Stefano Floris, una vita di corsa

Le esperienze affrontate rendono più forti. Nello sport come nella vita. Consentono di avere nuove visioni del mondo e permettono di ripartire ogni volta con entusiasmo e desiderio di mettersi alla prova. E di mettersi alla prova non ha di certo perso il gusto Stefano Floris, 44 anni cagliaritano portacolori dell’Atletica Edoardo Sanna Elmas, uno degli esponenti di primo piano del mezzofondo sardo, che si prepara per la sua venticinquesima stagione da atleta. Il suo percorso, cominciato ufficialmente nel 1999 tramite le gare studentesche che lo portarono a conoscere il suo primo allenatore Franco Marcello, è scandito da chilometri, ripetute, sfide agguerrite, titoli sardi vinti e tempi di valore: sugli 800 ha un personale di 1’59’’51, sui 1500 di 3’59’’12, sui 3000 di 8’35’’47, sui 5000 di 15’02’’21, sui 10000 in pista di 31’52’’17, sui 3000 siepi di 9’58’’46, sui 10 km e sui 5 km in strada di 31’02’’ e 15’11’’, sulla mezza maratona di 1h09’56’’. Ma dietro a questi risultati cronometrici, dietro alle vittorie, ai piazzamenti di rilievo e alle partecipazioni ai campionati italiani c’è molto altro: ovvero l’amore per una disciplina che va ben oltre l’aspetto cronometrico e che offre insegnamenti preziosi di cui fare tesoro giornalmente, dentro e, soprattutto, al di fuori delle piste. Insegnamenti appresi allenamento dopo allenamento che consentono di conoscersi realmente, come atleti e come persone.

Stefano è cominciata la tua venticinquesima stagione da atleta. In cosa sei cambiato maggiormente rispetto agli esordi?

È cambiato sicuramente il mio modo di fare atletica, c’è molta più consapevolezza. Quando si è agli inizi, si punta alla vittoria, a voler primeggiare ma con il tempo capisci che questi aspetti, che comunque sono importanti, non sono una priorità anzi. La corsa per me è sempre più una ricerca personale e ogni allenamento è un momento che mi godo al massimo.

Quali sono state le figure più importanti del tuo percorso?

Tutti i tecnici che ho avuto, persino chi mi ha seguito per pochissimo tempo, sono stati preziosi. Poi, chiaramente, ci sono state figure che hanno lasciato un segno particolare come Piero Ligas con cui sono stato otto anni e che per me è stata una figura paterna. Poi indubbiamente Nando Vicari che conosco da vent’anni e che mi segue dal 2008, inizialmente a distanza poi di persona dal 2010 circa. Quando Nando ha iniziato a seguirmi era ancora un atleta forte, quindi correvamo insieme, abbiamo sviluppato un’empatia fortissima, eravamo quasi in simbiosi. Nando è una persona di grandissima sensibilità, ha accettato le mie debolezze motivandomi sempre, senza mai mettermi pressioni. Con Nando mi sono sentito libero anche di sbagliare e questo per un atleta è un aspetto molto importante.

Nel tuo percorso sportivo hai disputato tante gare, qual è quella che ricordi con più emozione?

Probabilmente i campionati italiani su strada nel 2021 dei 10000 a Forlì dove sono arrivato secondo tra i Master 40 e dove ho stabilito il mio personale sulla distanza. Sono partito senza particolari aspettative, consapevole però di stare bene. Ho corso con massima serenità, divertendomi, e il risultato ottenuto ne è la dimostrazione.

A proposito dei campionati italiani, c’è una edizione a cui hai partecipato a cui sei particolarmente legato?

Sì, assolutamente. Ho un ricordo molto bello dei campionati di società Assoluti su pista con l’Amsicora nel 2009 a Comacchio dove ho disputato i 1500 e i 5000 migliorandomi in entrambe le distanze. Ho corso con atleti di spessore e questo mi ha motivato tantissimo.

Quali sono stati i tuoi punti di riferimento?

A mani basse Haile Gebrselassie e Hicham El Guerrouj, veri e propri re rispettivamente del mezzofondo prolungato e del mezzofondo veloce. Poi, senza dubbio, Kenenisa Bekele che reputo il mezzofondista più forte di sempre, nessuno ha mai avuto sino ad ora la sua completezza.

Ti sei cimentato su tutte le distanze, dagli 800 alla mezza maratona: quale prediligi?

Direi i 3000, perché è una gara dove occorre sia velocità che quel pizzico di resistenza in più che fa la differenza. Tornando indietro, mi sarebbe piaciuto curare anche i 3000 siepi che ho disputato solo due volte senza prepararli. Probabilmente, con le mie caratteristiche mi sarei potuto togliere qualche soddisfazione.

Come sei riuscito a far combaciare atletica, famiglia e lavoro?

Mettendomi in gioco con entusiasmo e tenacia, elementi che non possono mai mancare. Si può correre discretamente anche senza essere professionisti, certo il tempo è molto di meno e i sacrifici sono decisamente di più però sono scelte di vita che non mi hanno pesato e che mi hanno spinto a dare il meglio di me.

Hai qualche rammarico nel tuo percorso?

Direi di no, anche le esperienze non felici si sono rivelate poi preziose lezioni per fare meglio successivamente.

Stai cominciando a cimentarti anche nel ruolo di allenatore. Come ti trovi in questa veste?

È sicuramente un ruolo che mi piace e che spero di poter approfondire. Non mi interessa allenare tante persone giusto per fare numero, lo trovo controproducente e alla quantità ho sempre preferito la qualità. Vorrei trovare un gruppo di circa 5 massimo 6 persone in modo da seguirle con la massima attenzione. Un tecnico non può assolutamente tralasciare nulla, deve entrare nella mente di un atleta.

Che obiettivi ti sei posto per questa stagione?

Attualmente sono in una fase di costruzione, mi sto riprendendo da qualche acciacco influenzale e non voglio inseguire ossessivamente personali  o particolari obiettivi. Qualche gara in pista non mancherà, sui 1500 e sui 5000 in modo da dare brillantezza alla mia condizione però non saranno il focus principale. Sono proiettato per l’autunno e per le gare in strada, con particolare attenzione ai 10 km e alla mezza maratona.

Nelle prossime stagioni ti dedicherai anche alla maratona?

Spero di sì, chiaramente come tutti i mezzofondisti ho pensato al debutto su questa gara. Mi piacerebbe correrne almeno 2-3, poi vedremo. Ho un’idea di fare un primo test sui 42 km anche alla fine di quest’anno o all’inizio dell’anno prossimo però è ancora presto per decidere: vedremo strada facendo.

A distanza di venticinque anni dai tuoi esordi, cosa rappresenta per te l’atletica?

Per me l’atletica è una ricerca continua, la corsa è l’essenza della vita. Ogni allenamento è un arricchimento che consente di scoprire sempre nuovi lati di sé.

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Mattia Lasio

Mattia Lasio è un funambolo della parola. Si alterna tra prosa, rime, articoli, racconti e molto altro che presto sarà chiaro. Cagliaritano classe 1995, si occupa di sport, cultura, spettacoli con gli occhi ben aperti su una quotidianità buffa che racchiude mille storie, apparentemente, celate.

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