Soraya Secci – La rosa purpurea della Sardegna

Solare e tenace, la giovane attrice sarda si divide tra impegni e studio incessanti: i progetti di successo richiedono la solida unione tra rigore e passione.
Soraya Secci, interprete di teatro e di cinema, compie un percorso completo che si fortifica atto dopo atto: musica, canto, dizione e recitazione.

Quando scoppia la passione per la recitazione?
“La mia passione scoppia all’età di 13 anni grazie a un corso extrascolastico. Stare sul palco mi faceva sentire a casa, scordavo tutto quello che c’era fuori e da allora non ho potuto farne a meno” – il racconto di Soraya Secci comincia delicato – “Quando il mio percorso di vita me lo ha permesso, sono partita a Bologna per iscrivermi alla Scuola di teatro Alessandra Galante Garrone, percorso accademico necessario per comprendere la disciplina e insegnarmi a essere un’attrice professionista” – riferisce i ricordi del suo percorso formativo.

Quante soddisfazioni ottenute e quante fatiche superate?
“Soddisfazioni ottenute nel mio piccolo sono tante, la prima è quella di avere avuto il coraggio di fare questa scelta e di portarla avanti. Quando poi senti che iniziano a riconoscere il tuo lavoro, senti il cuore più leggero perché è come ricevere piccole conferme e sentire che la strada è quella giusta” – spiega la professionista – “Per quanto riguarda le fatiche, ammetto che sono tante. In primis quelle economiche perché è un sogno che costa tanto e soprattutto la fatica di mettere a nudo la tua anima, mettere costantemente in gioco e in discussione te stesso. Ti senti spesso precario, emotivamente ed economicamente. La fatica più grande però è stare lontano dalla mia famiglia e dalle amicizie di una vita” – continua.
Le sensazioni che Soraya esprime con umiltà sono più che condivisibili: le difficoltà che un sogno determina e le gioie che le superano. In questo particolare momento storico la resilienza è essenziale, e mantenere viva una progettualità anima ogni desiderio di riuscita.

Se ti dico autostima e consapevolezza nella tua professione, cosa ti viene in mente, Soraya?
“Mi viene in mente la necessità di un costante studio e impegno. L’autostima cresce insieme alla consapevolezza: più si perfeziona lo strumento, più ci si sente pronti. Ovviamente, non sono semplici da raggiungere soprattutto per chi soffre della sindrome dell’impostore come me. Sono peculiarità che crescono con il tempo e oggi sento di avere il permesso per salire sul palco o sul set nel rispetto per l’arte e il pubblico.
Viviamo in un mondo in cui la critica arriva prima e in questo mestiere si esposti. Noi attori sulla scena siamo a cuore aperto e dobbiamo evitare di farci scuotere dalle parole dette con leggerezza” – l’attrice conferma quanto la dedizione e la consapevolezza siano fondamentali se della propria identità artistica si vuole dare un chiaro segno.

Tra i suoi tanti maestri Lia Careddu, Luigi Tontonarelli, Marco Spiga, Emiliana Gimelli, Francesco Origo, Claudia Busi, Massimo Sceusa, Maria Letizia Gorga, Mario Pizzuti. Il palcoscenico del Teatro Massimo di Cagliari ne ha seguito la crescita sin dalle prime battute, interpretando una donna sarda del dopoguerra, in Zente, scritto da Lia Careddu, Luigi Tontonarelli e Corrado Giannetti. Molti ruoli si sono susseguiti: in Girotondo regia di un Maria Letizia Gorga, in Tossici di Paolo Andreotti, in Otello di Gabriele Lavia. Per il cinema: in Sandhalia, di Stefano Piroddi, regia del sassarese Gianpaolo Stangoni, in Lo Stato delle Anime, regia di Peter Marcias in Come un’oasi regia di Francesco Pirisi, in Tra le onde regia di Marco Amenta.

Quanto l’impronta femminile influenza la tua arte?
“Non ci avevo mai pensato.
Chissà se fossi uomo come sarebbe la mia arte, sicuramente l’impronta che più riconosco alla mia femminilità è quella della forza, della tenacia, e della gentilezza. Inoltre un’impronta femminile sarda, una forza ancestrale che porto in tutte le mie scelte artistiche. La mia vocazione è spinta da passione e gentilezza” – l’interprete cagliaritana, dimostra un profondo legame con la sua terra.

Il progetto o la collaborazione a cui sei più legata, Soraya?
“Sono diversi i lavori, le persone e le esperienze vissute che mi hanno dato tanto ma certamente quella a cui sono più legata, è uno spettacolo di teatro a cui ho lavorato. Si chiama Tossici, è un testo inedito e regia di Paolo Andreotti. Sette attori sempre in scena, un ascensore bloccato e le maschere dell’essere umano che vengono tolte man mano che la storia va avanti. Un testo umano e vivo che spero di portare presto in scena” – spiega Soraya Secci che nel suo percorso attoriale in divenire si affida a una scelta accurata dei personaggi, le donne che interpreta e i messaggi veicolati attraverso testi impegnati.

Come selezioni i tuoi ruoli?
“Sono stati i ruoli a scegliere me, anche quando meno me lo aspettavo e in ognuno trovo una parte di me che non conoscevo. Per quanto riguarda i personaggi su cui io voglio lavorare come oggetto di studio, è un colpo di fulmine che mi porta a sceglierli”
Un sogno professionale da realizzare?
“Per il teatro, vorrei portare un mio spettacolo in giro per l’Italia e debuttare nella mia città. Per il cinema, mi piacerebbe recitare per Pedro Almodóvar” – risponde.

Un consiglio per le nuove leve del tuo mondo artistico?
“Il consiglio è quello di non farsi fermare dalla paura e dagli ostacoli. Bisogna rischiare anche se si pensa di essere troppo grandi o di non esserne all’altezza, qualcosa accadrà. Fare i lavori necessari per mantenersi e investire su questo sogno, lavori utili anche per osservare le persone e la vita che ci circonda. Capire se si può fare a meno o no di questa vocazione, se la risposta è sì, allora meglio dedicarsi ad altro, se la risposta è No bisogna andare avanti e crederci ” – parole che sottolineano un saldo convincimento: realizzare se stessi è il grande sogno.

Soraya Secci, traccia un piacevole racconto sul suo mondo, scelto per amore, e si prefigge un proseguo fatto di entusiasmo, come sa essere l’arte in ogni sua sfumatura.

I tuoi prossimi progetti?
“Ora sto lavorando a uno spettacolo che andrà in scena a fine maggio. Si chiama 7 vite, altro testo inedito di Paolo Andreotti. Sarò sola in scena e per me sarà una bella sfida, sono emozionata e terrorizzata allo stesso tempo” – dice – “A ottobre invece andrò in scena in Sardegna, un progetto di cui ancora non posso parlare ma di cui sono felice”.

Soraya nella scelta dei progetti resta coerente alla propria poetica e quello che la rappresenta.
Ecco che si conferma un esempio per le generazioni più incerte e disilluse, un talento di pregio della nostra terra e una professionista carica di sensibilità.

Federica Abozzi

 

Special Thanks Photocredit: Andrea Ciccale 

Federica Abozzi

Federica Abozzi

Appassionata di scrittura da quando ho ricordo, grazie a una svolta inaspettata, riprendo e rinnovo il mio desiderio di mettere su fogli bianchi: parole e fantasia. Amo raccontare vite e vicissitudini con empatia e creatività. Scrivo rigorosamente con carta e penna tra scarabocchi e grafia incomprensibile, così che ogni pezzo respiri di autenticità.

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