Paskedda Zau, la combattente di Nuoro



Dietro il suo nome, Pasqua Paskedda Selis Zau, si nasconde il mito di una donna che sfidò le convenzioni sociale del suo tempo per gridare a favore della libertà della sua terra.

La disobbediente
Paskedda, vedova con ben dieci figli, era considerata ormai anziana per la società che la affiancava. Nella sua Nuoro del 1868 si rivelò, all’età di sessant’anni e senza istruzione, una figura coinvolgente nel guidare la rivolta che il 26 aprile dello stesso anno cercò di fermare la vendita delle terre dei suoi compaesani. Una eroina nata dalle circostanze e dall’impeto di un momento celebre, sovente trascurato dalla ricostruzione storica della Sardegna. Il gruppo di disperati tentò, fallendo, di salvare i terreni che erano unico mezzo di sostentamento per il popolo. Proprio questo popolo rassegnato seguì Pasqua sino al Palazzo Comunale al grido di Torramusu a su connottu (Ritorniamo alla consuetudine), noto motto divenuto simbolo della ribellione contro la privatizzazione delle terre.

La ribellione
La rivolta popolare si accede la mattina del 26 aprile 1868 e si narra che Paskedda non solo incitò la folla verso il Municipio per opporsi alla decisione di mettere all’asta le terre ad uso comunitario, necessarie alla sopravvivenza di pastori e contadini da parte del Regno bensì diede alle fiamme i documenti catastali all’urlo di rabbia e disperazione: Ecco su sambene de su poveru (Ecco il sangue del povero).
I Savoia, con il pretesto di finanziare la rete ferroviaria, stavano mettendo in vendita. Fonte di liquidità per i Piemontesi, quei terreni erano l’unico mezzo di sostentamento per la quasi totalità degli abitanti di Nuoro, che nel diciannovesimo secolo ancora vivevano del reddito da pascolo e dei frutti delle terre a uso civico.
Tra le mani, una bandiera improvvisata, fatta con un bastone e una vecchia sottana. Purtroppo non si riuscì a fermare il procedimento in atto: i terreni furono venduti, e circa settanta degli oltre trecento cittadini scesi in piazza, la maggioranza donne, furono arrestati per poi ottenere, dopo mesi, l’amnistia.

Eroina femminile
La storia, o meglio la sua ricostruzione dettagliata, spesso perde durante il lungo percorso il ruolo giocato dalle donne senza le quali è impossibile descrivere un preciso resoconto del passato che ci appartiene. La figura di Paskedda si conferma in tal senso fondamentale. La sua lotta era indirizzata a far valere i diritti di democrazia e libertà dagli schemi di potere che la politica è gli interessi economici da sempre sviliscono.
Il mito di Paskedda Zau supera il risultato della protesta ma risiede nella necessità di lottare senza sosta per ottenere i diritti fondamentali. Il suo esempio eroico prende vita dal fatto che la rivolta sia divampato in un contesto di inferiorità culturale e povertà di mezzi come quello della Sardegna dell’Ottocento. Se a questo si aggiunge che l’artefice sia stata una donna, le conferisce ancora più forza e disturbo per il sistema maschilista. Ecco che il personaggio di Paskedda deve essere tramandato e indagato sopratutto dalle giovani generazioni, come modello di coraggio e testimonianza di fatti reali e dell’attività delle donne ieri come oggi.

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