Marco Drago – Innamorato

 

Il nuovo romanzo di Marco Drago, conduttore radiofonico, uscito alla fine di gennaio di quest’anno, come si evince dal titolo, racconta dell’amore. di quello puro e semplice, nato tra i banchi di scuola e pensato per tutta la vita. Così il narratore, parla di questa storia, provando a scrivere di getto, allenando il muscolo della memoria, ricavando dal pozzo profondo dei ricordi piccoli sorsi di un’epoca consegnata alla storia, piccoli sorsi di vita forse vissuta e forse immaginata. “Innamorato” non è altro che un affresco asciutto e ironico sull’essere adolescenti nella profonda provincia italiana degli anni Ottanta, accompagnato dalla musica, la moda e gli stili di vita di un decennio indimenticabile per chi l’ha vissuto. Il risultato finale è davvero sorprendente: ne esce fuori un libro davvero scorrevole e piacevole, una messa a nudo coraggiosa e rara della passione e dei sentimenti maschili, una confessione sincera che non cede mai all’autocommiserazione e che con lucidità e distacco non sfoca le ragioni e la potenza degli altri personaggi e del mondo attorno.

La location dell’intero romanzo, quindi, sono i banchi di scuola del 1982, primo anno di liceo, una compagna di un’altra sezione, diventando l’ossessione del protagonista della narrazione. Un vero e proprio amore platonico: poche parole scambiate, pochi fatti ma tanti film mentali. Anni dopo, con la vita trascorsa e alla soglia compiuta dei 55 anni, l’immaginazione a continuare a tener vivo il fantasma di lei, che non è morta, è viva, moglie di un altro e madre, vive ancora lì vicino, ma è come se non esistesse, è una non-assenza perché ormai ha assunto le fattezze di un’elaborazione romanzesca, è entrata nel soprannaturale, un’ideale femmineo fuso con l’attrice a cui assomiglia, un’ideale sempre presente intatto dopo anni e costantemente alimentato. La tematica costante che s’incontra in tutta la narrazione sono i ricordi, descritti in maniera ironica e al contempo nostalgici.

L’ho di nuovo sognata, due notti fa, tutta la prima parte del sogno se n’è andata, ricordo solo il finale, è stato quello a svegliarmi, eravamo io e lei, adesso, tutti e due cinquantacinque anni, e camminavamo sottobraccio per le vie di una città e io mi giravo a guardarla, abbassavo lo sguardo e c’era lei al mio fianco e mi sentivo, non so, mi sentivo sostenuto, sollevato da una grazia magica, e le davo uno stupido bacetto sui capelli e le dicevo qualcosa che non ricordo di preciso, qualcosa come: non so che cosa dirti, non lo so, sono successe troppe cose, inutile provare a raccontarle tutte e poi sono troppo emozionato, non hai idea di quanto sia emozionato di essere davvero con te in questo momento, di camminare davvero al tuo fianco, di parlarti davvero con la mia voce e di sapere che la mia voce la stai davvero sentendo, non sai quante volte ti ho parlato ma ero da solo, sono quasi quarant’anni che ti parlo almeno una volta al giorno ma sono da solo e invece stavolta tu mi stai ascoltando davvero, siamo davvero io e te, che camminiamo tenendoci a braccetto, e poi mi sono svegliato.

 

Vanessa Amico

Vanessa Amico

Siciliana doc, classe 1990, amante di esplorare posti nuovi, curiosa di tutto ciò che mi circonda, ho fatto di questo difetto (forse) il mio più grande pregio: amo scrivere, adoro raccontare. Oltre che collaborare per il periodico GpReport.it, scrivo per il blog di una web radio e per il quotidiano La Sicilia.

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