Andrea Agrusti in marcia verso nuovi sogni

Quando la fatica si fa sentire sulle gambe e a livello psicologico bisogna saper tirare fuori dal cilindro quel colpo da maestro in grado di fare la differenza. Un guizzo di orgoglio e sagacia che non è mancato al marciatore sassarese Andrea Agrusti, portacolori delle Fiamme Gialle, che il 30 giugno a La Spezia si è laureato campione italiano assoluto sui 10 km di marcia su strada con il nuovo personale di 39’55’’. Un titolo italiano e un personale di spessore per l’allievo di Riccardo Pisani e che dimostra la crescita notevole di uno dei fiori all’occhiello dell’atletica sarda il quale, già nel 2020, era andato vicino alla medaglia d’oro piazzandosi in seconda posizione a Modena con il tempo di 40’26’’. A distanza di quattro anni, e tanti chilometri affrontati, Andrea Agrusti guarda al futuro con la serenità di chi sa l’importanza del proprio percorso e con l’entusiasmo degli esordi che non l’ha mai abbandonato e che, ancora oggi, continua a fargli vivere l’atletica e la specialità della marcia come un’avventura magica e stimolante.

Andrea finalmente è arrivato il tuo primo titolo italiano tra gli Assoluti con una prova di forza.

Proprio così, è un titolo totalmente inaspettato perché visto il parterre pensavo fosse il mio compagno di squadra Gianluca Picchiottino a vincere.

Le cose invece sono andate diversamente.

Proprio così, ero determinato e volevo dare il meglio di me e lasciare il segno. Insomma non mi sono dato per vinto.

Che gara è stata la tua?

Una gara coraggiosa ma al contempo costante, dato che io sono molto regolare nel ritmo gara da impostare. Sono partito in testa con l’obiettivo di marciare a una andatura che mi permettesse di scendere sotto il muro dei 40 minuti. Non avevo niente da perdere, dopo il primo chilometro mi sono accorto di essere passato un po’ troppo forte intorno ai 3’53’’ ma non ho perso lucidità e anche negli ultimi tre chilometri, in cui ho sofferto di più, sono riuscito a gestirmi e a mantenere salda la prima posizione.

Nel 2014 a Torino, sui 10000 in pista, hai vinto il tuo primo titolo italiano tra gli Juniores. Quanto è stato importante per te quel momento?

È un momento indimenticabile, è stata la mia prima vittoria importante. Arrivavo sempre sul podio ma non vincevo mai. Quella medaglia d’oro tra gli Juniores mi ha dato una nuova consapevolezza e tanta motivazione.

In quel periodo eri seguito dal tecnico Marco Eugenio Sanna e gareggiavi per la società I Guerrieri del Pavone. Quanto è stato importante nel tuo percorso Marco Eugenio Sanna?

È stato fondamentale, Marco Eugenio ha rappresentato una figura paterna a cui voglio molto bene. Sono cresciuto sotto la sua guida, mi ha seguito passo dopo passo in tutte le fasi del mio percorso umano e sportivo. Fondamentale è stata anche la collaborazione in quel periodo con Nello Dessì.

Nel 2012, al secondo anno della categoria Allievi, hai preso parte al tuo primo campionato italiano assoluto sui 10 km di marcia, arrivando ventesimo a Bressanone. Da allora, in cosa sei cambiato di più?

Chiaramente ho più esperienza e una maggiore consapevolezza delle mie potenzialità ma la passione per ciò che faccio è rimasta immutata, aumentando sempre di più. Già all’epoca ero determinato e pronto a dare il meglio di me per rendere l’atletica la mia professione. Ricordo che in quell’occasione conobbi un campione del calibro di Giorgio Rubino, che tra l’altro vinse la medaglia d’oro in quel campionato italiano, gli chiesi l’autografo, ci parlai. Lui e gli atleti delle Fiamme Gialle erano dei miti per me, sognavo un giorno di gareggiare al loro fianco e di indossare una maglia prestigiosa come quella delle Fiamme Gialle: a distanza di dodici anni, posso dire con orgoglio di aver tramutato questo sogno in una splendida realtà.

Come hai vissuto la partecipazione ai Giochi Olimpici di Tokyo nel 2021 dove sei giunto ventitreesimo sui 50 km di marcia in 4h01’10’’?

È stata una edizione magica, ho vissuto un sogno a occhi aperti. Arrivi lì e sei in un altro universo, letteralmente. Sembra di stare in un contesto fuori dal comune, è difficile da descrivere forse solo vivendolo si può capire. Mentre ero in gara, vedendo i cerchi olimpici praticamente ovunque, riuscivo a non pensare alla stanchezza e tutto il contesto mi trasmetteva una forza pazzesca.  Un evento di questo tipo va oltre qualsiasi cosa, ci vuole tempo per metabolizzarlo.

Quali sono i tuoi prossimi obiettivi?

Non ho intenzione di staccare ad agosto, mi allenerò più blandamente facendo del mantenimento ma proseguirò gli allenamenti. A ottobre spero di gareggiare sulla 35 km ai campionati italiani assoluti di Prato e di qualificarmi ai campionati del mondo di Tokyo del 2025. Il resto lo valuteremo strada facendo, ci saranno altre gare ma sono ancora da definire.

Cosa ti ha spinto a cimentarti nella marcia?

È un qualcosa di viscerale, la marcia ha sempre fatto parte di me. Prima facevo le gare di velocità, quando ero bambino, poi un giorno ho visto un altro mio coetaneo che marciava allo Stadio dei Pini di Sassari e sono rimasto colpito dal gesto tecnico, mi ha subito incuriosito. Ho iniziato a fare qualche gara in questa disciplina, poi dal secondo anno della categoria Ragazzi mi ci sono dedicato a tempo pieno e ho capito che avevo un bel potenziale su cui poter lavorare. Insomma, è stato un colpo di fulmine che ancora oggi non smette di regalarmi emozioni e insegnamenti preziosi.

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Mattia Lasio

Mattia Lasio è un funambolo della parola. Si alterna tra prosa, rime, articoli, racconti e molto altro che presto sarà chiaro. Cagliaritano classe 1995, si occupa di sport, cultura, spettacoli con gli occhi ben aperti su una quotidianità buffa che racchiude mille storie, apparentemente, celate.

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