Momenti da vivere, momenti da interiorizzare, momenti da fare propri, da custodire, da cui cogliere il meglio e da cui trarre insegnamento. Momenti che, talvolta, sarebbe meglio scordare ma che, nonostante la sofferenza, aiutano a crescere, aiutano a conoscersi, aiutano a comprendere che la quotidianità non smette mai di sorprendere nel bene così come nel male. In entrambi i casi, è importante essere consci che lasciarsi andare non è mai la scelta giusta. Veronica Scano di tutto questo ne è consapevole e la sua nuova opera ‘’La città che mi cammina accanto. Poesie di strade, silenzi e ritorni’’, pubblicata nel febbraio del 2026 dalla casa editrice LFA Publisher, racchiude un percorso di vita umano e artistico ricco di sfumature che confluiscono in brevi componimenti in versi di grande intensità, arricchiti dai suoi disegni che li valorizzano notevolmente. Cagliaritana classe 1978, Veronica Scano è artista nel pieno senso del termine, in quanto capace di abbracciare l’arte sia dal punto di vista della scrittura che dell’immagine. Sono due ambiti che differiscono ma che al contempo si richiamano gli uni con gli altri e che l’autrice è in grado di fare propri legandoli indissolubilmente. I suoi sono disegni delicati, dotati di quella dolcezza che li rende a loro volta dei racconti quasi a sé, in cui è lieto immergersi e perdersi.
«Ogni verso è un invito. Se qualcosa ti chiama, entra. Lasciati accompagnare». Così Veronica Scano presenta la sua opera nell’introduzione, offrendo un monito prezioso: le esperienze, soprattutto quelle inattese, vanno vissute. Visceralmente, con forza, con passione. Anche a costo di sbagliare ma è proprio in ciò che risiede la loro magia e la loro bellezza più autentica. In ‘’Luce’’, con cui si apre la raccolta, descrive fili d’erba ghiacciati che pettinano le emozioni, ne ‘’Il suono che ascolta’’ ricorda che il suono delle parole non ha colore e non ha lineamenti ma nonostante ciò è un suono permeato di vita che è doveroso restare ad ascoltare. ‘’Il gesto che basta’’ è uno dei componimenti più significativi di questo nuovo lavoro, in cui traspare una maturità lirica sempre più definita e un processo di labor limae sempre più certosino, nel quale restano impresse parole come: «Certe volte ho paura, a volte la trattengo tra le dita come un battito fragile, per non farla cadere».
Paura che non deve essere totalizzante ma uno stimolo per andare oltre in un mondo che è un twist in cui è stupendo innamorarsi dell’impazzire come rimarcato ne ‘’L’amore nel silenzio’’. Degna di nota anche ‘’Visioni lunatiche’’ in cui sottolinea che le costellazioni sbagliate sono necessarie per orientarsi. Proprio così, orientarsi per andare alla ricerca non di una strada ma di un segno come affermato in ‘’Senza permesso’’. La passionalità del sentimento amoroso viene trattata in ‘’Alta marea’’ dove scrive: «L’amore ci cresceva addosso come una ferita luminosa. Era passione e paura, era il coraggio di restare anche quando l’acqua diventava scura». Restare per prendere consapevolezza di chi si è e di chi si vuole diventare, in modo da poter intraprendere un cammino proficuo di crescita. Un cammino ricco di esperienze racchiuso dalle parole di ‘’Descrivo me stessa’’ dove si legge: «in me vedo oggi una sposa di luce specchiata d’amore, custode segreta del mio stesso ardore». Il finale è sancito da due componimenti dove la brevitas fa da padrona in cui vengono racchiusi frammenti d’anima puri come orchidee: frammenti come ‘’Inizio’’ dove si puntualizza: «non torno indietro. Attraverso». Frammenti come ‘’Interezza’’ dove si conclude in maniera netta e decisa, all’insegna di una speranza incrollabile: «sono intera perché presente». Presente davanti al mondo, presente a ciò che si è nel profondo, presente alla vita e a un tempo da vivere con fede e fiducia senza mai cedere al tranello dell’arrendevolezza.



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