Dedizione, scrupolosità, massima cura per i singoli dettagli. Tutti questi elementi sono tasselli essenziali nel percorso di un atleta, a cui si aggiunge la consapevolezza che i limiti possono essere superati e che le proprie paure possono rappresentare uno stimolo prezioso per pretendere il massimo da se stessi. Francesco Fortunato, marciatore pugliese classe 1994 portacolori delle Fiamme Gialle primatista mondiale al coperto sulla distanza dei cinquemila metri, è pienamente conscio di ciò e grazie a un talento innato e a una determinazione coriacea si è ritagliato un ruolo di spicco nel panorama internazionale. A dimostrazione di ciò, spicca la vittoria a Brasilia il 12 aprile sulla distanza della mezza maratona di marcia in occasione dei campionati mondiali a squadre. Un risultato di grande rilevanza, un successo che dimostra non solamente lo spessore di un atleta che da anni è in grado di distinguersi con personalità e classe ma anche l’importanza del mettersi alla prova senza mai darsi per vinti, nonostante gli inconvenienti siano all’ordine del giorno. Spessore agonistico, determinazione e abnegazione sono i suoi marchi di fabbrica, armi vincenti per raggiungere allenamento dopo allenamento e gara dopo gara traguardi sempre più ambiziosi.
Francesco quando hai scelto di dedicarti alla marcia?
Ho scelto di dedicarmi alla marcia nel 2009, avevo 15 anni all’epoca. Praticavo già il mezzofondo ma poi per pura curiosità decisi di cimentarmi nella marcia, scoprendo praticamente subito di essere portato per questa disciplina e di avere il talento che occorreva per farla. Da quel momento in poi ho deciso di dedicarmi a essa e di continuare nel corso degli anni.
Cosa ami di più della tua disciplina?
Il mio rapporto con la marcia mi sento di definirlo come un rapporto di amore e odio. Sono affascinato dalla tecnica di marcia e dal gesto atletico che, però, è lo stesso fattore che suscita dibattiti e che rende questa disciplina un po’ controversa agli occhi del pubblico. Ciò che mi piace di più di una disciplina come la marcia è il fatto che sia un qualcosa dove viene fuori la componente della resistenza, fisica e mentale, aspetto questo che l’accomuna anche ad altre discipline come ad esempio il mezzofondo.
Ai mondiali a squadre sulla mezza maratona a Brasilia, il 12 aprile, hai ottenuto la vittoria: che sensazioni avevi in gara? Ti aspettavi un risultato di questo tipo?
A Brasilia ho vinto, già, ma non me lo aspettavo proprio. Ho avuto delle sensazioni molto contrastanti in gara perché a livello fisico mi sentivo molto bene, a livello mentale invece è stato il tutto un po’ come una montagna russa in quanto mi sentivo molto teso. Appena partito ho avuto subito buone sensazioni, ero carico poi dopo aver ricevuto delle ammonizioni da parte dei giudici ho iniziato a pensare parecchio a questo aspetto il che non mi ha aiutato di certo perché è stato per me motivo di preoccupazione. Nel finale, nonostante tutto, sono riuscito a ritrovare coraggio e fiducia per poter vincere la gara e così è stato, quindi chiaramente ho avuto il lieto fine che cercavo.
Come è stato cimentarti per la prima volta sulla distanza della mezza maratona?
Ho approcciato la gara come se fosse una 20 km quindi, in sostanza, non c’è stata grande differenza anche se qualche piccolo imprevisto salta fuori sempre infatti, ad un certo punto, ho sbagliato il conteggio dei giri e questo non è stato piacevolissimo ecco. Nonostante questo, sono riuscito a mantenere la calma e a proseguire senza che questo inconveniente inficiasse la mia prestazione.
Sei soddisfatto del tuo crono di 1h27’25’’?
Il crono ovviamente non è eccezionale ma il tutto va contestualizzato tenendo conto delle condizioni ambientali della giornata in cui abbiamo gareggiato: c’era un clima molto caldo, gareggiavamo in quota, il vento era fortissimo e questo di certo non aiutava. Sono fattori che influiscono notevolmente sulla prestazione cronometrica ma poco male perché, alla fine, in queste competizioni il cronometro conta poco mentre risulta fondamentale la posizione. Sicuramente, in un contesto differente e con delle condizioni ambientali diverse, credo di valere almeno quattro minuti meglio rispetto al tempo che ho siglato a Brasilia.
Nel 2010 hai vinto la tua prima medaglia importante, ovvero il bronzo ai Tricolori Allievi sui 5000: che ricordo hai di quel momento?
Onestamente non ho un ricordo felicissimo di quella giornata, partivo con l’obiettivo di vincere la gara e così non andò. Fu una gara molto difficile dove non sono riuscito ad esprimermi al meglio. Ho un ricordo decisamente migliore del primo titolo italiano che vinsi da Juniores nel 2012.
Il 28 febbraio hai siglato il record del mondo sui 5 km indoor con il tempo di 17’54’’48 ad Ancona: te lo aspettavi? Come ti sentivi durante la gara?
Non posso dire che me lo aspettavo ma sono partito con l’intenzione di riprovarci dopo la beffa dell’anno scorso in cui avevo siglato il record del mondo ma non mi fu omologato. Quest’anno partivo con la tensione di dovermi riconfermare e con la paura di non riuscire a ottenere un risultato del genere, questa è stata sicuramente la parte più difficile con cui fare i conti ma che sono riuscito a gestire. A livello fisico stavo veramente bene, ho avuto ottime sensazioni, proprio durante la gara ho acquisito sempre più fiducia e mi sono lasciato andare a una progressione che mi ha consentito di stabilire il record del mondo.
In quale tra le distanze della marcia ti trovi meglio?
Io mi trovo sicuramente meglio nelle distanze più corte. Pur avendo vinto ai campionati del mondo di Brasilia nella distanza della mezza maratona, le mie caratteristiche mi portano a essere più competitivo nelle gare tra i 5 e i 10 chilometri in cui do il meglio di me grazie alle mie caratteristiche sia fisiche che mentali. Al netto di ciò, continuerò a preparare con massimo impegno la distanza della mezza maratona per essere sempre più competitivo. Le distanze più lunghe hanno sempre rappresentato un po’ il mio cruccio, proprio per questo vincere i mondiali sulla distanza dei 21 chilometri è parecchio significativo per me e mi riempie di orgoglio.
Crediti: foto di copertina appartenente a Grana/FIDAL



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