Donatella Pau – L’anima dei Burattini

Donatella Pau, l’anima dei burattini

Scultrice, scenografa, mariottenista: Donatella Pau raccoglie l’esperienza e le vibrazioni di un mondo che danza tra fiaba e realtà. Fondatrice, con Antonio Murru, della compagnia Is Mascareddas con la sua attività sfida il tempo, stregando bimbi e adulti.

Marionette e burattini si agitano mossi da fili quasi a chiamare il pubblico a fermarsi per ascoltare con attenzione le avventure di una vita e le storie di fantasiose di anime fatte di legno, stoffa, gesso, carta in un vortice di colori e suggestioni.
L’amore per l’arte delle maschere e del teatro di figura nasce…?
Is Mascareddas nasce nel 1980, ad opera di Antonio Murru. Io sono arrivata un anno dopo: frequentavo l’anno integrativo del Liceo Artistico e pensavo poi di iscrivermi alla facoltà di Architettura ma una mia cara amica mi indicò la compagnia e così iniziò questa grande avventura con le marionette, una sfida lunga quarant’anni ricca di lavoro, fatica e tante soddisfazioni” – esordisce la maestra burattinaia Donatella Pau in questo fascinoso racconto – “Le aspettative e gli obiettivi erano tanti, in quegli anni era per certi versi più facile avere grandi aspirazioni o, forse, eravamo semplicemente giovani e pieni di energia e passione” – termina.

Impossibile restare impassibili dinanzi l’atmosfera che il teatro portato in scena da Is Mascareddas crei. Il merito culturale della compagnia è di aver contribuito alla comprensione e alla valorizzazione del teatro di figura, tradizione teatrale poco nota nell’isola.
Il teatro animato dai burattini ha pari dignità al teatro con protagonisti umani.
Il teatro di figura è…?
Il teatro di figura ha radici antichissime. Si tratta di quella forma d’arte che vede un oggetto inanimato prendere vita grazie all’animatore, e comprende tutte le forme di spettacolo che si avvalgono di un tramite materiale come burattini, marionette, ombre o oggetti, per raccontare storie, emozioni” – spiega la direttrice artistica di Is Mascareddas – “È un teatro di immagini, espressione del mondo contemporaneo che utilizza stilemi tradizionali dell’antica arte burattinesca rinnovandoli con nuove tecniche di costruzione e animazione, per una drammaturgia che lascia spazio alla parola, alle forme e immagini” – la passione di una vita si manifesta negli intagli, nelle vesti, nei materiali di ogni personaggio creato che, al primo sguardo, rivela storie emozionanti.

E così si puntano i riflettori su una figura silente, il burattino.
Come nasce un burattino?
Dietro la nascita di un burattino c’è un lavoro molto lungo. Un burattino è un personaggio teatrale quindi per prima cosa vi è l’aspetto drammaturgico da sviluppare e poi si pensa a immagine, materiali e linguaggio visivo. La fase successiva è la progettazione su carta. Questo è un momento fondamentale per il mio lavoro, da condurre con attenzione per evitare errori e spreco di materiale. E poi la costruzione che, a seconda del materiale, è più o meno lunga e laboriosa” – così Donatella Pau descrive il processo di ideazione e costruzione di ogni suo piccolo attore che animerà i suoi spettacoli.

Ecco che un grande lavoro di preparazione per la scena si nasconde dietro le quinte del teatro di marionette e burattini.
Nella lunga esperienza di Is Mascareddas a quale produzione è più legata?
Ogni produzione è il frutto di un lavoro di ricerca e costruzione, ma anche di amore, impegno, passione. Posso dire che sono molto legata a Rebecca, le avventure di una gallina del 2000, poiché è il primo spettacolo che ho inventato completamente da sola e per la prima volta senza burattini ma con marionette da tavolo” – rivela l’artista – “Tuttavia per altri versi sono legata a Giacomina e il popolo di legno, poiché si apre un filone di produzione a noi caro, quello della ricerca su artisti che in Sardegna hanno in qualche modo utilizzate figure o pupazzi. Con queste premesse, nel 2015, è nato anche Venti Contrari, ispirato alle sorelle Coroneo“.

L’attrazione per la lavorazione del legno scatta in Donatella Pau durante la sperimentazione con Natale Panaro, scenografo dell’Albero Azzurro, suo maestro di scultura lignea, da cui apprende a trasformare oltre il legno anche la carta e la gommapiuma.
L’arte del teatro di figura quanto è cambiato in questi anni?
Si può affermare che il teatro di figura è cambiato quanto è cambiato il teatro in generale” – afferma Donatella Pau – “Nuovi linguaggi sono stati inclusi e sono entrati a pieno diritto dentro questa macro area: il teatro danza, il teatro fisico, la narrazione con oggetti, sono tutte forme dello stesso genere di espressione scenica. Se un tempo la sua definizione era ridotta ai burattini, alle marionette o alle ombre, oggi i confini si sono aperti mantenendo essenzialmente il concetto di azione teatrale viva e legata all’utilizzo di una figura” – con questa percezione ci si accosta sempre più a un mondo delicato testimone di dinamicità e fantasioso coinvolgimento.

Quanto la Sardegna è terreno fertile per il teatro di figura?
In Sardegna non esiste una tradizione, siamo la prima compagnia sarda che si è occupata di marionette. Rimane ancora un genere di nicchia, poco noto, eppure in grado di generare stupore e incuriosire. Il nostro teatro è concentrato sulla ricerca di un teatro di animazione moderno in grado di emozionare lo spettatore attraverso storie e immagini non stereotipate ma in grado di esprimere i sentimenti e le problematiche contemporanee” – risponde la co-fondatrice de Is Mascareddas. La compagnia organizza festival internazionali e rasegne; svolge attività educativa per l’infanzia con laboratori presso le scuole e le biblioteche della Sardegna.

La preziosa esperienza maturata da Donatella Pau è di certo esempio per le generazioni che si approcciano allo spazio artistico e alle sue sfumature più accentuate in cui la dedizione e determinazione segnano il cammino nel tempo.
Esistono nuove leve da formare nel vostro settore? Quali suggerimenti dare?
Non è facile trovare nuove leve nel nostro settore. Si tratta di un mestiere bellissimo ma faticoso. È necessario studiare, mantenersi informati, e lavorare su sé stessi. L’animatore non è un attore ma un tramite attraverso il quale scorre la vita sino all’oggetto. Deve quindi fare un passo indietro, farsi da parte e slegarsi da facili egocentrismi che spesso, quasi inevitabilmente, caratterizzano gli artisti. Il mio suggerimento è quello di vedere la maggior parte di spettacoli possibili, ascoltare, ricercare e coltivare sempre la curiosità” – suggerisce la professionista, impegnata in una nuova produzione.
Una produzione molto forte, pensata per un pubblico delicato: anziani insieme ai bambini, una vera sfida. Contestualmente ho in lavorazione un lavoro di narrazione con marionette da tavolo ispirate a storie e favole unite dal tema del mare“.
In un vortice di sensazioni e colori il teatro di figura cattura e pregia ogni istante in scena, ogni creatura (in)animata, ogni applauso meritato. E si va in scena.

Federica Abozzi

 

Federica Abozzi

Federica Abozzi

Appassionata di scrittura da quando ho ricordo, grazie a una svolta inaspettata, riprendo e rinnovo il mio desiderio di mettere su fogli bianchi: parole e fantasia. Amo raccontare vite e vicissitudini con empatia e creatività. Scrivo rigorosamente con carta e penna tra scarabocchi e grafia incomprensibile, così che ogni pezzo respiri di autenticità.

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