«La corsa è la perfetta via di mezzo tra fare ed essere, il miglior punto d’incontro tra questi due mondi. È uno sport molto profondo, dove quando trovi il tuo punto di equilibrio diventa tutto una magia: senti il tuo respiro, i tuoi passi, hai piena consapevolezza della tua mente e del tuo corpo. Sono sensazioni uniche e preziose». Pietro Arese non è solamente il primatista italiano assoluto dei 1500 capace nel 2024, dopo ben 34 anni, di migliorare un record appartenente per tantissimo tempo a un atleta del calibro di Genny Di Napoli ma molto di più. È un ragazzo che alla corsa si è approcciato sin dagli esordi con quella meticolosità e quella empatia rare da riscontrare, riuscendo a trarne arricchimento e spunti di riflessione a livello umano prima ancora che agonistico. Un aspetto, questo, che al portacolori della Fiamme Gialle, torinese classe 1999 autore di un 2024 superbo in cui ha colto il bronzo agli Europei outdoor sui 1500 oltre che l’ottavo posto su questa distanza alle Olimpiadi e la vittoria agli Europei di cross nella staffetta mista, consente di vivere l’atto della corsa non solamente come un semplice susseguirsi di passi verso nuove vittorie e nuovi personali ma come qualcosa di molto più significativo: il prendere atto che ogni chilometro affrontato è un tassello in più per una conoscenza di sé autentica e sincera.
Pietro il 6 agosto del 2024 alle Olimpiadi di Parigi hai siglato nuovamente il record italiano assoluto sui 1500 con il tempo di 3’30’’74. Che gara è stata?
Una gara velocissima e di grande livello, siamo partiti forti dall’inizio senza alcun tatticismo come invece si poteva ipotizzare trattandosi di una finale olimpica. È stata una prova tecnicamente difficilmente ma mentalmente facile perché sapevo di dover correre più forte possibile rimanendo attaccato al treno dei migliori più che potevo.
In quell’occasione potevi abbattere anche il muro dei 3’30’’?
Sinceramente ho fatto il massimo, più di così non potevo fare in quell’occasione. È stata una gara importantissima che mi ha dato insegnamenti preziosi per fare sempre meglio in futuro.
Come hai affrontato la preparazione invernale?
Abbiamo introdotto qualche novità, dettata dal fatto di essere reduce da un infortunio alla caviglia che chiaramente ha comportato delle modifiche nella mia preparazione. Ci siamo soffermati su esercizi riabilitativi per avere una maggiore mobilità, ad esempio.
Il 30 maggio 2024 con il tempo di 3’32’’13 hai siglato per la prima volta il record italiano sui 1500 migliorando il precedente record di Genny Di Napoli che durava da 34 anni. Che emozioni hai provato? Vi siete sentiti dopo la gara?
È stata una emozione piacevolmente strana, perché ripensando a quei frangenti mi accorgo di essermi emozionato tantissimo per quanto ottenuto e non mi aspettavo ciò accadesse. Sono attimi indimenticabili. Per quel che riguarda Genny, sì assolutamente ci siamo sentiti e incontrati personalmente due volte, mia madre mi ha fatto una sorpresa e lo ha invitato due volte a casa nostra a cena. Sono state due belle serate di cui conserverò sempre un ricordo affettuoso.
Il 3 febbraio 2024 a Metz hai stabilito anche il record nazionale indoor sui 3000 in 7’38’’42: come ti trovi nelle gare al coperto?
Non mi trovo assolutamente male, anzi: i miei primi risultati importanti li ho ottenuti proprio nelle gare indoor. Detto ciò, non mi aspettavo minimamente di fare il nuovo record italiano sui 3000 indoor, è stata una grande sorpresa. Credevo di correre non più forte di 7’45’’, però alla fine è andata decisamente meglio quindi non posso che essere soddisfatto di questo.
In futuro ti piacerebbe dedicarti anche ai 5000 dove hai già un tempo di livello come 13’35’’97 ottenuto lo scorso anno?
Non chiudo nessuna porta, correrò sicuramente in questi anni qualche 5000 ma il focus restano i 1500 almeno sino alle Olimpiadi di Los Angeles del 2028.
Nel tuo percorso sportivo quali sono stati i tuoi punti di riferimento?
Tutti coloro che, anno dopo anno, mi hanno spinto a dare il meglio di me. Ciascuno di loro, ciascuno degli atleti con cui mi sono confrontato, è stato da stimolo per pretendere sempre di più da me stesso.
A proposito di atleti, che opinione mai di un campione come Jakob Ingebrigtsen con cui tante volte hai gareggiato?
Inizialmente mi sembrava troppo pieno di sé, poi ho imparato a capirlo, ridimensionando il mio giudizio dopo aver preso consapevolezza della sua non facile situazione famigliare. Bisogna sempre approfondire cosa si cela dietro alcuni comportamenti delle persone che, in un primo momento, possono sembrare eccessivi e arroganti. Jakob è un atleta che non ha bisogno di presentazioni, si tratta di un fuoriclasse: è sempre stato corretto, non ha mai deriso nessuno e non si è mai lasciato andare a commenti irrispettosi verso gli avversari. Questo gli fa onore, così come il fatto di vivere l’atletica in maniera molto generosa senza tirarsi mai indietro.



Commento a Caldo | Cagliari – Roma 3-2