I vent’anni di ”Penna capitale”, masterpiece dei Club Dogo ricco di intensità e schiettezza

Il mondo deve diventare carne, l’anima ha sete scrive Henry Miller nel suo capolavoro ‘’Tropico del cancro’’. Avere sete, proprio così: sete di sapere, sete di rompere gli schemi, sete di conoscere ciò che si cerca di tenere celato, sete di verità. Elementi, questi, che caratterizzano ‘’Penna capitale’’ vero e proprio disco culto dei Club Dogo – il secondo nella loro discografia –  che nel 2026 celebra vent’anni dall’uscita. Un disco diventato istantaneamente un classico, un disco che ha cambiato le regole del gioco e che, a prescindere che ci si definisca o meno estimatori del trio milanese, non può non essere considerato come una pietra miliare del rap italiano, un lavoro curatissimo sia dal punto di vista lirico che musicale e che ha sancito l’inizio di una nuova fase significativa. Sedici le tracce al suo interno, con le collaborazioni di un Marracash in grande spolvero, di MC Mars, di Vincenzo da via Anfossi, di Lil L Raynge, di Ricardo e Poopatch. Alle produzioni un Don Joe in forma smagliante si avvale anche degli innesti di pesi massimi come Dj Shocca, Shablo e Deleterio. Il Guercio e Jake la Furia creano liriche destinate a superare i limiti del tempo e a segnare tantissimi giovani che, di lì a poco, avrebbero cominciato il loro percorso.

Il disco si apre con la traccia ‘’Niente per niente’’, in cui ci si scaglia contro «chi uccide la cultura e intanto trae profitto», ricordando  inoltre che «questo mondo non dà nulla per niente». Un mondo che sa come sporcare e sa mettere a dura prova ma nel quale non bisogna stancarsi di combattere come traspare da ‘’La notte che rovesciammo l’ordine’’, grido di rabbia messo in musica da parte di chi non sopporta più la corruzione dei politici, la loro faciloneria, le loro fasulle promesse e il loro desiderio di apparire a tutti i costi senza dire e fare qualcosa di davvero costruttivo. In particolare intensi versi come: «tu vuoi interromperci i sogni e staccare la spina ma la scacchiera è nostra sei tu la pedina».

Una scacchiera davanti a cui giocare al meglio la propria partita, consapevoli che l’esistenza la si affronta una volta sola come recita il titolo di uno dei brani più iconici del disco, un flusso lirico motivazionale che spinge a non piegarsi davanti alle difficoltà e ad andare oltre le barriere e gli ostacoli che la società cerca di porre davanti a chi persegue i propri obiettivi con impegno e passione. E se di passione si parla, non manca di certo da brani come ‘’Due modi’’ e ‘’No more sorrow’’, intimamente legati e complementari, due liriche che scavano nell’interiorità dell’animo umano riuscendo a coglierne gli aspetti più puri. La dolcezza di ciò che è puro ma anche la consapevolezza che il mondo ha tanto di sporco al suo interno: è questa la filosofia che anima un altro pezzo particolarmente significativo del disco ovvero ‘’Falsi leader’’, in cui Guè Pequeno e Fame attaccano ferocemente i politici ambigui e corrotti, rivolgendo i loro strali a chi manovra da dietro le quinte a proprio piacimento chi dovrebbe, invece, realizzare qualcosa di concreto per il miglioramento del contesto in cui opera. Ribellione e rabbia permeano il brano che si conclude all’insegna di parole che fanno da scudo e da mantra: «sono il re degli sconfitti ma non sono mai andato al tappeto». Cadere, rialzarsi, non darsi per vinti: anche se non si hanno nobili natali, anche se le circostanze sembrano avverse, anche se il destino sembra essere in grado solamente di impartire lezioni dolorose. Continuare a credere in se stessi e in ciò che si fa perché, prima o poi, il talento incontra l’occasione e ciò che si è a lungo sognato può davvero tramutarsi in una nuova e felice avventura da vivere senza paura e con il cuore in gola.

Immagine di Mattia Lasio

Mattia Lasio

Mattia Lasio è un funambolo della parola. Si alterna tra prosa, rime, articoli, racconti e molto altro che presto sarà chiaro. Cagliaritano classe 1995, si occupa di sport, cultura, spettacoli con gli occhi ben aperti su una quotidianità buffa che racchiude mille storie, apparentemente, celate.

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