Cadere rappresenta una costante della vita, così come il dolore scaturito da ciò. Non per forza, però, cadere significa a priori qualcosa di negativo. Cadere può essere l’occasione per guardare dentro di sé come mai si è fatto prima, cadere può essere un’opportunità per crescere, per capire quali sono i propri limiti e per trovare un modo per superarli e proiettarsi verso traguardi più ambiziosi. Un modo che per un paroliere schietto e pungente come Giuseppe Floris corrisponde all’arte della poesia, una poesia la sua graffiante, sincera e priva di orpelli inutili come traspare dalla sua opera – costituita da ben 89 componimenti – dal titolo ‘’Solo le zanzare continuano a danzare’’. Un’opera per non arrendersi, un’opera in cui trovare il coraggio per guardarsi allo specchio, respirare profondamente e rimettersi in cammino con ancora più tenacia e determinazione rispetto al passato.
I versi di Floris colpiscono per la loro intensità espressiva racchiusa da parole come queste: «Dopo il mio funerale ci troveremo in pochi come sempre ma nessuno leggerà le mie poesie e nessuno ammetterà che sono stato un genio perché anche questo manipolo continuerà a non sapere che lo sono sempre stato». E se è vero che il genio non ha alcun timore di andare controcorrente nonostante le critiche e le meschinità, Giuseppe Floris adempie a questo compito con la fierezza di chi sa bene di non aver mai chiesto niente a nessuno, contraddistinto da un’indole da cane sciolto che non cede al dolore. Un dolore che si concretizza in versi che trasudano passione e sofferenza, versi di chi scrive spinto da una profonda necessità interiore, versi risoluti di chi aborrisce tendenze modaiole destinate a sparire in breve tempo.
Ogni poesia composta è un manifesto composito, animato dalla scintilla dell’estro di chi ha come obiettivo primario i posteri e non l’approvazione – spesso ingannevole – di una contemporaneità distratta e volubile. La poesia di Giuseppe Floris è una tana in cui trovare riparo, è un viaggio nel flusso di liriche raffinate e caparbie in cui si è diretti verso un sole che sa come ridare calore a coloro che segnati dalle amarezze quotidiane vivono dentro di sé un inverno perenne. Non si tratta di una poetica consueta, in cui l’ego e il desiderio di ricevere complimenti prendono il sopravvento: no, qui si è davanti a qualcosa di diverso, qualcosa che profuma di speranza, di lacrime e sorrisi, di resilienza nel pieno senso del termine. Una resilienza da praticare quotidianamente, grazie a cui costruire un domani diverso. Un domani migliore, in cui aprire il cuore alla vita che verrà.


