Antonino Lollo e la bellezza della corsa tra tenacia e altruismo

Quando si è a contatto con la fatica, quella più autentica e a tratti anche cattiva, si comprende l’importanza dell’arte della resistenza, sia fisica che mentale. C’è chi della fatica ha timore, chi invece nei momenti di difficoltà riesce a mantenere la lucidità e a tirare fuori da sé l’asso della manica che fa la differenza. in questa categoria rientra sicuramente il fondista siculo Antonino Lollo, classe 1990 portacolori del Gruppo Alpinistico Vertovese, che della resistenza ha fatto il suo marchio di fabbrica e, soprattutto, da questo elemento ha tratto gli insegnamenti più preziosi come la consapevolezza che fare sport non significa semplicemente primeggiare o migliorarsi cronometricamente ma, soprattutto, sviluppare virtù come la sensibilità e l’empatia, essenziali per rapportarsi con gli altri e donare loro una mano nel momento in cui ne hanno maggiormente bisogno.

Antonino il 3 maggio hai vinto il titolo europeo tra i Master 35 nella mezza maratona a Catania: che  bilancio trai da questa esperienza?

Sono molto contento della mia prestazione, ho cercato di dare il massimo soprattutto nel finale attaccando e incrementando il ritmo consapevole che quello fosse il momento decisivo. È stata una gara molto emozionante, soprattutto perché gareggiare nella propria terra ovvero la Sicilia con la maglia della nazionale è qualcosa di unico che rappresenta un ricordo indelebile.

Nel 2021 hai conquistato il titolo italiano assoluto di maratona a Reggio Emilia con il personale di 2h16’22”: che ricordi hai di quel giorno e cosa ha rappresentato nel tuo cammino sportivo?

Mi porto con me dei ricordi stupendi, il 2021 è stato un anno molto bello e molto intenso, ricco di tanti momenti stimolanti che poi sono culminati con la vittoria del titolo italiano assoluto di maratona, gara a cui arrivavo con un’ottima preparazione sulle gambe che mi ha permesso di poter primeggiare. Nel mio cammino sportivo ho fatto tanti sacrifici, sin da quando facevo ciclismo dai 12 ai 26 anni, questa vittoria mi ripaga di tutto. Correre forte dovendo far combaciare anche il lavoro non è semplice anzi, soprattutto quando si vogliono ottenere risultati importanti ma con tanto impegno e determinazione si possono raggiungere anche gli obiettivi più ambiziosi.

 Facciamo un passo indietro: quando e come hai iniziato a correre?

Ho iniziato a correre intorno ai 26 anni, per un lungo periodo ho fatto ciclismo in una fase che va dai 12 ai 26 anni e questa ha rappresentato per me un’esperienza sicuramente fondamentale ed entusiasmante. Ho avuto l’onore di correre con corridori di grandissimo livello come Rafal Majka e Vincenzo Nibali, senza dimenticare Fabio Aru, Davide Formolo, Alberto Bettiol, Damiano Caruso e altri. Nibali per me, essendo anche un mio conterraneo, ha sempre rappresentato un grande punto di riferimento. Il ciclismo è stato molto importante per la mia crescita perché mi ha formato sia dal punto di vista umano che dal punto di vista sportivo, mi ha dato una forma mentis che poi è stata molto importante quando ho cominciato a fare atletica.

Quali sono stati nel tuo percorso sportivo i tuoi punti di riferimento?

Il sottoscritto in primis, con il desiderio costante di sfidare me stesso prima di tutto, pretendendo sempre di più da ciò che facevo, ponendomi di volta in volta nuovi obiettivi da raggiungere con grinta e determinazione, elementi fondamentali per non mollare mai e proseguire nel proprio cammino.

Nel corso degli anni hai gareggiato spesso in Sardegna: come nasce il tuo rapporto con l’Isola?

Sì, ho avuto il piacere di gareggiare varie volte in Sardegna essendo la mia compagna di origini sarde, sua madre e i suoi nonni sono di Muravera. Nell’Isola sono venuto in più occasioni durante le vacanze estive, ho avuto il piacere di essere chiamato in varie gare prestigiose in Sardegna come ad esempio a Chia, a Oristano, Cagliari che rappresentano degli appuntamenti di rilievo nel calendario regionale sardo. Io, inoltre, essendo isolano in quanto siculo mi sono sempre trovato a mio agio e benissimo in Sardegna, porto con me dei ricordi umani e sportivi bellissimi, come ad esempio la vittoria a Chia in un percorso selettivo circondato da un paesaggio davvero stupendo.

Una volta terminata la tua carriera da atleta ti piacerebbe cimentarti nel ruolo di allenatore?

In prospettiva futura non è una cosa che escludo, avendo accumulato sicuramente tanta esperienza nel corso degli anni però attualmente preferisco concentrarmi sul mio percorso da atleta, cercando di essere il più competitivo possibile.

Quali sono gli insegnamenti più preziosi che ti hanno trasmesso le discipline sportive che hai praticato in questi anni?

Sia il ciclismo che l’atletica mi hanno trasmesso tantissimi insegnamenti preziosi, tra l’altro cimentarsi in una gara come quella della maratona ti tempra ulteriormente, insegnandoti a non mollare mai e a gestire la sofferenza fisica e mentale nei momenti difficili che si presentano. In maratona e nella vita quotidiana ci sono momenti belli e momenti decisamente meno belli, correre i 42 chilometri rappresenta una scuola di vita molto preziosa. Fare sport, soprattutto discipline di resistenza, mi ha insegnato l’importanza dell’altruismo e questo è uno degli insegnamenti più significativi che mi porto appresso: nel 2021 ho donato la maglia tricolore del titolo assoluto di maratona alla piccola Federica, una bambina che stava lottando contro al leucemia , era un qualcosa che ci tenevo tantissimo a fare. Nel 2020 ho donato il mio stipendio a quattro ospedali italiani per l’acquisto di materiale ospedaliero, mentre lo scorso anno un defibrillatore alla Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori del Comune di Clusone nel quale abito. Sono diventato anche testimonial di Admo, mi sono tipizzato per iscrivermi al registro dei donatori per essere chiamato qualora ci fosse la necessità della donazione del midollo osseo, in modo tale da salvare una vita a chi si trova in una situazione così delicata. Lo sport può giocare un ruolo decisivo anche in questo ambito, in quanto consente di sensibilizzare riguardo tematiche molto rilevanti. Fare sport ti fa capire quanto è importante mettersi nei panni degli altri e ti insegna a essere altruista, dando una mano di aiuto a chi si trova in difficoltà.

Immagine di Mattia Lasio

Mattia Lasio

Mattia Lasio è un funambolo della parola. Si alterna tra prosa, rime, articoli, racconti e molto altro che presto sarà chiaro. Cagliaritano classe 1995, si occupa di sport, cultura, spettacoli con gli occhi ben aperti su una quotidianità buffa che racchiude mille storie, apparentemente, celate.

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