Solo sognando e restando fedeli ai sogni riusciremo a essere migliori, afferma Luis Sepúlveda – narratore cileno classe 1949 – uno dei più grandi scrittori di sempre venuto a mancare nel 2020. E di queste parole preziose ha fatto tesoro Antonella Palmisano, marciatrice trentatreenne pugliese portacolori delle Fiamme Gialle, che nel 2021 a Tokyo si è laureata campionessa olimpica nella 20 km di marcia – distanza in cui lo scorso anno ha fatto suo anche il titolo europeo a Roma – al termine di una gara emozionante e caparbia destinata a rimanere impressa nella memoria di tutti gli appassionati di sport. Vent’anni di attività agonistica alla spalle e un amore per l’atletica leggera sempre più forte con il tempo che passa: Antonella, seguita dall’esperto tecnico Lorenzo Dessì, guarda con fiducia alla nuova stagione pronta a entrare nel vivo, dove gli appuntamenti prestigiosi si fanno sempre più vicini. Appuntamenti a cui si sta preparando con la consueta meticolosità che la caratterizza sin dagli esordi e quella determinazione che non l’ha mai abbandonata e che indirizza la sua marcia verso nuovi e ambiziosi traguardi da raggiungere.
Antonella ai campionati europei a squadre sui 35 km a Podebrady all’esordio sulla distanza hai stabilito il record italiano Assoluto in 2h39’35’’. Ti aspettavi un risultato di questo livello?
Non mi aspettavo assolutamente di siglare il record italiano, puntavo per la prima uscita a ottenere un tempo di 2h44’ circa. È stata una bella sorpresa, soprattutto sono contenta perché finalmente ho siglato il record italiano Assoluto e questa è la prima volta che capita nella mia carriera, quindi non posso che essere soddisfatta e orgogliosa di questo.
Che sensazioni hai avuto sulla distanza dei 35 km?
Affrontare questa prova è stata come arrivare alla prima gara con la nazionale, è stata un’emozione forte come tutte le prime volte. Avevo timore della distanza non avendola mai fatta, era inevitabile avere un pizzico di paura non avendo mai affrontato questa prova. I primi 20 km sono stati abbastanza tranquilli, con il pensiero però di doverne affrontare altri 15. Superato il venticinquesimo chilometro mi sono accorta di stare bene, fisicamente e mentalmente, sapevo di poter fare una bella chiusura e così è stato infatti gli ultimi 10 km li ho conclusi in 44’30’’ che per una 35 km è molto buona e dà morale. Sono molto contenta, è stato fondamentale poi affidarmi al mio allenatore Lorenzo Dessì che credeva sin da subito che avrei potuto esprimermi ad alti livelli sui 35 km. Con i sé e con i ma, forse, avrei potuto osare un po’ di più ma va ugualmente bene così non volevo peccare di presunzione e rischiare eccessivamente, essendo una distanza per me nuova.
Il tuo esordio stagionale è avvenuto sui 5000 a Ceprano in cui hai ottenuto il tuo personale di 20’44’’13. Come è stato cimentarti nuovamente su una prova veloce che non facevi da quattro anni?
I 5 km sono una gara molto tirata, dove hai i battiti altissimi già dai primi 400 metri. Ero reduce da un raduno in altura intenso in Namibia, non avevo sensazioni buonissime a livello tecnico perché non sentivo una coordinazione perfetta del gesto atletico. Non avevo sensazioni di agilità e di brillantezza ma era inevitabile avendo terminato da appena tre giorni sedute di allenamento in altura importanti e impegnative.
Come è andato il raduno a Windhoek in Namibia?
È andato bene, abbiamo costruito la preparazione in vista della 35 km facendo tanti chilometri, ho toccato un picco di 140 km a settimana cosa che non avevo mai fatto in carriera. Ci siamo soffermati parecchio anche sulla regolarità del ritmo da tenere in gara, quindi marciavo intorno ai 4’40’’ a chilometro durante queste sedute in modo da metabolizzare l’andatura che poi avrei tenuto in gara. Fare così tanti chilometri è stato importante, inoltre, non soltanto per la 35 km ma anche per la 20 km che affronterò tra due settimane in Spagna a La Coruña.
Tra la 20 km di marcia e la 35 in quale delle sue distanze ti trovi meglio?
Non so dove mi esprimerò meglio, stiamo ancora riflettendo in vista dei Mondiali se fare entrambe le distanze oppure se concentrarmi su un’unica distanza che, nel caso optassimo per questa soluzione, rimarrebbe la 20 km. Ci sono tanti fattori da prendere in considerazione, per prima cosa i Mondiali si svolgeranno a Tokyo dove il tasso di umidità è elevato, inoltre la 35 km si svolgerà prima rispetto alla 20 km, mentre in precedenza accadeva sempre il contrario, quindi bisogna tener conto dell’importanza del recupero muscolare che non può essere trascurato. Dobbiamo ancora valutare, adesso pensiamo alla 20 km del 7 giugno, dopo ciò staccheremo un pochino ma giusto l’indispensabile, quindi massimo 1 o 2 settimane, poi penso opteremo per due raduni di cui uno a Livigno e uno a Roccaraso dove ormai vado abitualmente da tredici anni.
Che ricordi hai dei tuoi esordi nella Polisportiva Don Milani in cui hai mosso i tuoi primi passi nell’atletica nel 2005?
Ricordo tutto nitidamente con piacere, come ad esempio i cerchi pre allenamento che ci faceva fare il nostro allenatore durante cui ci parlava della figura di Don Milani e di quanto aveva fatto nella sua vita. Sono stati momenti importanti che resteranno sempre nel mio cuore e sarò sempre grata alle persone che mi hanno accompagnata nelle prime fasi della mia carriera sportiva. All’epoca a Mottola non avevamo grandi strutture, capitava anche che non avessimo ostacoli in palestra quindi se l’allenamento del giorno era, ad esempio, proprio la corsa ad ostacoli dovevamo ingegnarci quindi facevamo il salto del cavolfiore dentro un campo coltivato che non era neanche il nostro e quindi con la paura che potesse arrivare il padrone ovviamente. Ripensarci è sempre bello, sono stati frangenti indimenticabili e divertenti che ci hanno forgiato e unito umanamente oltre che dal punto di vista sportivo.
Quali sono state le tappe più significative del tuo percorso?
Sicuramente quando a 22 anni ho fatto la valigia e dalla Puglia sono andata via di casa per raggiungere Roma, potendo quindi pensare concretamente all’atletica come una professione, proiettandomi su palcoscenici di grande rilievo. Quello per me ha rappresentato un salto di qualità notevole e rappresenta un altro ricordo importante che mi porto appresso con orgoglio. Indossare la maglia delle Fiamme Gialle è stata per me, e ancora oggi è così, una grandissima emozione. Mi ha dato una nuova consapevolezza e mi ha spinto a puntare sempre più in alto.



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