Lorenzo Conzatti e le sue ”55 proiezioni di luce e oscurità”, un viaggio in versi intensi e struggenti nell’animo umano

Attimi. La vita altro non è che un insieme di attimi che restano impressi, da custodire, da proteggere, da cui trarre spunto e insegnamenti preziosi per il proprio cammino quotidiano. Attimi lieti, attimi dove si comprende cosa significa la felicità, attimi in cui si è costretti a toccare con mano il dolore, la sofferenza, il risentimento per una speranza che è stata disattesa. Attimi, di cui è ricca la prima opera ufficiale del talentuoso poeta trentino Lorenzo Conzatti, classe 1995, intitolata ‘’55 proiezioni di luce e oscurità’’, pubblicata nel settembre del 2025 dalla casa editrice Edizioni Senso Inverso e contenente al suo interno 55 componimenti in versi – racchiusi in poco più di sessanta pagine – che restano impressi per intensità e lirismo struggente e al contempo ben ponderato.

In una società e in un panorama letterario dove, troppo spesso, in tanti si definiscono poeti pur non avendo i meriti per poterlo fare, ciò che traspare da un’opera d’esordio come questa è la piena consapevolezza di cosa sia la poesia, non solo da un punto di vista prettamente tecnico ma, soprattutto, umano. Conzatti nelle sue poesie riversa totalmente se stesso, facendo capire nitidamente la propria visione del mondo e riuscendo a trasmettere tutto il pathos necessario per affrontare il cursus honorum nell’ambito poetico in modo tale da padroneggiare realmente un’arte estremamente intrigante e complessa come quella del poetare.

Significativa la domanda con cui il poeta nato a Nomi apre la propria prefazione: «Hai mai pensato», esordisce, «a quale sia la vera differenza tra luce e oscurità? Dentro di me, queste due forze non si contrappongono in modo netto, ma viaggiano spesso insieme, si intrecciano, si sovrappongono». Luce e oscurità, gioia e dolore, bontà e rabbia: poli opposti ma complementari che sono presenti nell’animo di ciascuno di noi e che l’autore è stato in grado di analizzare con attenzione e scrupolosità.

La raccolta si apre con ‘’Terragnolo cela’’ dove restano impressi i versi conclusivi, dedicati alla propria nonna defunta: «Il coro delle cicale mi cattura, nel cimitero mi avvolge l’aura, lì l’anima di nonna mi sfiora: mi illudo di rivederla ancora». Il secondo componimento si intitola ‘’1996’’ e rappresenta una delle poesie più intense dell’opera, in cui Conzatti si mette profondamente a nudo, esprimendo una profonda inquietudine ma allo stesso tempo trasmettendo un messaggio di grande speranza nella parte conclusiva del componimento. Tanti i frangenti di grande intensità lirica come ne ‘’Il ritratto dell’ira’’ dove l’autore afferma: «sono un vulcano che sputa lapilli di furia». Una furia lirica che arde nel suo animo come traspare in ‘’La musa’’ dove rimarca: «No, non posso esimermi quando ti sento nelle vene, mi spingi a esprimersi e il tuo nome è ispirazione». Un’ispirazione che non viene mai meno e che affiora appieno in ‘’Io sono’’ in cui si giunge a un perfetto equilibrio tra la propria dolcezza e la rabbia che è inevitabile provare specialmente in certi frangenti della propria esistenza.

In ‘’Giovane’’ è il disincanto per un domani estremamente incerto che detta il ritmo al flusso lirico con versi colmi di densità emotiva: «Il futuro è un punto di domanda che penetra in testa e tartassa. Io so che la gioia è temporanea e spesso uccide col suo aroma». Immancabile anche un riferimento al gioco del calcio in ‘’Fútbol’’, dove traspare l’influenza del celebre narratore argentino Osvaldo Soriano, descritto con passionalità e con quella genuinità di chi dallo sport riesce a cogliere la parte più genuina. La speranza contraddistingue ‘’Senza frontiere’’ in cui si legge: «Immagino un universo in cui il diverso sia tutelato, ogni cultura è una perla che arricchisce il creato», un monito prezioso in versi questo che ricorda la necessità di ampliare il proprio sguardo senza rinchiudersi in una sterile roccaforte etnocentrista che non porta a nulla se non a dare vita a pregiudizi inutili e ben poco proficui. Un monito prezioso rappresenta anche ‘’Nascere’’ dove si ricorda che «la vera bellezza è nell’anima, non nei trucchi e nei vestiti». Il gran finale è all’insegna di ‘’Piuma bianca’’ da cui traspare un profondo ed estremamente attuale messaggio di pace rivolto a tutti i popoli. Un messaggio di pace e di fiducia da tenere stretto per non cedere mai all’apatia e all’indifferenza in modo da, come affermava il poeta Dino Campana nella poesia ‘’La chimera’’, continuare a vegliare le stelle vivide nei pelaghi del cielo. Un cielo in cui cogliere infinite sfumature che meritano di essere preservate e custodite con cura.

Immagine di Mattia Lasio

Mattia Lasio

Mattia Lasio è un funambolo della parola. Si alterna tra prosa, rime, articoli, racconti e molto altro che presto sarà chiaro. Cagliaritano classe 1995, si occupa di sport, cultura, spettacoli con gli occhi ben aperti su una quotidianità buffa che racchiude mille storie, apparentemente, celate.

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