Claude Corongiu – L’arte contemporanea a Cagliari

Passione sfrenata e giusta originalità sono le carte vincenti di Claude Corongiu, fondatrice e direttrice della Galleria Macca a Cagliari e responsabile del progetto di residenze artistiche internazionali della Fondazione MACC.

La sua lunga esperienza in Sud America si esprime nella concreta necessità di portare in Sardegna una concezione di arte legata allo spazio e alla libertà di inserirsi in esso con il proprio estro.
Vent’anni trascorsi tra le più importanti gallerie di arte contemporanea di Città del Messico e di São Paulo e progetti artistici tra Londra e Parigi, delineano un percorso chiaro per Claude che apre la sua galleria privata agli artisti e alla città del sole.
Quando scatta il colpo di fulmine per l’arte, Claude?
Fin da piccola ho avuto la fortuna di vivere in un contesto in cui si mangiava pane e arte. Solo nel 2004 ho capito che avrei voluto fare dell’arte una professione. All’epoca lavoravo all’UNESCO e il trasferimento a Città del Messico mi ha aperto nuovi orizzonti, estendendo la mia attenzione agli artisti del territorio focalizzati alla ricerca su temi sociali e politici e sul fallimento del post-colonialismo. Nel 2008 sono tornata a Città del Messico per lavorare per una delle più importanti gallerie d’arte contemporanea, e lì è nata l’idea di Macca” – esordisce Claude Corongiu, produttrice artistica e titolare dal 2015 della Galleria Macca nel centro storico di Cagliari.

Macca, dalla lingua sarda pazza, è uno spazio indipendente in cui gli artisti seguiti da Claude Corongiu si muovono senza pressioni esterne in un concetto di site-specific versatile e in continuo mutamento.
La Galleria si trova all’interno del seicentesco Palazzo Amat di San Filippo nel quartiere Castello, già di per sé suggestiva bellezza storica con due sale e pavimenti in cementine a scacchiera.
Quali soddisfazioni e quali fatiche nel gestire una galleria d’arte di ottimo successo?
Considero la mia galleria come l’estensione del mio pensiero, approfondito attraverso lo sguardo degli artisti con cui collaboriamo. In questo senso ogni mostra, ogni progetto che siamo riusciti a realizzare, rappresenta per noi un successo” – racconta la gallerista – “La soddisfazione ma anche la fatica più grande? Poter aprire ogni giorno col sorriso, visti i tempi bui che stiamo vivendo” – inevitabile fare riferimento al periodo post-pandemia di lenta ripresa per settori più colpiti come quello artistico, patrimonio indiscusso della cultura italiana.

L’entusiasmo per la professione si percepisce nell’attenzione con cui Claude Corongiu sceglie le parole per raccontarlo.
Quali sono le caratteristiche che si cercano in un artista da ospitare nella propria galleria d’arte?
Le due cose fondamentali che ci colpiscono subito sono la serietà e la coerenza della ricerca. E poi cerchiamo sempre di costruire un rapporto di onesta e profonda amicizia con i nostri artisti, e se la scintilla non scocca, difficilmente si va avanti” – riferisce la gallerista che vanta una rosa di artisti italiani e internazionali di tutto rispetto, Janaina Mello Landini, Paulina Herrera Letelier, Veronica Paretta (finalista del premio della Video Insight Foundation nel 2022), Annalisa Cocco, per citarne alcuni.

Il dialogo che unisce i tanti progetti e i giovani artisti prosegue e il capoluogo sardo è il centro per la Galleria Macca.
Cagliari è una buona fucina artistica?
La storia dell’arte contemporanea in Sardegna è stata influenzata delle principali correnti artistiche nazionali che hanno prodotto artisti di grande qualità, ma tarda è stata la ricerca superata nei contesti internazionali. Dalla seconda metà del novecento, tra Cagliari e Sassari la ricerca contemporanea ha subito una forte accelerazione, e i giovani del periodo, criticati per l’eccessiva sperimentazione dei linguaggi, sono oggi riconosciuti come i maestri più: Rosanna Rossi, Tonino Casula, gli outsiders Costantino Nivola e Maria Lai, che hanno però vissuto gran parte della loro vita lontano dall’isola. I maestri delle generazioni di mezzo, come Antonello Ottonello o Lalla Lussu, ma anche Sciola, Zaza Calzia, Gianfranco Pintus e Gabriella Locci attendono ancora una storicizzazione” – narra Claude – “Dalla fine degli anni Novanta, i giovani hanno condotto ricerche spontanee, tra questi Pastorello, Giuliano Sale, Silvia Argiolas, Simone Dulcis, Alessandro Biggio, Narcisa Monni noti fuori dalla Sardegna. Tra i più giovani, seguo con interesse la ricerca di Alberto Marci, Veronica Paretta, CRISA. E vanno valutati i fermenti urbani dei gruppi indipendenti di writers, e il talento degli illustratori sardi, molti residenti proprio a Cagliari” – evidenzia il filo rosso che unisce la tradizione e l’innovazione passando per l’evoluzione dell’arte dell’isola sarda.

Quanto l’impronta femminile si intravede nel tuo settore?
Le cose stanno lentamente cambiando, e anche nel mio settore ci sono più donne imprenditrici che aprono gallerie d’arte, e soprattutto tante artiste vedono riconosciuto il proprio lavoro a livello istituzionale. La maggior parte dei progetti presentati alla scorsa Biennale di Venezia erano di donne. C’è, però, ancora troppa misoginia culturale da scardinare” – rivela la gallerista.

Mai si potrà fare a meno dell’arte e Claude Corongiu con il suo esempio di professionalità ne ha ricordato l’urgenza in Sardegna e nel mondo.

Federica Abozzi

 

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Federica Abozzi

Appassionata di scrittura da quando ho ricordo, grazie a una svolta inaspettata, riprendo e rinnovo il mio desiderio di mettere su fogli bianchi: parole e fantasia. Amo raccontare vite e vicissitudini con empatia e creatività. Scrivo rigorosamente con carta e penna tra scarabocchi e grafia incomprensibile, così che ogni pezzo respiri di autenticità.

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