Irene Loche – In Blues We Trust

Classe 1992, originaria di Santa Giusta, la talentuosa musicista Irene Loche è orgoglio puro e desiderio genuino di farsi strada senza dimenticare le sue origini sarde.

Come prende forza la tua energia musicale, Irene?
Da dove arriva la mia forza? Ho sempre vissuto la musica come una parte di me, come un posto o un momento in cui mi sento veramente a casa.
Come un buon libro, un film o un quadro: che sia tu a raccontare la storia o abbia il piacere di ascoltarla, è come essere trasportati in un mondo a sé” – esordisce la chitarrista, cantante e compositrice, oggi alla conquista di Los Angeles.

Irene Loche, seppur giovane, ha una carriera in crescita costellata di esperienze di successo e soddisfazioni incastrate tra costante impegno e collaborazioni fortunate.
Ecco che dalla città del sole vola verso la città degli angeli per realizzare i suoi sogni sempre più urgenti: fare musica ad alti livelli.

Quanto di Sardegna porti con te?
Posso dire che è costantemente nei miei pensieri, mi trovo a Los Angeles da quasi due anni e non c’è stato giorno a cui non pensassi alla mia terra, alla mia famiglia.
Sono davvero grata di questa esperienza e ho avuto modo di incontrare delle persone speciali qui negli Stati Uniti ma devo ammetterlo: non vedo l’ora di rientrare a casa!” – spiega Irene Loche che calca palchi di festival importanti e ottiene riconoscimenti anche in America: tante le sue partecipazioni al Namm Show ad Anaheim in California.

Un talento genuino dalle radici blues, una forte scrittura pop, e una voce calda e inconfondibile, come nel suo primo EP Garden of Lotus un disco molto coinvolgente, profondo.

Essere musicista oggi cosa comporta?
Credo che sia una delle cose più difficili, sia dal punto di vista umano che professionale.
Ogni figura del mondo dell’Arte sta vivendo un momento di estrema contraddizione. A differenza degli anni passati oggi è molto più facile creare e pubblicare opere o materiale che però troppo spesso sembrano privi di contenuto e di bellezza. Perciò credo che sia molto più difficile per un artista condividere la sua opera senza che questa vada perduta nel mezzo e non sia valorizzata nel modo giusto” – risponde l’artista sarda per la quale il progetto solista ha una carica incisiva perché prova di filtri.

Le sue canzoni raccontano eventi, emozioni vissute in prima persona e questo ha un impatto decisivo per il pubblico che ascolta e per chi suona.

L’esperienza professionale che porti nel cuore?
Posso dire di essere stata tanto fortunata perché durante la mia carriera ho avuto modo di raccogliere esperienze e momenti speciali, ho incontrato e condiviso la mia musica con dei grandi artisti che mi hanno ispirata.
Mi fa sorridere che la mia mente ora si soffermi sui momenti più semplici e sulle persone con cui sono cresciuta e che hanno fatto parte del mio percorso” – racconta Irene Loche, che dal 2015 è ufficialmente artista Magnatone, unica italiana nel panorama mondiale insieme a Jeff Beck, Billy Gibbons, Keith Richards, Jackson Browne, Neil Young.

E tu che musica ascolti, Irene?
Ho sempre cercato di avere la mente elastica, ascolto davvero di tutto e mi piace scoprire nuovi artisti, tuttavia ci sono quelli che tengo sempre nel mio cuore.
Anders Osborne per ora, rimane il mio artista preferito” – confida. La sua esperienza americana si concretizza quando incontra per la prima volta il suo attuale produttore artistico Steve Postell.

I tuoi prossimi progetti?
Attualmente sto terminando la produzione di due dischi.
Il primo è un EP prodotto da Steve Postell (Immediate Family, David Crosby) suonato da Leland Sklar al basso (Phil Collins, TOTO, James Taylor) e Steve Ferrone alla battteria (Avarage White Band, Tom Petty, John Mayer); l’altro è un disco prodotto e suonato da Michael Jerome Moore (Better then Ezra, Keb Mo, Taj Majal, Charlie Musselwhite.
Questo autunno pubblicheremo l’EP e inizierò un tour promozionale di date, invece il nuovo disco verrà pubblicato inizio del prossimo anno!” – riferisce la musicista il cui cuore resta saldo in Sardegna, la sua terra che ne rafforza identità e caparbietà.

 

Federica Abozzi

 

Federica Abozzi

Federica Abozzi

Appassionata di scrittura da quando ho ricordo, grazie a una svolta inaspettata, riprendo e rinnovo il mio desiderio di mettere su fogli bianchi: parole e fantasia. Amo raccontare vite e vicissitudini con empatia e creatività. Scrivo rigorosamente con carta e penna tra scarabocchi e grafia incomprensibile, così che ogni pezzo respiri di autenticità.

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