Un sogno va coltivato giorno dopo giorno, con tenacia e perseveranza. Perseveranza incrollabile che non può mancare. Perseveranza da intendere come arte da praticare quotidianamente, da affinare, da fare propria. Fausto Desalu, trentunenne portacolori delle Fiamme Gialle, questo lo sa molto bene e di applicarsi all’arte della perseveranza non ha mai smesso, riuscendo grazie a questo fattore a ottenere il massimo riconoscimento a cui un atleta può ambire: il titolo olimpico, il 6 agosto del 2021, a Tokyo con la magica staffetta 4×100 italiana – costituita da Filippo Tortu, Lorenzo Patta e Marcell Jacobs – che in quell’occasione siglò anche il nuovo record italiano in 37’’50. Una sera indimenticabile, destinata a rimanere impressa per sempre. Sono trascorsi già quattro anni da allora eppure Desalu non ha perso minimamente gli stimoli e il desiderio di migliorarsi, continuando il suo percorso di crescita con quella umiltà genuina e quella abnegazione che lo caratterizzano da sempre. Tratti distintivi, dentro e fuori le piste di atletica, che lo hanno reso prima ancora che un atleta di indubbio spessore un ragazzo di grande empatia e maturità, portavoce di valori umani e sociali preziosi.
Fausto hai iniziato a correre nel 2007 nell’Interflumina di Casalmaggiore, che ricordi hai degli esordi?
In precedenza ho fatto calcio in seconda elementare ma per soli tre mesi, non mi divertivo granché. Ho ripreso a fare sport in seconda media, a notarmi fu il mio professore di educazione fisica e poco dopo il mio ex allenatore che mi spinse subito a praticare l’atletica leggera. Verso la fine dell’anno scolastico disputai una gara sui 60 metri e la vinsi, questo mi diede morale e fiducia, compresi di essere bravo in qualcosa e questo mi dava una marcia in più. Successivamente, l’atletica è diventata per me una vera e propria vocazione.
Quando esattamente?
Per l’esattezza il 13 ottobre 2008, durante i campionati italiani Cadetti su pista nel glorioso Stadio Olimpico di Roma. Essere in un contesto del genere, dove hanno corso campionissimi come Livio Berruti, mi ha fatto scattare qualcosa dentro. In quel momento, mi sono posto l’obiettivo di diventare un atleta professionista, di prendere parte alle Olimpiadi e di riuscire a vincerle. Beh, dopo tredici anni sono riuscito a raggiungere questi tre obiettivi.
Cosa rappresenta per te l’atletica?
L’atletica, sin da allora, era il mio fuoco sacro, ci pensavo costantemente, sia poco prima di addormentarmi che al risveglio. Sapevo di poter lasciare il segno e non ho mai mollato, nonostante tanti bassi e pochi alti che sono inevitabili nella vita di un atleta. Ho fatto tante rinunce, non voglio parlare di sacrifici perché è un termine che non uso e che suona come obbligo mentre io ho fatto tutto questo in massima libertà e lo rifarei senza alcuna esitazione. Ci tengo a dire che l’impegno, soprattutto un impegno incessante e caparbio, è fondamentale per emergere: non cade nulla dal cielo, i grandi risultati sono frutto di un cammino complesso e costante.
Lo scorso anno hai siglato il tuo personale sui 200 in 20’’08 migliorando il tuo precedente personale di 20’’13 risalente al 2018: che gara è stata?
Sono partito molto piano, il lanciato è stato ottimo ma la partenza poteva essere sicuramente più veloce ed efficiente. Partendo meglio potevo avvicinarmi al muro dei 20 secondi netti. Dal 2018 al 2023 sono stati anni non semplici, mi sono messo addosso tante pressioni e questo non ha aiutato. A quel punto ho compreso che dovevo cambiare rotta, ho lavorato molto su me stesso cambiando mentalità. Il 2024 per me ha rappresentato un momento importante di crescita, un momento di nuova consapevolezza, ho trovato una nuova dimensione da cui ripartire.
Nel 2023 ti sei cimentato in due occasioni anche sui 400 cogliendo un ottimo personale a Savona il 24 maggio in 46’’15: ti rivedremo spesso su questa distanza?
Mi hanno sempre detto che mi vedono molto bene in questa gara parecchio dura infatti viene ribattezzata il ‘’giro della morte’’ non a caso. I 400 mi piacciono, non mi tiro indietro e mi piace mettermi in gioco, poi sono utili per i 200 quindi fare questa gara non può che essere importante per me. Comunque, attualmente, il focus restano i 200, vedremo poi strada facendo, è tutto in divenire.
Nelle categorie giovanili hai disputato spesso, facendoti notare, le gare con gli ostacoli. Quanto sono state importanti per la tua crescita?
Gli ostacoli sono stati importanti, indubbiamente, anche se non sono gare che sinceramente mi mancano. All’epoca erano una fase di passaggio naturale in quanto il mio ex allenatore seguiva con particolare attenzione quel settore quindi un po’ tutti i suoi atleti disputavano quelle prove. Detto ciò, gli ostacoli mi hanno aiutato perché sono una metafora perfetta della vita, mi è capitato tante volte di sbattere su di essi e di cadere, questo è stato molto istruttivo e motivante.
Cosa hai provato a Tokyo nel 2021 prima di dare il testimone a Filippo Tortu?
È difficilissimo da spiegare, sono attimi davvero unici quelli. Sapevo di dover dare tutto e di dover correre fortissimo, ero supportato da una fiducia immensa, sapevo che la vittoria sarebbe stata nostra. Cinque secondi prima di entrare in pista, ci siamo guardati con Lorenzo, Filippo e Marcell e ci siamo detti: andiamo a vincere. Non era una frase fatta, sapevamo di poterlo fare davvero e ogni cellula del nostro corpo emanava vibrazioni positive.
Quali sono i tuoi obiettivi per il 2025?
Il primo obiettivo era quello delle World Relays che abbiamo disputato a maggio, riuscendo a qualificarci per i Mondiali di Tokyo di questa estate nella 4×100. Il primo step è stato superato e questo ci dà morale. A livello individuale, il 25 maggio gareggerò sui 200 metri a Bruxelles, farò durante la stagione anche varie volte i 100 metri perché sono fondamentali per velocizzarmi. Il mio obiettivo è quello di avvicinarmi sempre di più al muro dei 20 secondi netti e di riuscire ad abbatterlo, so di poterlo fare. Chiaramente, lo sguardo è rivolto anche alla staffetta dove speriamo di poter fare qualcosa di importante e di riconfermarci ad alti livelli.
Qual è l’insegnamento più prezioso che ti ha trasmesso l’atletica?
L’atletica mi ha dato un obiettivo da raggiungere e mi ha spinto a dare il meglio di me per conseguirlo. Mi ha insegnato che non bisogna arrendersi davanti ai fallimenti e che bisogna insistere, applicandosi con massima scrupolosità. L’atletica mi ha fatto capire l’importanza della disciplina e che ogni aspetto – dentro la pista e al di fuori di essa – va curato nei minimi dettagli. Se ti poni un obiettivo, nonostante le batoste, prima o poi lo raggiungi: non bisogna mai smettere di crederci e di provarci.



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