La gente non fa che suggerire delle cose, lo fa in continuazione, ma non è nella natura del ricercatore puro prendere in considerazione i suggerimenti. Queste parole, del celebre scrittore americano Kurt Vonnegut contenute in ‘’Ghiaccio-nove’’, rappresentano il mantra del percorso di un purosangue come Fabri Fibra. Artista che dei pareri, dei consigli e delle frasi di comodo si è sempre interessato molto poco, andando per la sua strada, a costo di procedere da solo e in direzione ostinata ma sempre desideroso di mettersi in gioco, di sorprendersi e di sorprendere le altre persone, di andare oltre ciò che già è stato fatto, oltre i propri limiti, oltre le certezze. Perché un artista come lui alle certezze non ha mai creduto, preferendo distruggerle per mostrare a tutte e a tutti le tante incongruenze della società e dell’animo umano.
Controcorrente, graffiante, visionario e al contempo profondo, malinconico e amareggiato: questo, e molto altro, rappresenta Fabri Fibra che ha racchiuso tutti questi elementi nel disco che ha rappresentato – perlomeno dal punto di vista commerciale e delle vendite – la svolta della sua carriera ovvero “Tradimento”, il suo terzo disco ufficiale da solista, dopo due gemme del calibro di ”Turbe Giovanili” e ”Mr. Simpatia” senza dimenticare anche l’intramontabile ‘’Sindrome di fine millennio’’ insieme a Dj Lato all’epoca degli Uomini di Mare così come l’esperienza di assoluto spessore con Fritz da Cat e Fede con cui diede vita ai Basley Click, primo suo lavoro pubblicato da una grande casa discografica che risponde al nome della Universal Music nel 2006. Da allora sono trascorsi vent’anni e al ricorrenza del ventennale da un disco ricco di spunti di riflessione, contenente al suo interno 17 tracce, offre l’opportunità di tuffarsi nell’immaginario istrionico, imprevedibile e sagace di Fabrizio Tarducci, tra i nomi di massimo spicco del rap italico.
Le produzioni sono affidate a nomi di caratura e solida esperienza: alle macchine si trovano Big Fish, il fratello Nesli, prezioso anche il contributo di Dj Nais. Il suono è compatto, solido, cucito alla perfezione per le liriche graffianti e spregiudicate dello Sfiber in stato di grazia, consapevole di giocarsi la chance della propria vita. Le strumentali di Big Fish hanno un tiro più minimale e da club, mentre quelle di Nesli sono sul filone di Mr. Simpatia – interamente prodotto da lui – ma con degli elementi di novità che le rendono ancora più performanti, incalzanti e rappresentanti dei tappeti ritmici perfetti per le rime al vetriolo del Tarducci senior. La traccia di apertura del disco, ‘’Rap in guerra’’, vede proprio una produzione targata Nesli su cui Fabri Fibra mette subito le cose in chiaro: «Il mio corpo è a terra ma non mi sposti da qui».
Il fibroga sa di essere arrivato a un momento decisivo, è consapevole del suo percorso fatto di demo, mixtape, dischi ufficiali, sfide di freestyle all’ultimo sangue con conseguenti vittorie di prestigio come dimostra il ‘’Mortal Kombat’’ del 2001 contro Kiffa al Palladium di Vicenza. Padroneggia la scrittura con disinvoltura, ogni sua rima è una stilettata, i suoi strali non risparmiano nessuno, i richiami alla cronaca nera sono frequenti e tutti azzeccati, trattati con quel brio di chi sa destabilizzare e si diverte alquanto nel farlo. con. In ‘’Su le mani’’ Big Fish firma un tappeto ritmico arabeggiante su cui Fibra è più provocante che mai, la metrica è serratissima, l’ironia estremamente amara e veritiera, il ritornello ossessivo e dinamico. La terza traccia dell’album rappresenta la sua prima hit in assoluto nonché uno dei pezzi più conosciuti di sempre del rap nostrano: si tratta di ‘’Applausi per Fibra’’, il brano con cui il grande pubblico lo ha conosciuto per la prima volta, amandolo senza mezze misure e al contempo non risparmiandogli critiche e attacchi. “Applausi per Fibra’’ è una traccia solo in apparenza auto celebrativa, il ritornello perfettamente calzante inganna parecchio: in realtà, a un ascolto più attento, emerge la profonda inquietudine dell’Mc di Senigallia, il suo sentirsi fuori posto, il suo non piacersi, si coglie tutta la fatica – notevole e snervante – fatta per arrivare a distinguersi e ad avere finalmente un riconoscimento concreto di quanto svolto sino a quel momento.
Se è vero che la satira fa da padrona in questo disco, non mancano anche le tracce più intimiste e introspettive a cui Fabri Fibra aveva abituato i suoi ascoltatori nei primi lavori della sua carriera: risaltano, a riguardo, brani come ‘’Tutti matti’’ in cui afferma: «ho il collo contorto, faccio i versi come un porco non riconosco più chi è vivo da chi è morto cammino per la via che attraversa la mia logica inversa non mi vedi sono un’anima persa». Un’anima persa ma ricca di determinazione che si tiene a debita distanza dalle ‘’Idee stupide’’, brano arricchito da un sublime ritornello di Diego Mancino che si amalgama sapientemente alle strofe dello Sfiber, dando al tutto una sfumatura di delicatezza soffusa. Centinaia di migliaia di copie vendute, certificazioni prestigiose, tantissimi concerti pieno zeppi di gente, primo posto in classifica e chi più ne ha più ne metta: ‘’Tradimento’’ è stato, attenendosi agli aspetti prettamente materiali, questo ma, entrando più nel profondo, ha rappresentato qualcosa di ben più significativo: ovvero la consapevolezza che, come scriveva Alessandro Baricco nel suo capolavoro ‘’Castelli di rabbia”, i desideri sono la cosa più importante che abbiamo e, alle volte, vale la pena non dormire pur di star dietro a un proprio desiderio.



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