Marcello Guidi, giovane veterano del nuoto sardo

L’acqua è paziente, scrive saggiamente la poetessa canadese Margaret Atwood. Proprio come Marcello Guidi che con l’acqua ha un rapporto simbiotico e viscerale: un rapporto costituito da allenamenti intensi, tanti chilometri e sfide affrontate con caparbietà e dedizione. Elementi che gli hanno permesso di conquistare una splendida medaglia di bronzo ai campionati europei di Belgrado sui 5 km in acque libere con il tempo di 53’30’’80. Una medaglia inseguita da tempo a cui si è aggiunto anche l’argento nella staffetta 4×1500 mista. Un bronzo e un argento che testimoniano la classe e la crescita di una delle eccellenze a livello internazionale del nuoto sardo, portacolori delle Fiamme Oro-Rari Nantes Cagliari. Risultati di questa caratura a tanti farebbero girare la testa ma non a Marcello Guidi. Il ventisettenne cagliaritano, infatti, mantiene un profilo basso che lo caratterizza da sempre e proietta il suo sguardo verso nuovi traguardi da raggiungere tramite bracciate e gambate grazie a cui lasciare il proprio segno ancora una volta in maniera indelebile.

Marcello agli Europei di Belgrado è finalmente arrivata la medaglia che tanto inseguivi. Ti aspettavi un risultato simile?

La speranza c’è sempre stata e non mi ha mai abbandonato, questo era il mio obiettivo da una vita. Rispetto agli altri anni ho più esperienza e questo fattore mi ha dato quel qualcosa in più che ha fatto la differenza. È stata una gara molto veloce, la partenza è stata tiratissima e l’ho patita un po’ tenendo conto che ero reduce da una mononucleosi di cui mi porto ancora i segni. Ho avuto per tutta la gara dolore al fegato ma non mi sono demoralizzato: le gambe giravano bene, sono rimasto concentrato, consapevole di poter dire la mia.

Oltre al bronzo ottenuto a livello individuale, hai conquistato nella staffetta anche la medaglia d’argento.

Già, è stata una bellissima soddisfazione. Sentivo la stanchezza della 5 km sulle gambe ma sapevo che potevamo dire la nostra e che non avevamo niente di meno rispetto alle altre nazionali impegnate in gara. Ho disputato la quarta frazione, sono riuscito a difendere la seconda piazza tenendo a debita distanza gli inseguitori. Fortunatamente avevamo un vantaggio considerevole, quindi la mia è stata una prova di controllo.

Cosa è mancato le altre volte per salire sul podio?

Probabilmente la consapevolezza di ciò che potevo fare e l’esperienza. Il nuoto di fondo è uno sport di situazione che va interpretato in ogni frangente al meglio, basta un piccolo errore e si perdono posizioni preziose. Ecco stavolta, memore anche di qualche piccolo errore commesso in passato, sono riuscito a leggere la gara senza sbavature e questo mi ha permesso di mettermi al collo un bronzo che inseguivo da tanto tempo.

In cosa sei cambiato di più dal tuo esordio agli Europei del 2018 a Glasgow dove arrivasti quinto proprio sulla 5 km?

Direi sicuramente nell’approccio alla gara, che è decisamente diverso. Rispetto al passato, ho meno timore e sento meno la tensione, inoltre nuoto subito nelle posizioni di testa mentre prima ero molto più attendista e questo fattore mi ha spesso giocato contro.

Alla Coppa del Mondo a Golfo Aranci il 24 maggio sei arrivato ventunesimo sulla 10 km in 1h50’21’’50: che gara è stata?

Gareggiare in casa è sempre bellissimo, per me è stata una grande emozione e una gara particolarmente sentita dal punto di vista umano. Non mi sono espresso, sotto il profilo tecnico, come avrei voluto: all’ultimo giro mi sono letteralmente spento, l’acqua fredda e gli strascichi della mononucleosi hanno fiaccato le mie energie ma non mi lamento, fa parte del gioco. Sono felicissimo di avere gareggiato nella mia terra, l’organizzazione è stata impeccabile.

Passiamo alle gare in vasca: al Trofeo Sette Colli hai colto l’ottavo posto sui 1500 stile libero in 15’12’’12: sei soddisfatto?

Direi di sì, dopo gli Europei di Belgrado non avevo particolari pretese. Ho disputato questi 1500 per divertirmi e per vedere un po’ la mia tenuta in una gara veloce. Anche in questo caso è stato molto emozionante scendere in vasca, vivo a Roma da tre anni, per me è come una seconda casa ormai.

Il 9 marzo hai siglato il record sardo assoluto sui 1500 stile libero in 15’03’’72 cogliendo il secondo posto ai Tricolori Assoluti primaverili in vasca lunga a un solo secondo e un centesimo dal tuo compagno di squadra Luca De Tullio.

Proprio così, sono felicissimo di quanto ottenuto, non mi aspettavo minimamente di realizzare il mio personale e di esprimermi su questi livelli. È stata una gara accorta la mia, tutta in rimonta. Luca ne aveva più di me gli ultimi 50 metri essendo più veloce, personalmente ho dato il massimo e non ho nessun rammarico.

Che gare hai in programma ora?

La stagione sta terminando, non ho particolari obiettivi. Farò il 27 luglio la prova di fondo della Cagliari-Poetto, manifestazione a cui sono particolarmente legato in cui ho mosso i miei primi passi, poi a inizio agosto sarò a Navia per un’altra gara in acque libere. Il mio sguardo è già focalizzato per la qualificazione ai Mondiali del prossimo anno a Luglio a Singapore.

Credi che questa sia stata la tua migliore stagione in carriera sino a oggi?

Vedendo i risultati potrebbe anche essere definita la mia stagione migliore ma, dal mio punto di vista, direi che è stato l’anno più complicato per vari motivi. Non sono, ad esempio, riuscito a esprimermi come avrei voluto sulla 10 km e su questa distanza ho una gran voglia di riscattarmi. Prendo tutto ciò che di buono c’è stato quest’anno, senza adagiarmi minimamente, consapevole di poter fare ancora molto meglio il prossimo anno.

Immagine di Mattia Lasio

Mattia Lasio

Mattia Lasio è un funambolo della parola. Si alterna tra prosa, rime, articoli, racconti e molto altro che presto sarà chiaro. Cagliaritano classe 1995, si occupa di sport, cultura, spettacoli con gli occhi ben aperti su una quotidianità buffa che racchiude mille storie, apparentemente, celate.

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