Il mercato di via Quirra, simbolo di Is Mirrionis

Le persone arrivano sin dalla mattina presto con l’apertura delle sette. Salutano un amico di vecchia data, fanno una breve sosta dagli ambulanti per poi entrare all’interno di quello che è molto più di un’attività commerciale. Già, perché il mercato civico di via Quirra a Cagliari, inaugurato il 19 marzo del 1986 e aperto dal lunedì al sabato dalle 7 alle 14, è un vero e proprio simbolo del quartiere di Is Mirrionis. È il ritrovo di chi vive nel quartiere e nei rioni vicini, come San Michele, Sant’Avendrace e Mulinu Becciu, è quell’attimo di convivialità quasi del tutto scomparsa al giorno d’oggi che, però, lì si può ancora assaporare appieno. C’è chi parcheggia la macchina nelle vicinanze e poi si incammina verso l’ingresso: la facciata è principalmente di color verde senape, con i lati grigi e giallo tenue, dotata di frangisole color rosso mattone, nella parte alta campeggia la scritta in stampatello, con lettere di colore blu cobalto, ‘’mercato comunale di via Quirra’’. A uno sguardo attento non sfugge che quelle lettere sembrano quasi toccare il cielo e giocare con le nuvole che scorrono leste, come se si sfiorassero.

Una volta dentro il mercato rionale, in cui vengono persone provenienti da tutta la città e non solo, al piano terreno dedicato al reparto Ittico con un’ala riservata alle carni suine e bovine, si trova Sandro Porceddu, 55 anni, nato e cresciuto a Is Mirrionis presente al mercato di via Quirra sin dalla sua inaugurazione trentanove anni fa. Ha capelli corti brizzolati, occhiali da cui si intravedono due occhi vivaci azzurri. Sentire le sue parole è un tuffo in un passato solo in apparenza distante. «Il vecchio mercato si trovava nella zona di Saint Tropez», racconta, «tra via Quintino Sella e via Monsignor Piovella. La mia è una passione per il commercio innata, lavoro sin da bambino e mi è stata trasmessa dalla mia famiglia che si occupava del commercio di carne. Io ho sin da subito coltivato anche l’amore per il mare, intuendo dall’inizio che il settore ittico poteva essere un ottimo ambito in cui investire». Dal 1986 al 2005 Sandro si è occupato di pollame per poi aprire il box riservato alla vendita del pesce tra il 2005 e il 2006. «È stata una bella sfida con me stesso, una scommessa che rifarei assolutamente», dice mentre incarta il pesce con entusiasmo, rapidità e spigliatezza. I clienti si fermano volentieri, c’è chi chiede le orate, chi le spigole e i calamari, altri ancora i polpi oppure la frittura e la burrida. Sandro accontenta tutti, svolgendo il suo mestiere con amore e rigorosità. «I miei capisaldi sono sempre stati tre», sottolinea, «ovvero la professionalità, l’onestà e la trasparenza. Questo approccio me lo ha trasmesso mio papà Antonio che mi ha insegnato a essere umile e ad avere sempre il sorriso, tenendo i problemi lontani dal lavoro». Un approccio che gli consente di lavorare in maniera precisa e meticolosa. «Bisogna sempre rinnovarsi senza mai adagiarsi sugli allori. Dietro il banco bisogna avere ‘’sangue’’ e mostrare personalità». Una personalità forte come la sua e come quella del quartiere in cui è cresciuto e in cui lavora. «Qui al mercato si coglie pienamente l’essenza di Is Mirrionis. Tra il quartiere e il mercato c’è un rapporto unico e di totale identificazione».

Al piano di sopra Sergio Medas sistema tutto ordinatamente nella sua macelleria, gestita insieme al fratello Andrea. Stretta di mano energica, 56 anni cresciuto anche lui a Is Mirrionis, e una concezione del commercio che va al di là della semplice vendita. Anche lui,proprio come Sandro Porceddu, è uno dei veterani del mercato essendo presente sin dalla inaugurazione quando aveva 18 anni. «Lavoravo già da prima, sin dai tempi del mercato di Saint Tropez», ricorda con il sorriso, «è una passione che mi è stata trasmessa dalla mia famiglia e che porto avanti ancora oggi». Pur essendo trascorsi tanti anni dall’inaugurazione, l’emozione è quella di quel primo giorno. «Eravamo consapevoli di essere in un certo senso dei pionieri, era una sfida importante. In via Monsignor Piovella eravamo in 22 operatori, con l’apertura del mercato di via Quirra siamo entrati in un contesto decisamente più ampio, ricordo che all’epoca c’erano ancora i banchi in marmo e lo spiazzo davanti al mercato dove parcheggiano le macchine era in sterrato». Dall’inaugurazione ai giorni nostri tanto è cambiato ma non l’amore di Sergio verso ciò che fa e verso il luogo dove lavora. «Fare il macellaio non significa solamente tagliare la carne, è un lavoro artigianale, dove si trasforma la materia prima con precisione. Farlo in un contesto come quello del mercato di via Quirra lo rende ancora più significativo: il mercato è stato sin da subito un punto di riferimento oltre a essere stato anche innovativo sotto tanti punti di vista. Qui a fare la differenza è il rapporto umano che abbiamo sempre coltivato. Qui dentro si socializza, non è un semplice punto in cui si viene a comprare».

Camminare all’interno del mercato, avente un’ampia superficie intorno ai tremila metri quadrati, è qualcosa che va oltre il soffermarsi sui prodotti di ottima qualità presenti. Camminare calcando quelle mattonelle in gres color ocra, rivolgendo lo sguardo ai muri piastrellati dalla tonalità acquamarina, vuol dire toccare con mano uno spirito di solidarietà e l’anima più autentica di un quartiere dove tra le persone si instaurano ancora legami solidi più forti del tempo che passa. Per accorgersi di ciò basta tornare al piano terreno e osservare i signori più anziani, ma anche i giovani, che sorseggiano un buon caffè al bar di Luca Bevere, 53 anni nato e cresciuto nel quartiere, uno dei volti storici del mercato in cui lavora da vent’anni. La simpatia e la gentilezza da Luca sono di casa, andare nel suo bar è l’occasione per scambiare due chiacchiere e parlare di qualunque cosa, da ciò che si è fatto nel fine settimana, sino al Cagliari Calcio passando per gli impegni giornalieri di ciascuno. «Ricordo benissimo il mio primo giorno qui al mercato», le sue parole, «è stato un momento bellissimo vissuto con grande euforia ed emozione. Sin da allora ho sempre lavorato con impegno e umiltà, elementi che non devono mai mancare nel contatto con il pubblico che è la cosa che amo di più del mio mestiere». Proprio il contatto con il pubblico rappresenta la parte più bella e intensa della sua professione. «Lavorando al bar in un contesto come il mercato si conoscono tantissime persone, ognuna con la propria storia di vita. Parlare con loro è un arricchimento umano enorme, ascoltare chi viene al bar e dialogarci è fondamentale: la gentilezza, il buonumore e un bel sorriso quando li si accoglie sono dei balsami per l’anima e migliorano le giornate delle persone». Proprio questo spiccato senso di umanità che traspare dalle sue parole caratterizza pienamente il mercato di via Quirra. «Il mercato e il quartiere hanno un’alchimia unica, questo è davvero un punto di ritrovo speciale. Essere nato e cresciuto qui per me è motivo di orgoglio, vivere a Is Mirrionis vuol dire davvero fare parte di una grande famiglia». Una grande famiglia, ecco come può essere definito il mercato di via Quirra: una famiglia dove l’empatia e la genuinità contraddistinguono ciò che si fa e dove i commercianti che ci lavorano non sono semplicemente dei venditori bensì, come direbbe il celebre poeta e scrittore turco naturalizzato polacco Nâzim Hikmet nella sua fiaba ‘’Ninnananna a mio figlio’’, persone creative come i costruttori, sapienti come filosofi e, soprattutto, artisti nel cuore.

Immagine di Mattia Lasio

Mattia Lasio

Mattia Lasio è un funambolo della parola. Si alterna tra prosa, rime, articoli, racconti e molto altro che presto sarà chiaro. Cagliaritano classe 1995, si occupa di sport, cultura, spettacoli con gli occhi ben aperti su una quotidianità buffa che racchiude mille storie, apparentemente, celate.

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