Frida Kahlo – Che farei io senza l’assurdo?

L’artista messicana e la donna dell’arte più nota, senza una formazione tradizionale incanta il mondo con il suo tocco definito naïf, pur mescolando elementi del surrealismo, del realismo magico, del muralismo messicano.

La donna che amava l’arte
Esponente femminile dell’arte del ventesimo secolo, Frida Kahlo evitò l’etichetta sotto qualsiasi categoria. La sua pittura, seppur evidenziando dei caratteri comuni al movimento surrealista, mantenne il tratto originale e indipendente così da essere considerate una delle artisti più importanti del Messico.
Il suo talento fu apprezzato dai grandi come Pablo Picasso, Joan Miró, Vasilij Kandinskij, oltre che da suo marito pittore Diego Rivera, che sposò, nel 1929, dopo sette anni dal loro primo incontro, diventando una delle coppie più travolgenti del Novecento.
Coltivare la sua passione per l’arte si rivelò supporto emotivo al superamento di un grave indicente che segnò la sua esistenza per sempre e, negli anni, si impegnò nella lotta comunista. La sua pittura si manifestò negli autoritratti, di cui si ebbe una lunga serie, e poi scelse di rappresentare i dolori del suo corpo e della sua anima sulla tela, si dedicò al femminismo attraverso i tratti sempre decisi e senza mai risparmiare sé stessa da energie. Tra le sue opere più note:
The Two Fridas, del 1939: mostra due versioni dell’artista seduta fianco a fianco, con entrambi i cuori esposti, ossia la Frida amata e quella non amata; sempre del 1939 The Suicide of Dorothy Hale: un ritratto dell’amica attrice Dorothy Hale, morta suicida per essersi gettata da un grattacielo, e Frida dipinse la storia del tragico salto della donna; in
Ospedale Henry Ford (il letto voltante) del 1932, Frida è adagiata su un letto da ospedale con delle lenzuola macchiate da sangue: si fa riferimento all’aborto spontaneo avvenuto a Detroit durante uno dei soggiorni della coppia negli USA.

La donna che amava l’amore
Magdalena Carmen Frida Kahlo y Calderón, in arte Frida Kahlo nasce il 6 luglio 1907 in un sobborgo di Città del Messico. Suo padre, Guillermo Kahlo Kaufmann era un fotografo tedesco emigrato in Messico nel 1891 e su madre, Matilde Calderón y González, una benestante messicana di origini spagnole. Dei quattro figli della coppia, Frida fu la più ribelle e passionale, appena tredicenne militò nella Gioventù comunista e amava vestirsi come le soldaderas, le leggendarie donne della rivoluzione messicana.
Nel 1925, il traumatico episodio: Frida, di ritorno da scuola in autobus, fu coinvolta in un incidente che le portarono ferite gravi alla schiena, alle gambe e alla spalla e il periodo di convalescenza fu una tortura solitaria e silenziosa. In questo periodo i genitori le regalarono pennelli e tele per farle trascorrere meglio il tempo, e Frida iniziò a dipingere, creando il suo personale linguaggio artistico improntato alla solitudine.
La coppia Kahlo-Rivera fu di certo da considerarsi aperta.
La ricerca di amore smisurato la portarono ad accettare tutti i tradimenti continui del marito al quale era stretta da un legame inspiegabile. Eppure lei stessa vantò molti amanti, sia uomini che donne, tra cui il rivoluzionario russo Lev Trockij, che ottenne l’asilo politico in Messico nel 1929. Frida non ebbe mai figli, e questo fu uno dei suoi tormenti più atroci, che scelse di esprimere anche nei suoi dipinti.
Nel 1939 i due divorziarono
ma le vicende politiche continuarono e tenerli legati, così si sposarono di nuovo nel 1940. Frida impose due vincoli: l’artista avrebbe provveduto da sola al proprio mantenimento e non avrebbe più avuto rapporti sessuali con il marito. L’ultimo decennio di Frida videro purtroppo un peggioramento della sua salute tanto da costringerla a dei dolorosi busti ortopedici. Ne seguì, nel 1950, un ricovero di sette mesi in cui l’artista dovette sottoporsi a circa sette operazioni senza alcun miglioramento.
La sua affermazione internazionale accelerò, tanto che nel 1953 il Messico la omaggiò con una mostra personale nella capitale.
Frida tentò più volte il suicido, le venne amputato la gamba destra nel 1953 e la fine delle sue piaghe giunse il 13 luglio 1954 per embolia polmonare.

Federica Abozzi

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Federica Abozzi

Appassionata di scrittura da quando ho ricordo, grazie a una svolta inaspettata, riprendo e rinnovo il mio desiderio di mettere su fogli bianchi: parole e fantasia. Amo raccontare vite e vicissitudini con empatia e creatività. Scrivo rigorosamente con carta e penna tra scarabocchi e grafia incomprensibile, così che ogni pezzo respiri di autenticità.

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