Rivolgere lo sguardo verso chi abbiamo vicino. Basterebbe questo per accorgersi che accanto a ciascuno di noi ci sono tante persone in difficoltà, aventi bisogno di solidarietà e di un aiuto che vada oltre le parole colme di retorica fine a se stessa. Un aiuto sincero come quello che i volontari della Caritas di Cagliari danno giornalmente a colazione così come a pranzo e a cena con impegno, empatia e profondo rispetto nei confronti delle tante persone con cui hanno a che fare, dedicando il loro tempo anche nei giorni festivi – proprio come ieri in occasione del Capodanno 2024-2025 – dove la solitudine si fa sentire ancora di più del solito e in cui la società, troppe volte, si mostra disattenta nei riguardi di chi viene erroneamente etichettato a livello mediatico come ‘’invisibile’’ ma che, in realtà, invisibile non è. Definire in questa maniera chi versa in uno stato di indigenza e di estrema povertà è troppo semplice oltre che fuorviante. Perché, in verità, chi si trova in situazioni di grande difficoltà è proprio sotto gli occhi di tutti, in attesa che qualcuno si accorga delle loro necessità.
Il contributo della Caritas
Necessità che non possono essere ignorate e non devono finire nel dimenticatoio. In una giornata come quella di Capodanno la mente dei più è rivolta ai divertimenti, ai preparativi per feste e quant’altro. Ma sono tante le persone che in silenzio donano il loro tempo a chi soffre e si trova segnato dalle sofferenze, offrendo un contributo alla causa dei bisognosi di grande rilevanza. Dalle 17.30 circa si intravedono nel piazzale della mensa della Caritas in viale Fra Ignazio a Cagliari varie persone in attesa di poter entrare in mensa e poter consumare una buona cena in un clima familiare. All’interno i volontari preparano tutto nei minimi dettagli con dedizione. «Collaboro con la Caritas da 15 anni, ogni giorno diamo il meglio di noi stessi per le persone più povere che tutti noi abbiamo imparato a conoscere e per cui siamo come fratelli», racconta Paolo Masala, uno dei volontari. «Gli orari della mensa per quel che riguarda la cena vanno dalle 18.30 alle 20.10, in una giornata normale vengono circa 100 persone ma in una giornata come quella di Capodanno capita anche che si arrivi in totale a 150. L’età media va dai tre ai 90 anni. Per quel che riguarda noi volontari, generalmente, siamo in 9 persone ma a Capodanno chiaramente qualcuno in più, orientativamente si parla di circa 16 persone».
Ognuno ha il proprio compito specifico che svolge con il massimo rigore. «C’è chi fa il cuoco, chi sparecchia, chi pulisce i tavoli, chi riempie le caraffe dell’acqua, chi si occupa del lavaggio dei piatti. Ci alterniamo, copriamo un po’ tutti i ruoli. Aiutare il prossimo, ancora di più nei giorni di festa, ci scalda letteralmente il cuore, è un arricchimento enorme». Tra i volontari non mancano tanti giovani che rimarcano il clima di profonda solidarietà e familiarità che si crea all’interno della Caritas. Una familiarità che si legge nei sorrisi di chi mangia il proprio pasto e ha l’occasione di chiacchierare e passare il proprio tempo con chi dona loro affetto: sorrisi sinceri, che vanno oltre qualsiasi commento. Sorrisi che trasmettono un senso di gratitudine autentico, al di là di tutto. Sorrisi frutto di una grande sensibilità e della consapevolezza che aiutare il prossimo è, ora più che mai, necessario e importante.
Gli Amici della Strada Sardegna
Camminando per le vie del capoluogo si scorgono i volti di tante persone, sorridenti, serene e felici, che passeggiano nei punti nevralgici del divertimento tra Largo Carlo Felice, piazza San Giacomo, piazza Garibaldi e piazza Santa Croce. Ma c’è anche chi, come l’Associazione Gli Amici della Strada Sardegna, si muove con rapidità e precisione per offrire il loro aiuto ai tanti senza tetto che in un giorno come Capodanno sono ancora più esposti alle insidie e ai pericoli. Ci si riunisce alle 18.30 pronti, come ogni giorno, a svolgere al meglio il proprio ruolo. «La nostra associazione è nata nel 2020, durante il Covid e da subito abbiamo iniziato a collaborare con la Caritas», racconta l’ideatore e responsabile Roberto Carrus. «Siamo attivi tutte le notti, ma cominciamo a prepararci già dalla mattina». Roberto guida la sua Volkswagen Polo Blu, insieme a lui è presente un altro volontario e un medico. Si comincia da viale Marconi, ci si sposta sotto il ponte dell’Asse Mediano, poi è la volta di via Tolmino, di via Po, del Molo Sant’Agostino, dei portici delle Ormus, di via Campania, di piazza San Lucifero e di via Messina per quel che riguarda il capoluogo, senza dimenticare però anche Quartu, Quartucciu e Selargius dove si conclude il loro giro notturno.
Sono tante le attività svolte dall’associazione. «Seguiamo circa una trentina di persone», spiega Roberto Carrus. «Quando vediamo che sono in particolare difficoltà chiamiamo anche l’ambulanza nel caso fosse necessario un controllo più dettagliato. Portiamo ai clochard le coperte, prodotti per l’igiene personale oltre che il cibo. Incontrare chi è costretto a vivere in mezzo alla strada è un qualcosa di grande importanza: non si tratta del dare semplicemente ciò di cui hanno bisogno dal punto di vista materiale, ma un’occasione per conoscere persone che soffrono – tra cui tantissimi giovani – dotati di una enorme dignità. Il nostro obiettivo è fare sentire tutti loro il meno soli possibile, trasmettendo un messaggio di speranza».
Il commento di Don Marco Lai
Speranza: un concetto fondamentale soprattutto in questo 2025 appena iniziato, non un anno consueto ma l’anno del Giubileo detto proprio della ‘’speranza’’, inaugurato la domenica del 29 dicembre 2024 dall’Arcivescovo Giuseppe Baturi con una processione partita dall’esterno del Santuario di Sant’Ignazio da Laconi sino alla Cattedrale. Speranza, non soltanto un tema importante ma un’occasione di riflessione profonda di cui fare tesoro soprattutto in un giorno come Capodanno, come testimoniano le parole di Don Marco Lai da oltre vent’anni Direttore della Caritas diocesana di Cagliari. «Questo è un periodo importante, in cui si celebra il passaggio da un anno a un altro. Si riflette in particolar modo sulla vita e sul suo significato. Dio si fa uomo e ci ricorda l’assolutezza dell’essere umano, di qualunque luogo e cultura sia». Un giorno, quello di Capodanno, che va oltre l’aspetto prettamente consumistico e legato ai divertimenti e agli svaghi. «In un giorno come questo», aggiunge Don Marco Lai, «ci si guarda indietro e si fanno bilanci. Ora più che mai è importante valorizzare la ricerca del bene, in un momento storico come quello che viviamo segnato dalle guerre. Bisogna focalizzarsi sulla centralità delle persone, nulla è perduto. È una comodità dire che ci sono situazioni ormai perse: è fondamentale che le persone capiscano che ci si può sempre risollevare e che è possibile sempre dare una mano al prossimo. Una mano d’aiuto reale e non solo apparente».
Oltre le apparenze, oltre le frasi di comodo e di circostanza: l’insegnamento più significativo trasmesso da una giornata come quella dell’ultimo dell’anno è che donare il proprio tempo agli altri è quanto di più importante si possa fare per crescere e arrivare a una piena consapevolezza di ciò che si significa realmente la parola solidarietà. «Le situazioni estreme», conclude Don Marco Lai, «sono il punto di partenza per ricostruire il valore dell’umanità. Non bisogna dimenticarsi che le Festività sono un’occasione unica per aprire anche i cuori più chiusi e per dare fiducia al prossimo. L’effimero e le luci accecanti non possono assolutamente sovrastare la sensibilità delle persone».



Commento a caldo | Cagliari – Lazio 1 – 2