10 allenatori vincenti, 10 ex calciatori non indimenticabili

Si pensa che gli allenatori siano una naturale evoluzione dell’Homo Calciatore, eppure non è sempre così.

Se a calcio –come il sottoscritto- eri praticamente una pippa e difficilmente sei andato oltre i Pulcini, mentre sei un Drago nei vari giochi di Management Calcistico, forse potresti diventare come uno dei magnifici 10 che ti sto per presentare.

Fermo restando che devi studiare, studiare e studiare (oltre che prenderti il Patentino).

Sistemati il nodo della cravatta (se la usi), accomodati in panchina e attendi il fischio d’inizio.

 

  1. Arrigo Sacchi – Il Profeta di Fusignano

Papà Sacchi aveva un calzaturificio e il giovane Arrigo sognava il campo verde e di realizzare tanti goal. Dopo poche e non entusiasmanti esperienze come difensore, Sacchi si specializza nel suo ruolo preferito: il Mister. Alterna le prime panchine (Fusignano, Alfonsine, Bellaria) al lavoro “serio”, come rappresentante dell’azienda di famiglia. Il primo botto lo fa con il Parma, quando riporta i Ducali in Serie B ed elimina il Milan dalla Coppa Italia. Berlusconi se ne innamora e lo porta a Milano: nascerà il Milan degli “Immortali”. Dopo la fortunata esperienza rossonera, la bell’esperienza con la Nazionale, terminata con le lacrime di Baresi e il rigore calciato da Baggio nel cielo tersissimo di Pasadena. Nel 2007, il “Times” lo ha nominato “Miglior allenatore italiano di sempre. Mica una ciabatta, giusto per restare in campo calzature.

 

  1. José Mourinho – The Special One

José non era certo uno bravo con i piedi, di certo non come uno di quei Campioni che ha allenato in seguito. A 24 anni ha deciso che il suo futuro sarebbe stato sulla panchina a disegnare schermi, a inventare partite. Nel frattempo, prima del boom, ha lavorato come insegante di educazione fisica. Carattere forte, fortissimo, non si mette il problema quando deve esprimere un concetto. Vincitore della Champions con il Porto, di uno storico triplete con l’Inter (ricordate “Io sono lo Special One”?), un po’ meno fortunato in altre esperienze. Mourinho è tecnica, capacità, raziocino e sbotti epocali. Mica è un “One” qualsiasi.

 

  1. Marcelo Bielsa – El Loco

Attualmente sulla panchina del Leeds United, se come soprannome ha “Il Pazzo”, un motivo ci sarà pure. Come calciatore non era un granché: difensore, decise di passare dall’altra parte del campo, la panchina, dopo i 25 anni. Uno che vive il calcio in maniera viscerale, capace di chiedere al collega Valdano: “Jorge, ma dopo una partita, hai mai pensato di ucciderti?”. Uno che si è guardato oltre 7mila videoclip prima dei Mondiali 2002, in cui allenava l’Argentina. Matto, assolutamente geniale.

 

  1. Maurizio Sarri – il Comandante

Prendi un impiegato di banca della Banca Toscana e chiedigli qual è il suo sogno: se si chiama Maurizio Sarri, ti risponderà che avrebbe fatto l’allenatore anche gratis. Cosa che, di fatto, fece agli inizi. Il suo “sarrismo” ha fatto scuola, portandolo a sfondare anche in Serie A: Empoli, Napoli e Juventus. In mezzo alle ultime due, la parentesi londinese con il Chelsea. Fumatore incallito, in campo non fuma più. Sarrista.

 

  1. Felipe Scolari – BrazilFelipão

Esiste un brasiliano che sappia giocare (male) a calcio? Evidentemente sì: il suo nome è Felipe Scolari. Una volta smessa l’attività agonistica, è passato su diverse panchine e non gli è andata male, anzi: ha guidato il Brasile al quinto titolo mondiale nel 2002, ha vinto una Confederations Cup sempre con i verde-oro (2013) e un argento agli Europei di Portogallo 2004 (quelli persi in casa contro la rivelazione Grecia). Big Phil.

 

  1. Zdenek Zeman – il Boemo

Classe 1947, nativo da Praga ma in Italia sin dal lontano 1969, Zeman si laurea all’ISEF di Palermo e inizia la carriera da insegnante di educazione fisica. Ma il richiamo del campo, dei (pochi) schemi e di un gioco votato all’attacco (l’importante è fare un goal in più dell’avversario), portarono il boemo a lanciare Foggia nella massima serie, vivere le panchine delle due squadre romane, oltre che diventare una delle chiavi di volta nel processo contro il doping nel calcio (e la corruzione dilagante). Le ultime esperienze in panchina non sono state esaltanti ma lui, criptico e monosillabico, non demorde. Maestro.

 

  1. André Villas-Boas – The Special Two

Prendi un ragazzino cresciuto a pane e videogiochi sul calcio e il neo-allenatore del Porto, Sir Bobby Robson. Prendi un bigliettino, lasciato sotto la porta del Mister, con utili suggerimenti sull’utilizzo dell’attaccante dei “Dragões” Domingos Paciência. Se aggiungi il fatto che l’interprete di Mr. Robson è un tale José Mourinho, il gioco è fatto. Naturale prosecutore dello “Special One”, Villas-Boas vanta nel suo palmares un’Europa League conquistata con il Porto, oltre che un “Triplete locale”, ovvero scudetto, coppa nazionale e Supercoppa. The Special Two? Mica tanto.

 

  1. Rafa Benitez – Arrigo

Il soprannome, il primo, che viene affibbiato al giovane allenatore (ex giocatore, ritiratosi dopo un brutto infortunio al ginocchio) Rafael Benitez è “Arrigo”, dal nome di Sacchi. Per lui, poca esperienza nel calcio giocato (per i detrattori) ma illuminato stratega in campo (per i sostenitori), è sempre stato motivo d’orgoglio. Ricordate la pazza finale di Istanbul, col Milan ribaltato (risultato e squadra) dall’intensità del Liverpool? C’era lui in panchina a tessere le trame del gioco. Dopo aver girato, tra le altre, le panchine di Liverpool, Napoli, Chelsea e vare vissuto non eccellenti esperienze con Inter e Real Madrid (venne ribattezzato dai giocatori dei Blancos “El Dies”, come atto d’accusa per la sua poco esperienza nel “vero calcio giocato”.). Tuttavia, le sue soddisfazioni (leggi 2 europea League, 1 Champions, 1 Supercoppa UEFA, 1 Coppa del Mondo per Club, oltre che qualche altro trofeo nazionale) se l’è tolte, alla faccia del “10”. E il soprannome se l’è meritato. Arrigo.

 

  1. Alberto Zaccheroni – Zac

Nato il 1° aprile, come Sacchi. Emiliano come Sacchi, Stratega come Sacchi. Le somiglianze terminano qui. A causa di una malattia polmonare, la carriera di difensore termina ancor prima di decollare. Sulle panchine trova decisamente il suo habitat naturale. Esplode con l’Udinese trainata da Bierhoff, che il zac” si porterà dietro anche al Milan. È il Mister dei Centenari: viene scelto dal Milan (1998-99) e dal Torino (2005-06), proprio nell’anno 100. Dopo aver vissuto –in maniera non esaltante- le panchine di Inter e Juventus, è in Estremo Oriente che Zaccheroni-San ottiene il giusto riconoscimento: alla guida del Giappone conquista una storica Coppa d’Asia nel 2011; due anni dopo, bisserà con la Corea del Sud (Coppa dell’Asia Orientale). Dopo un biennio alla guida degli Emirati Arabi Uniti, Zaccheroni è attualmente senza panchina. Zac.

 

  1. Serse Cosmi – L’Uomo del Fiume

Come calciatore non era un Top, come allenatore fece miracoli. Serse, perugino doc, è stato maestro di ginnastica alle elementari, istruttore di nuoto e personal trainer. Nel frattempo, allena le giovanili dell’Ellera. Il boom lo fa prima con l’Arezzo, che porta dalla serie D alla C-1 per poi tornare letteralmente a casa. Sarà il Mister del Perugia di Gaucci, dove spicca la Jeunesse dorè del calcio italiano di quegli anni: Liverani, Blasi ma soprattutto quel “Materazzi!”, usato come tormentone da Maurizio Crozza. Dopo stagioni altalenanti in giro per l’Italia (Genoa, Udinese, Brescia, Livorno, Palermo, Lecce, Siena…), il 4 gennaio Perugia riabbraccia il suo figliol prodigo: Serse trona alla guida del Grifone. L’Uomo del Fiume ha detto sì.

 

Questi sono soltanto 10 tra coloro che, vista la non eccelsa capacità nel gestire il pallone tra i piedi, hanno deciso di gestirlo con la testa, con la logica e con tanti azzardi, divenuti punto di riferimento per gli allenatori a venire.

Mica male: from Zero to Hero.

 

AbC Alberto Caboni

A. b. C. Alberto Caboni

A. b. C. Alberto Caboni

Nato l’anno dopo il trionfo del Mundial Spagnolo nella millenaria città di Cagliari, muove i suoi primi passi con una penna in mano, alla ricerca costante di fogli bianchi da riempire di lettere, parole, periodi, paragrafi. Dietro l’acronimo-pseudonimo si nasconde un essere senza volto (o quasi).

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