«Il rispetto per gli altri e l’importanza dell’educazione sono gli insegnamenti più preziosi che l’atletica mi ha trasmesso. Grazie all’atletica ho ampliato i miei orizzonti, mi sono messo in gioco senza mai arrendermi. Le sarò sempre grato per la grande occasione che mi ha dato». Ferdinando Vicari calca da una vita il tartan e a distanza di tanti anni conserva ancora quell’amore genuino e puro verso la corsa non sempre facile da riscontrare. Classe 1973 nato a Taurianova, trasferitosi in Sardegna nel 2010, è stato uno degli esponenti più forti del mezzofondo italiano militando tra le file del Corpo Sportivo della Forestale e il suo curriculum agonistico parla chiaro: sui 1500 ha un personale di 3’38’’74, sui 2000 di 5’03’’65, sui 3000 di 7’47’’76 e sui 5000 di 13’54’’ per quel che riguarda le gare all’aperto. Nel suo palmares spiccano i due titoli italiani under 23 sui 3000 siepi a Bressanone nel 1993 e sui 3000 indoor a Busto Arsizio nel 1995, senza dimenticare le convocazioni in nazionale e i tre secondi posti ai Tricolori Assoluti su pista. Risultati importanti, dietro cui si cela fatica, perseveranza e la consapevolezza che ci si può sempre rialzare anche negli istanti più difficili.
«La mia avventura nell’atletica comincia quando avevo 10 anni», racconta Vicari soprannominato da tutti affettuosamente ‘’Nando’’. «Partecipai a una gara patronale di 4 km su strada, vincendo nella mia categoria. Fu merito di mio zio e fu un qualcosa di assolutamente casuale. Gli si guastò la macchina e passò a casa mia, chiedendo a mio padre di prestargli la sua auto. Dato che doveva accompagnare alcuni giovani atleti a questa gara mi chiese di andare con lui e io lo seguii. Da quel momento ci ho preso gusto e ho iniziato a correre con maggiore frequenza. Sino ai 16 anni ho alternato l’atletica al calcio, sport che amavo e in cui giocavo come terzino». Il momento della svolta è arrivato nel 1990, dopo i campionati italiani Allievi su pista. «Arrivai quarto sui 1500 siepi, migliorandomi di otto secondi e rimanendo in testa sino agli ultimi 150 metri, fu una gara folle e davvero emozionante. Venni notato da alcuni osservatori della Forestale che mi proposero di trasferirmi a Rieti, cosa che feci alla fine dell’anno. Trasferirmi dalla Calabria a Rieti è stato fondamentale, mi ha permesso di fare un salto di qualità importantissimo a livello tecnico e mentale. Avevo tutto a portata di mano, sino a quel momento per potermi allenare in pista dovevo farmi 70 km e potevo andarci solamente due volte alla settimana, insomma non erano le condizioni migliori. Ero affamato e pronto a dare il meglio di me per realizzare il mio sogno. I primi mesi non stati semplicissimi, ho avuto degli intoppi fisici che mi hanno tenuto fermo ma poi sono riuscito ad adeguarmi e a proseguire nel mio cammino a pieno ritmo».
Sono state tante le figure importanti nel percorso di Nando, come ad esempio i tecnici che lo hanno seguito nella sua carriera da atleta come Luigi Esposito, Rocco Romeo, Ennio Panetti e Angelo Carosi con cui in precedenza corse anche assieme appena trasferitosi a Rieti. Tanti anche i momenti di grande significato umano e sportivo da ricordare. «Ricordo con molta emozione i Mondiali Juniores del 1992 su pista, mi classificai nono sui 3000 siepi e fui il primo degli esclusi dalla finale. Ero in camera con Davide Cadoni, il più forte ottocentista sardo di sempre, legammo immediatamente e ancora oggi abbiamo conservato un bel rapporto. Conoscevo anche Salvatore Orgiana, altro bel talento del fondo sardo». La tenacia è sempre stata il suo marchio di fabbrica e grazie alla sua determinazione è stato in grado di superare istanti di grande complessità. «Nell’ottobre del 1996 ebbi un brutto incidente stradale insieme alla mia fidanzata dell’epoca Daniela Chiodi, giovane fondista di grande talento che purtroppo perse la vita in quella circostanza. Io mi ruppi il tendine rotuleo e mi misero 120 punti di sutura. I medici mi dissero che la mia carriera era finita ma nonostante ciò non ho mollato. Sapevo di avere ancora tanto da dare e con il supporto di chi mi era accanto sono tornato in pista ancora più determinato di prima».
Il periodo dal 1998 al 2003 ha rappresentato quello degli anni del picco della sua forma fisica, anche se non va dimenticato anche il 1995 anno in cui Vicari si laureò vice campione italiano assoluto sui 3000 metri indoor. «Il 1998 è stato un anno molto bello, all’insegna della rivalsa: arrivai terzo ai Tricolori Assoluti indoor e outdoor sui 1500 rispettivamente a Genova e a Roma». Nelle gare indoor ha siglato personali del calibro di 3’40’’71 sui 1500 e di 7’51’’98 sui 3000, dimostrando di essere performante al massimo sia nelle prove outdoor che in quelle al coperto. «Ho sempre amato molto le gare indoor, mi trovavo molto bene e direi anche meglio rispetto a quelle outdoor, grazie alla mia corsa con frequenza molto agile. Riuscivo nelle gare al coperto ad esprimermi meglio sia dal punto di vista fisico che psicologico». La sua gara preferita e in cui ha dato il meglio di sé resta quella dei 3000 metri. «I 3000 sono la prova in cui mi sono espresso meglio, mi sentivo padrone di me stesso metro per metro. Avrei voluto fare qualcosa di migliore sui 5000, tutti mi dicevano che era quella la mia distanza ma la pativo dal punto di vista psicologico. Sui 3000, invece, ero perfettamente a mio agio».
Gli aneddoti sulle gare svolte nel corso della sua carriera sono tanti e affascinanti, sia per quel che riguarda le vittorie sia per quel che riguarda le sconfitte. «Nel 2001 a Catania giunsi secondo sui 1500 ai Tricolori outdoor assoluti, nel 2002 sempre sui 1500 arrivai ancora una volta secondo ma ai Tricolori assoluti indoor. In entrambe le occasioni partivo come favorito ma poi le cose andarono diversamente, mi è mancata un po’ di cattiveria agonistica ma non ho comunque rimpianti, anche le gare non andate al meglio servono per fare esperienza e prendere consapevolezza del proprio percorso». Il trasferimento definitivo in Sardegna è arrivato nel 2010, qualche anno dopo la fine della sua carriera a livello professionistico. «Conoscevo già la Sardegna, la prima volta che venni nell’Isola era nel 1996 in occasione del meeting ‘’Terra Sarda’’ di Oristano. Presi parte ai 3000, ricordo che Antonio Azzena in quell’occasione siglò il record sardo assoluto che dura ancora oggi, fu una bellissima giornata. Essendo calabrese, ambientarmi in Sardegna è stato un gioco da ragazzi, chi viene dal Meridione è accomunato da tanti fattori. Amo profondamente la Sardegna e non solo per il suo bellissimo mare e per il clima ma per la grande generosità e per l’approccio alla vita che solo i sardi hanno. Amo tanto anche le zone di montagna, come ad esempio la foresta di Burgos dove si possono osservare scenari davvero splendidi». Seppur la sua carriera professionistica sia terminata da tempo, Nando ancora oggi si dedica alla corsa con frequenza. «Corro per puro benessere fisico e mentale cinque volte alla settimana, faccio circa dieci chilometri ad uscita. Senza alcuno stress e obiettivo, corro perpuro divertimento, vivendo la corsa come una vera e propria filosofia di vita, un toccasana unico per tutti coloro che la praticano».
Con il suo trasferimento in Sardegna, Nando Vicari ha cominciato a intraprendere anche il percorso come allenatore, ruolo a cui si dedica giornalmente per la società Atletica Edoardo Sanna di Elmas, squadra del presidente Fernando Usai di cui il prossimo anno ricorreranno i vent’anni dalla fondazione e per cui Vicari ricopre il ruolo di direttore tecnico responsabile, seguendo atleti di talento come Daniele Schirru, Elisa Spazzafumo, Raimonda Nieddu, Elia Pala, Davide Erriu, Lorenzo Pontillo, Alessandro Mura, Alice Floris, figlia primogenita di Stefano Floris uno dei principali esponenti del mezzofondo e del fondo sardo, Viola Piras – precedentemente allenata dal tecnico campano della società ”Il Sogno delle Giovani Promesse Maracalagonis” Arturo Zullo dal 2016 al 2024 – e Matteo Medda, senza dimenticare anche Elsa Farris classe 1976 tra le esponenti di primo piano del fondo sardo, l’anno scorso campionessa sarda assoluta di corsa su strada sui 5 km, seguita da Vicari dal 2011 al 2017. «Iniziai a seguire gli atleti nel 2010, all’epoca correvo ancora e gareggiavo per la società Amsicora. La prima persona che ho allenato è stato proprio Stefano Floris che ho seguito per tanti anni. Ho cominciato ad allenare con gli adulti poi dal 2014 ho iniziato a seguire anche il settore giovanile. Allenare gli altri è un’esperienza magica, quando sono al campo voglio creare un ambiente sereno e positivo. Vedere i giovani lottare e battersi per i propri sogni è una emozione unica e condividere con loro questi momenti di grande crescita è un arricchimento umano incredibile, di cui vado orgoglioso».



Commento a Caldo | Palermo – Cagliari 2-1