La vita può essere buffa e beffarda. Ha ritmi tutti suoi, le persone cercano di seguirli e di stare loro appresso ma non sempre riescono in questo. Forse, la bellezza della vita sta proprio nel fatto che non può essere spiegata, per quanto ci si provi. Farlo, per quanto utile, è una gran fatica che non sarebbe poi così male risparmiarsi. Jean-Claude Izzo lo sapeva bene e tutto questo sembra proprio emergere dalla sua raccolta di racconti, sette per l’esattezza, intitolata ‘’Vivere stanca’’ pubblicata per la prima volta nel 1998, due anni prima della morte dell’elegante e talentuoso scrittore francese, che in Italia è approdata negli scaffali delle librerie nel 2001 pubblicata dalla casa editrice Edizioni e/o, arricchita dalle malinconiche illustrazioni di Joëlle Jolivet. Prendere in mano questa raccolta di racconti di Izzo è fondamentale per tanti motivi ma soprattutto perché consente di cogliere appieno il suo legame con la propria città ovvero Marsiglia, il suo amore per il mare e gli insegnamenti che sa trasmettere e, soprattutto, la capacità dell’autore di descrivere con dolcezza e garbo la crudeltà della vita. Una vita che forse non sarà mai possibile capire del tutto.
Izzo è considerato unanimemente l’esponente più autorevole del genere letterario noto come ‘’noir Mediterraneo’’ e da questa raccolta di brevi racconti si intuisce perché: la sua penna, in grado di creare romanzi di spessore assoluto come ‘’Casino totale’’, ‘’Chourmo’’, ‘’Solea’’, ‘’Marinai perduti’’, ‘’Il sole dei morenti’’ oltre che a raccolte di poesie e di saggi tra cui spicca ‘’Aglio, menta e basilico’’, sembra in totale simbiosi con la sua città natale Marsiglia e con quel mar Mediterraneo che in ogni sua opera ritorna. Ogni frase scritta da Jean-Claude Izzo, dal percorso di vita poliedrico e con tante esperienze alle spalle come quella di libraio e di giornalista, evoca scenari marinareschi, conduce nelle vie marsigliesi, nelle sue periferie, nei suoi parchi, nei suoi porti malinconici dove tante persone si sfiorano senza incontrarsi mai del tutto. La bellezza della sua scrittura sta proprio in questa raffinatezza narrativa non ostentata ma semplice e naturale, proprio come dovrebbe essere ciò che è veramente bello, senza alcuna forzatura.
Una bellezza che traspare appieno dalla raccolta ‘’Vivere stanca’’ che, a ottant’anni esatti dalla nascita di Izzo e a un quarto di secolo dalla sua scomparsa a soli 54 anni a causa di un cancro al polmone, è fondamentale prendere in mano così da cogliere realmente lo spessore narrativo di uno dei talenti più autentici e istrionici della letteratura di tutti i tempi. Ad aprire la raccolta ci pensa il racconto che a essa dà il titolo ovvero ‘’Vivere stanca’’ in cui si narra l’amore infelice e tormentato dalla cantante Marion e del marinaio Théo, nato casualmente durante una notte movimentata all’insegna di alcool e droga, in un locale dalle atmosfere jazzate e soffuse. Marion ama Théo, lo ama come non ha mai amato nessuno, al contempo ha dubbi su di lui perché teme che possa abbandonarla una volta salpato verso altri lidi. Théo ama alla stessa maniera Marion ma ha timore di soffrire a causa di questo amore difficile e dai tratti angoscianti. Théo è un uomo perduto, come Marion, entrambi perdenti in questa continua contesa chiamata vita dove, troppe volte, sono gli animi sensibili ad avere la peggio. Il loro amore non avrà un lieto fine, non vedrà la luce del giorno: poco prima del sorgere dell’alba, mentre sono in procinto di salutarsi, Marion sparerà a Théo per poi togliersi la vita lei stessa. Entrambi moriranno e solo così resteranno uniti per sempre e potranno vivere, in un mondo che non è dato conoscere a chi vive, il loro amore.
Il secondo racconto si intitola ‘’Aspettando Gina’’ e narra la storia dell’affascinante Giovanni, innamorato di Gina, ragazza di appena diciannove anni, con cui non riesce a costruire un rapporto, mostrandosi al contempo incapace di legarsi a qualsiasi altra donna. Le vicende si svolgono nella suggestiva rue d’Aubagne a Marsiglia, proprio come in ‘’Vivere stanca’’, una delle vie principali del quartiere popolare di Noailles. Izzo scandaglia l’animo di Giovanni, un giovane uomo inquieto che non riesce a trovare una serenità stabile, vittima del suo stesso fascino e dalla nomea di ‘’Casanova’’ che gli hanno affibbiato. Lo definiscono come un uomo da amare ma non da sposare e con questa nomea è costretto a farci i conti giornalmente. Così come giornalmente deve fare i conti con il suo amore per Gina e un rapporto che lui stesso definisce come un qualcosa che non appartiene all’ordine delle cose umane. Una vera e propria guerra, una guerra d’amore dove i loro corpi prima o poi finiranno per cedere, cadendo a terra sfiniti. L’amore è il fulcro attorno a cui ruota questo secondo racconto e, a riguardo, colpiscono le parole usate da Izzo per descriverlo: «Ogni amore», scrive l’autore, «si porta dietro menzogne e verità. E ogni volta un pezzetto di menzogna di una storia d’amore incontra un pezzetto di verità di un’altra storia d’amore. Si uniscono, una e l’altra. E ad altre ancora».
Dall’amore ci si sposta al tema della violenza con il terzo racconto ‘’Cane notturno’’, il più cupo della raccolta, con un finale enigmatico dal quale si intuisce un finale amaro. Il protagonista è un uomo di nome Gianni, ex sovversivo che a causa del suo passato burrascoso è stato costretto a lasciare l’Italia trovando asilo a Marsiglia, dove esercita la professione di traduttore. Per quanto sia riuscito a ricominciare, grazie a un amore intenso con Fabienne da cui ha avuto anche un figlio, voltare pagina per lui sembra impossibile e la violenza che ha conosciuto in passato e che a sua volta ha praticato ritorna di colpo nella sua vita in una notte apparentemente come tante tante altre, in cui incontrerà due giovani – di cui uno è uno skinhead – che attaccano briga nei suoi riguardi per poi farlo aggredire brutalmente dal loro cane. Una sorta di contrappasso, che getta Gianni nell’oscurità più assoluta e che mostra quanto la realtà possa essere crudele e difficile.
La violenza emerge prepotentemente anche dalle pagine del quarto racconto ovvero ‘’Falsa primavera’’, il più crudo tra i sette contenuti in essa, dove si affrontano temi come la violenza e il razzismo, oltre al dolore per la separazione dal proprio figlio, senza dimenticare argomenti come l’emigrazione e la difficoltà nell’integrarsi in un contesto nuovo e ostile. Il racconto è ambientato sempre a Marsiglia al parco Borely, uno dei più longevi della città ricco di anatre, cigni e pavoni, e ha per protagonista Osman un uomo proveniente dall’Anatolia costretto ad abbandonare il suo paese in cerca di una vita migliore altrove. Osman è un uomo affranto e deluso dalla vita, una vita dura nei suoi confronti e resa ancora più triste dal fatto di non aver visto crescere il proprio figlio. Troverà un briciolo di conforto nelle chiacchierate al parco con Jocelyn e i suoi bambini ma anche questa sarà una gioia effimera perché Georges, brutale marito di Jocelyne, fraintenderà i suoi atteggiamenti, lo accuserà di essere un pedofilo e lo aggredirà pubblicamente, malmenandolo con una rabbia inaudita, sotto gli occhi dei passati che non solo non interverranno ma addirittura prenderanno parte in prima persona all’attacco feroce nei confronti di Osman.
La capacità di Jean-Claude Izzo di toccare le corde più intime dell’animo delle persone emerge appieno nel quinto racconto vero ‘’In fondo al molo’’, il più struggente della raccolta, nel quale si affronta il tema della disoccupazione e del legame viscerale con il mare. Le vicende narrate sono quelle dello scaricatore Gérard che conosce i moli dei porti a menadito. È lui stesso a dirlo all’inizio della narrazione, affermando che i moli hanno sempre rappresentato tutta la sua vita. Una vita che, all’improvviso, ha preso una brutta piega a causa del licenziamento che lo ha letteralmente messo alle corde, costringendolo a fare il mendicante per racimolare qualche soldo. Gérard ha perso la direzione, passa il suo tempo a bere a più non posso nel bar di Jeannot, senza però riuscire a dimenticarsi del dolore dettato dalla sua situazione lavorativa. E, soprattutto, senza riuscire a dimenticarsi del mare che ha sempre fatto da sfondo alle sue giornate di lavoro e a tutti gli istanti della sua vita. Istanti che gli passano davanti quando arriva alla conclusione che i suoi sogni non combaciano più con i sogni di Marsiglia, prendendo amaramente atto dell’essere ormai straniero in quella che dovrebbe essere casa sua. A questo mondo dove sembrano contare solamente i soldi e la ricerca del denaro e di un compenso cospicuo, Gérard continua a preferire la bellezza malinconica del mare e i suoi profumi. E sarà proprio quel mare che ha tanto amato a fare da sfondo al suo suicidio, conclusione amara di un’esistenza di sacrifici mai ripagati.
Il sesto racconto, il penultimo della antologia, merita una menzione particolare in quanto tra i sette contenuti al suo interno è quello più speranzoso nonché l’unico a non essere ambientato a Marsiglia bensì a Nizza. Il suo titolo è ‘’Al Lume di Luna’’ e si caratterizza per riferimenti di spicco alla letteratura con richiami ad autori come Rilke, Giovenale, Virgilio, Ovidio, Marx, Rimbaud e Camus. Izzo crea un racconto dove si affrontano temi come l’amicizia e dove focalizza lo sguardo su quei contesti famigliari opprimenti che rischiano di diventare una vera e propria prigione. Le protagoniste sono due giovani amiche ovvero Aurore, fidanzata con il ribelle Bruno che sogna una vita senza padroni e per averla è pronto a rischiare tutto, e l’affascinante e malinconica Carole che è appena stata abbandonata dal proprio fidanzato Enzo. Se Aurore è più indecisa e ancora acerba, Carole ha già una identità definita e una consapevolezza piena della vita. Una vita che, come dice ad Aurore durante una chiacchierata, non è per niente facile. Una vita che non cambia nemmeno quando si decide di scappare, perché alla fine i propri demoni interiori tornano a farsi sentire. Aurore questo lo sa bene e soffre per le continue imposizioni del padre Felix che la inibisce e le impedisce di essere davvero se stessa. Sarà proprio l’incontro con Carole che le darà finalmente il coraggio per prendere la propria vita in mano e realizzare ciò che davvero desidera.
L’ultimo racconto si intitola ‘’Un inverno a Marsiglia’’ e vede come protagonista l’iconico e celebre personaggio di Fabio Montale, protagonista della trilogia di successo firmata da Izzo costituita dai romanzi ‘’Casino totale’’, ‘’Chourmo’’ e ‘’Solea’’. Il racconto, contenuto anche nella raccolta di saggi ‘’Aglio, menta e basilico’’ con il titolo di ‘’La cena di Fabio Montale, l’ex sbirro dei quartieri nord di Marsiglia”, affronta temi coma la sofferenza dei detenuti in carcere, una sofferenza distruttiva che porta anche a estreme conseguenze come nel caso della giovanissima Joëlle che, messa in galera dopo aver ucciso il suo fidanzato Akim, finirà per togliersi la vita. Un evento, questo, che ha segnato profondamente Fabio Montale che aveva previsto di andare a trovarla in carcere il giorno di Natale, idea questa che non ha mai visto una concretizzazione a causa della morte di Joëlle. In quest’ultimo racconto, Jean-Claude Izzo condensa tutta la sua poetica e le parole che usa per esprimere il proprio rapporto con il mare e Marsiglia sono di una dolcezza e intensità uniche: «Lasciai andare lo sguardo sul mare. Verso l’orizzonte. Non avevo ancora trovato niente di meglio per dimenticare le schifezze del mondo. Avevo voglia di perdermi in giro per Marsiglia. Nei suoi odori. Negli occhi delle sue donne. La mia città. sapevo che mi avrebbe sempre dato appuntamento con la felicità fugace di chi è in esilio. L’unica felicità che mi andava bene. Un bel regalo di consolazione». E se si parla di consolazione, con questa raccolta di racconti Jean-Claude Izzo è in grado di regalarla ai suoi lettori, a chi cerca un approdo e naviga in tempesta, a chi è consapevole che vivere stanca e pure tanto soprattutto di questi tempi. Ma, per quanto possa essere complessa, vale sempre la pena continuare ad amare questa vita, perdendosi magari nelle vie della città in cui ci si trova, cogliendo il valore di quelle piccolezze che sanno ancora scaldare gli animi dei sognatori e di chi cerca un po’ di pace.


