Joyce Lussu – La lotta per la libertà

 

Joyce Salvadori Lussu è stata una delle donne simbolo della lotta e della resistenza. Cresciuta in una famiglia antifascista, in cui ha potuto respirare la passione per la cultura e la libertà, ha passato la vita a battersi per la verità.

Nata sotto il nome di Gioconda Beatrice Salvadori Paleotti a Firenze nel 1912, la scrittrice e poetessa era figlia di Guglielmo Salvadori, conte, filosofo e docente universitario, e Giacinta Galletti de Cadhilac. Fin da piccola ebbe a che fare col fermento e i malumori della politica nazionale: la sua famiglia era apertamente contraria alla politica di Mussolini, e per questo motivo, dopo che il padre e il fratello Max vennero aggrediti da alcuni squadristi, l’intera famiglia si trasferì in Svizzera.

Era il 1924. Lei e il fratello frequentano la Fellowship School, una scuola che promulgava i valori del pacifismo e della fratellanza tra popolazioni diverse: entrambi studiarono da privatisti, e diedero gli esami in Italia.

Joyce imparò così il francese e tedesco, cosa che le servì nel momento in cui si trasferì in Germania per frequentare la Facoltà di Filosofia di Heidelberg, che però decise di abbandonare per tornare in Svizzera. Si laureò qualche tempo dopo Lettere a Parigi e in Filologia a Lisbona.

 

L’INCONTRO CON EMILIO LUSSU

Joyce incontrò Emilio Lussu per la prima volta nel 1934, a Ginevra. Inizialmente il loro fu un amore impossibile perché Lussu era nelle mire dell’OVRA (Opera Volontaria di Repressione Antifascista).

Joyce infatti sposò poco dopo Aldo Belluigi, un ricco fascista con cui decise di trasferirsi in Kenya per raggiungere il fratello Max e la moglie. Il loro matrimonio durò molto poco: si trasferì a Tanganica, dove poté vedere con i suoi occhi l’orrore del colonialismo. È infatti in questo periodo, nel 1939, che Joyce scrive le Liriche.

 

Tornata in Europa si avvicina al movimento Giustizia e Libertà fondato dallo stesso Emilio Lussu. Da quel momento i due non si lasciarono più: Emilio e Joyce si sposarono poco dopo, e rimasero insieme fino al giorno della morte di lui.

Nel 1940, anno dell’invasione di Parigi, i due scapparono a Marsiglia, dove organizzarono partenze clandestine negli Stati Uniti.

 

La coppia fu, in seguito, convocata dal War Office inglese per attuare un piano insurrezionale per liberare l’Italia dall’alleanza nazi-fascista. Qui Joyce riuscì a implementare le proprie capacità linguistiche e strategiche, frequentando anche un campo di addestramento dove imparò a utilizzare armi e tattiche di guerriglia.

Era una donna sveglia, preparata e ne diede conferma moltissime volte durante la sua vita: una volta rientrati in Francia riuscì a eludere un controllo della Gestapo per aver aiutato due antifascisti a valicare il confine svizzero grazie al suo tedesco molto fluente.

 

LA LOTTA PER LA LIBERTÀ

Era il 1943 quando Joyce si unì alla lotta partigiana cambiando il suo nome in Simonetta. Per questi suoi atti di coraggio e la prontezza dimostrati, Joyce Salvadori Lussu fu insignita, nel dopoguerra, di una medaglia d’argento al valore militare.

Dal 1946 prese parte attiva nella vita politica: divenne capolista del Partito d’Azione a Porto San Giorgio, e, nel 1948, partecipò al Partito Socialista Italiano. Aiutò anche a fondare la fondazione dell’Unione Donne Italiane, per poi affrancarsi quasi subito. Joyce accusò, infatti, l’Unione di fungere da “serbatoio elettorale subalterno”, e di non garantire, quindi, una reale partecipazione e integrazione delle donne alla battaglia politica.

 

I DIRITTI FEMMINILI

Trasferitasi ad Armungia, paese natio di Emilio Lussu, Joyce Salvadori Lussu iniziò ad appassionarsi alla storia delle donne, iniziando, di fatto, la sua personale lotta femminista.

Curiosa e appassionata, Joyce si avvicinò poi, nel 1968, al movimento femminista.

Si impegnò a salvaguardare i diritti civili, criticando quel femminismo che poneva l’accento solo sul corpo, mentre per lei era di gran lunga più importante la sfera pubblica. Scrisse, perciò, L’uomo che voleva nascere donna. Diario femminista a proposito della guerra, e, nel 1976, il già citato Padre, padrone, padreterno.

Si spense a Roma il 4 novembre 1998.

 

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