Emilia Agnesa – La recitazione è pura passione

Il suo amore per l’arte dell’acting risale all’infanzia e il suo crescere è un costante nutrire una professionalità ben salda e di spicco, Emilia Agnesa accende i riflettori sul mondo del teatro sardo.

Quando hai capito che il mondo della recitazione sarebbe stato il tuo?
Trovare un momento preciso è difficile. Ci sono state diverse tappe fondamentali. A 8 anni ho visto in quello che un tempo era il Teatro Alfieri di Cagliari un Mercante di Venezia con Giorgio Albertazzi che interpretava Shylock e ne rimasi folgorata. Avrei voluto essere Shylock come lui.
Quella è stata sicuramente la mia iniziazione come spettatrice appassionata” – esordisce l’attrice e drammaturga sarda – “Ho poi affrontato il mio primo corso di recitazione a 13 anni, con Elio Turno Arthemalle e Monica Zuncheddu, capendo che non avrei fatto a meno del teatro nella mia vita. Volevo esserne parte, ma avevo bisogno di studiare, faticare e vedere un riscontro reale. Con gli anni, dopo molti incontri e diversi lavori, ho realizzato che ciò che mi interessava ancora di più era poter scrivere per attori e attrici ben più capaci di me e grazie al diploma in drammaturgia all’Accademia Nazionale Silvio d’Amico credo di aver trovato la dimensione lavorativa a me più congeniale” – racconta.

Tre caratteristiche innate o maturate nel tempo che porti in scena, Emilia?
Come autrice cerco di portare in scena le disarmonie tra il singolo e la comunità, l’inettitudine nel comunicare, il cinismo che sfocia in ironia, o almeno ci provo. Parto da fatti di storia antica, di cronaca, dal mito e li rielaboro per parlare di qualcosa che mi ha toccato, direttamente o indirettamente. Come attrice cerco di affidarmi invece a una sorta di istinto razionale, che è quasi un ossimoro, ma consiste nel farmi sorprendere ogni volta dallo spettacolo in un modo guidato e interiorizzato” – spiega Emilia Agnesa evidenziando come il pathos e l’empatia siano essenziali nel contatto con il pubblico e la necessità di enfatizzare l’esperienza vissuta perché tutto sia reale e sentito.

I punti di vista aiutano a riflettere su aspetti della società che ci accoglie e ci stupisce: la narrazione di Emilia si intensifica su aspetti cruciali come il legame tra donna e arte.

Donna e arte attoriale e autoriale: quale valore aggiunto si manifesta?
Non credo si manifesti un valore aggiunto in quanto donna. Io sono identificata come donna quando devo compilare questionari, fare documenti.
Per l’arte è diverso. È un luogo in cui non entra in gioco il mio sesso biologico o per lo meno non è da quello che parto.
Da adolescente ho interpretato Gulliver, Amleto, il re dei Giganti e ho recitato brani scritti da autori maschili senza mai pormi il problema del come lo faccio un uomo?.
Ci sono tendenze e abitudini che la società ti porta a vedere connaturate all’essere donna, ma sono frutto di condizionamenti di secoli e secoli per me. Esiste il mio punto di vista in quanto essere umano sensibile. Poi la mia condizione biologica di donna comporta magari dei pregiudizi su quello che potrei scrivere, su come vengo trattata e percepita da altri artisti, quello sì. Ma allora diventa un preconcetto da abbattere senza dare indizi su cosa potrei dare di più a un mio lavoro” – risponde la professionista cagliaritana trapiantata a Roma.

In che modo il tuo presente può valorizzare la tua arte, Emilia?
La quotidianità riserva sempre qualcosa di straordinario, basta trovare il modo giusto per raccontarla. Cerco di restare in ascolto il più possibile, soprattutto sui mezzi pubblici, nei luoghi di ritrovo, nei silenzi di una cena, e poi leggo tanto, sia classici che artisti contemporanei e vado quanto più possibile a teatro, dai grandi teatri alle realtà più sotterranee. Il mio presente poi è scisso geograficamente, perché sono cresciuta nel capoluogo di un’isola, che mi ha dato e mi dà tantissimo, ho avuto una bellissima parentesi francese quando ero all’università, ma da alcuni anni sono scaraventata nel caos di Roma, che a volte è stupendo e a volte è soverchiante. Vivere nella capitale mi permette di confrontarmi costantemente con una versione più provinciale e una più cosmopolita di me stessa, a mettermi in discussione, a ragionare sulle parole e su ciò che si nasconde dietro di loro” – sottolinea.

Emilia Agnesa dopo il diploma in drammaturgia all’Accademia Nazionale Silvio d’Amico e una laurea specialistica in lettere antiche, oggi collabora anche come autrice in diverse compagnie nazionali e internazionali. Una carriera costellata da sinergie stimolanti che lasciano sempre spazio per esperienze nuove e gratificanti.

A quale progetto sei più legata e perché?
“Sicuramente Deo gratias!, un testo che parte da una leggenda del IX secolo d.C. sulla papessa Giovanna, per cui ho fatto molte ricerche e in cui ho cercato di ricostruire una mia versione dei fatti. È un lavoro che ha vinto alcuni premi ed è stato portato con una mise en éspace al Piccolo Teatro di Milano, grazie al sostegno delle associazioni Amleta e Pav Fabulamundi. Anche se ambientato nell’Alto Medioevo, è un testo che sento molto vivo e in cui ho messo molto di me.
Come attrice sono invece legata allo spettacolo più importante in cui ho recitato, L’avvoltoio, con la regia di César Brie e il testo di Anna Rita Signore sulla terribile realtà delle basi militari in Sardegna” – riferisce Emilia Agnesa.

Un progetto ancora non realizzato?
“Un mio testo che venga prodotto in Sardegna con attrici e attori sardi o che vivono in Sardegna”.

Quali sono i tuoi progetti imminenti?
Uno estremamente imminente a Roma, L’ultimo spettacolo di Werner Finck di Xhuliano Dule, con Simone Corbisiero, uno spettacolo in cui, oltre che come dramaturg, mi cimento per la prima volta come regista, per fortuna assieme a un’altra straordinaria artista con cui ci siamo divise i compiti, Bianca Mastromonaco.
A fine luglio interpreto uno dei testi a cui sono più legata fin da quando ero adolescente, Il diario di Eva di Mark Twain, con uno spettacolo organizzato dall’Istituzione Universitaria dei Concerti di Roma, con cui lavoro sempre con grande piacere.
Sul resto taccio per scaramanzia, ma credo avrò poco tempo per riposarmi fino all’autunno” – l’ottimismo costruttivo fa da eco alle prossime avventure artistiche di una giovane professionista esempio di dedizione e dalle radici, mai sopite, della terra sarda.

 

Federica  Abozzi

photo credits @hellettra

 

 

 

Federica Abozzi

Federica Abozzi

Appassionata di scrittura da quando ho ricordo, grazie a una svolta inaspettata, riprendo e rinnovo il mio desiderio di mettere su fogli bianchi: parole e fantasia. Amo raccontare vite e vicissitudini con empatia e creatività. Scrivo rigorosamente con carta e penna tra scarabocchi e grafia incomprensibile, così che ogni pezzo respiri di autenticità.

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