempo al tempo, aspetta prima di giudicare.

Luca Baghino

Luca Baghino

Siamo costantemente in viaggio. Io ho scelto di esserlo praticamente e non solo metaforicamente. È meraviglioso varcare confini, lasciarsi andare dentro altre culture, scoprire provvisorietà di ciò che avevo scambiato per definitivo. Il viaggio è un investimento sulla propria felicità

GUARDA ANCHE

Riproduci video