”Vita”, l’intenso e struggente esordio letterario di Veronica Scano

Fare i conti con il dolore è quanto di più difficile ci possa essere. Prendere consapevolezza che la propria quotidianità, a causa di eventi imprevisti e non semplici da gestire, può essere stravolta per sempre spaventa e mette spalle al muro. C’è chi si lascia andare senza riuscire a reagire e chi come Veronica Scano, artista cagliaritana di 45 anni, dalla sofferenza trae la forza e l’impulso per mettersi in gioco, arricchendo le sue giornate dedicandosi all’arte e alle sue molteplici forme di espressione. Molteplici forme che confluiscono nel suo primo romanzo ‘’Vita’’, uscito il 25 aprile e pubblicato dalla casa editrice LFA Publisher, un esordio letterario di 106 pagine che unisce il suo amore per la scrittura, in rima così come in prosa, alla passione per lo sport e al profondo legame che la lega alla sua famiglia. Il libro di Veronica è un’opera che tratta con sensibilità e dolcezza temi complessi e delicati come la perdita del proprio padre e del proprio marito, il senso di impotenza davanti a una grave malattia e la sensazione di spaesamento che si prova a causa di vicende drammatiche che, volente o nolente, bisogna affrontare pur non essendo preparati a farlo, in un mondo frenetico e, sempre più spesso, incapace di dare una mano d’aiuto. La sua è una storia di determinazione, di impegno e di speranza verso il domani: un domani che, nonostante le difficoltà, può essere roseo e ancora in grado di regalare una seconda occasione.

Veronica quanto è stato difficile mettersi a nudo scrivendo questo tuo primo libro?

È stato sicuramente molto difficile anche perché mi sono immedesimata nei panni del lettore e non volevo che avvertisse una eccessiva pesantezza o troppo dolore soffermandosi sulle vicende da me raccontate. Il mio obiettivo era quello di fare emergere, nonostante le avversità, un forte senso di speranza verso il futuro e un grande desiderio di rinascita. Queste sono state le mie linee guida nel momento in cui ho iniziato a scrivere questo mio primo libro, in cui mi sono occupata anche dell’illustrazione presente in copertina, a marzo dello scorso anno durante un viaggio di lavoro.

Il tuo libro è dedicato a tre donne: tua madre, la poetessa Alessandra Sorcinelli e la scrittrice Stefania Cuccu. Quanto sono state importanti per te?

Sono tre persone fondamentali che ho avuto la fortuna di avere accanto nella mia vita. Mia madre, proprio come me, ha vissuto la perdita del marito ovvero mio padre Franco il 24 dicembre del 1989, quindi comprendeva appieno ciò che stavo vivendo quanto è venuto a mancare mio marito Ivan a causa della sclerosi laterale amiotrofica a esordio bulbare. In quei frangenti di disperazione è stata essenziale, ha rappresentato per me un esempio e un aiuto prezioso, oltre che una presenza fondamentale per mio figlio Filippo. Fondamentale è stata anche Alessandra Sorcinelli che mi ha stimolato tantissimo e mi ha spinto a mettermi in gioco e costantemente in discussione. Alessandra ha saputo guardare oltre e cogliere in me il potenziale che ancora non ero riuscita a esprimere. Stefania Cuccu ha saputo ascoltare la mia storia inserendola nella sua bellissima e significativa opera ‘’Figli di Sardegna’’. Di Stefania ho apprezzato la sua dolcezza, la sua capacità di mettermi a mio agio e il suo essere molto comprensiva. Inoltre, ha un amore sincero e fortissimo verso la Sardegna, aspetto che reputo di grande rilevanza.

Nel tuo libro non mancano anche alcune poesie: preferisci scrivere in versi oppure in prosa?

Sono due forme di espressione che amo in egual misura e in cui mi piace cimentarmi con lo stesso entusiasmo. Non posso fare a meno di entrambe, sono complementari: la poesia è più onirica, la prosa più concreta, in tutti e due i casi gli spunti di riflessione da cogliere sono tanti e preziosi.

Grazie a tuo padre Franco hai praticato il taekwondo: che ruolo ha avuto nella tua formazione?

Senza dubbio fondamentale. Ho respirato il clima delle palestre sin da bambina, grazie a mio padre che è stato un punto di riferimento per tantissimi giovani. All’epoca, conobbi anche tantissime femministe che si stavano avvicinando a questa tipologia di arte marziale. Il taekwondo mi ha trasmesso autocontrollo e senso di responsabilità, inoltre è stato per me una costante ricerca interiore. Praticare il taekwondo mi ha permesso di credere in me stessa e di pormi, al contempo, in maniera umile verso gli altri.

Come sei riuscita a elaborare i lutti di cui parli nel libro?

Faccio una premessa: elaborare non significa dimenticare. Sono riuscita, con fatica e tenacia, a trasformare il dolore in qualcosa di bello. Il dolore non si può dimenticare e, personalmente, non voglio nemmeno farlo. Per me, sono stati fondamentali il disegno e la poesia: l’arte mi ha letteralmente salvato.

Tra le tante attività portate avanti spicca la creazione del tuo brand di t-shirt ‘’Artmea’’.

Esattamente e di ciò sono veramente contenta, se mi avessero detto anni fa che avrei creato un progetto simile non ci avrei mai creduto. Cimentarmi in questa sfida, supportata dal mio compagno Luca, mi ha dato tanti nuovi stimoli e il desiderio di tirare fuori da me stessa il meglio: realizzare una t-shirt è un modo unico di fare arte, una maglietta trasmette molti più messaggi di rilievo di quanto si possa pensare. Una t-shirt è un’opera d’arte immediata e al contempo complessa che ti fa stare bene fisicamente e mentalmente ogni volta che la indossi.

Nell’introduzione del tuo libro scrivi: «Veronica Scano è prima di tutto Donna». Cosa significa per te essere Donna?

Essere Donna per me significa accogliere. Vuol dire accogliere le gioie, le nuove sfide, i dolori, i momenti di difficoltà senza mai demordere, con la consapevolezza che un domani migliore si può costruire nonostante tutto. Essere Donna è sinonimo di rinascita e di crescita.

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Mattia Lasio

Mattia Lasio è un funambolo della parola. Si alterna tra prosa, rime, articoli, racconti e molto altro che presto sarà chiaro. Cagliaritano classe 1995, si occupa di sport, cultura, spettacoli con gli occhi ben aperti su una quotidianità buffa che racchiude mille storie, apparentemente, celate.

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