Novecento di Alessandro Baricco: un capolavoro senza tempo

Nel momento in cui si dà vita a una forma artistica – in qualsiasi ambito e in qualsiasi contesto – in grado di oltrepassare i vincoli del tempo, dell’età, dei generi e delle etichette si è in presenza di un capolavoro, meritevole e degno di essere definito tale. Alessandro Baricco – talentuoso scrittore nostrano classe 1958 – nel 1994 elaborò il monologo Novecento da cui successivamente, nel 1998, il celebre regista Giuseppe Tornatore trasse il bellissimo film La leggenda del pianista sull’oceano. Novecento, pensato inizialmente per la rappresentazione teatrale, altro non è che la singolare ma allo stesso tempo semplice storia del pianista Danny Boodmann T.D. Lemon Novecento trovato per puro caso sul piroscafo Virginian dal burbero e sensibile marinaio Danny Boodmann, narrata accuratamente e dolcemente dal suo amico fraterno Tim Tooney, ex trombettista di professione nel corso della sua permanenza durata sei anni presso il transatlantico.  Il contesto storico nel quale lo scritto di Baricco è ambientato precede lo scoppio del secondo conflitto bellico ed è impregnato del profumo, delle sensazioni e delle emozioni scaturite da un periodo nel quale essere gentiluomini ed idealisti non era necessariamente visto come un difetto bensì come una pregiata virtù. Novecento è composto in prosa ma emana una poeticità, una dolcezza e una gradevolezza fuori dal comune. È come se il piano soavemente suonato da Danny Boodmann T.D. Lemon Novecento accompagnasse il racconto sincero e umano di Tim, il suo stupore, i suoi commenti e le sue idee. Novecento è la dimostrazione di come anche un numero come tanti può essere speciale e indimenticabile. Novecento emana una melodia che conduce fuori dal tempo, fuori da ogni catalogazione proprio grazie a un semplice piano e a un semplice pianista – nato, cresciuto e mai sceso dal Virginian – che costituiscono il vero leitmotiv, il fulcro delle parole accuratamente selezionate dall’autore. Novecento è la storia di una amicizia particolare, sincera, profonda e duratura. È la storia di chi ha negli occhi il mare, e sempre lo avrà, stabilendo con esso un legame simbiotico, unico ed estremamente personale. Non manca l’ironia in Baricco, non manca lo stupore, non mancano gli interrogativi e le incredulità dettate da una delle più grandi fonti di ispirazione di sempre: i rapporti umani. Novecento è come il fulgore emanato da un fugace sguardo di donna quando si è distratti: rapido e inatteso, terminante prima ancora che ci si accorga di essere stati partecipi di uno spettacolo unico. Spettacolo che Alessandro Baricco e il suo quieto e armonioso pianista sull’oceano hanno realizzato in maniera peculiare e impeccabile. Una melodia romantica e triste emerge dalle 62 pagine di Novecento, 62 pagine nelle quali farsi cullare e trasportare dalle parole sarà piacevole e facile per chi lo acquisterà e andrà a leggerlo con interesse. 62 pagine che per un attimo, solamente un attimo, ci ricordano quanto la poesia risieda davvero nei gesti più semplici e scontati a cui, molto spesso, non si dà il giusto peso e la dovuta attenzione. Come ad esempio suonare un pianoforte, strumento finito di 88 tasti ma dalle molteplici e illimitate opportunità compositive capaci di condurci verso altri lidi. Lidi accompagnati, magari, dall’onirico fascino dell’Oceano e da un suo devoto adepto, legato ad esso da un filo sottile ma spesso più di quanto si possa immaginare.

Mattia Lasio

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