La casa fra le stelle di Francesca Petrucci, ricca di versi delicati e sognanti in cui rifugiarsi

Chi è poeta nell’animo, visceralmente, cogli dalle inezie linfa vitale per i propri versi. Chi è poeta nell’animo, come lo è Francesca Petrucci, sa mettere sullo stesso piano amore e sofferenza, gioia e disincanto, rabbia e capacità di perdonare, dando vita a un mosaico ricco di tasselli preziosi che si richiamano gli uni con gli altri costantemente. Tasselli che la poetessa umbra classe 1947 trapiantata in Sardegna sin dalla primissima giovinezza è stata in grado di legare sapientemente in quella che rappresenta la sua opera più intensa e struggente ovvero ‘’La casa fra le stelle’’ – pubblicata dalla casa editrice Secop Start – con l’ottima traduzione in lingua sarda campidanese di Sergio Medved delle 33 poesie contenute al suo interno, arricchita dalla prefazione di Angela De Leo, dalla presentazione di Francesco Tedde, dai pensieri degli amici come parte conclusiva, senza dimenticare le delicate illustrazioni di Ombretta Leone che conferiscono al tutto un tocco fiabesco dai sentimenti raffinatamente nostalgici.

Petrucci, che dedica la propria opera alla figura di Garibaldi Nuccitelli, adopera un linguaggio colto ed elegante senza però rinunciare alla chiarezza espositiva che la caratterizza: la poetessa sa dove vuole andare, sa imbastire la propria trama attentamente e non si perde in virtuosismi che rischierebbero di togliere pathos a ciò che scrive. La raccolta, che copre un arco temporale che va dal 21 settembre del 1982 al 10 giugno del 1983, si apre con ‘’La casa che tace’’ dove si pone l’accento su mandrie di batuffoli che cavalcano ombre, incespicando sul grigio e il nero in controluce. In ‘’Ora sono qui’’ con risolutezza afferma: «ora sono qui, qui sono. Qui vivrò, in questo spazio macchiato di silenzi, di grida, di grida di vita».

Grida di vita che traspaiono anche in ‘’Un ululato giunge’’ in cui si legge: «apri il cuore serra le braccia, albero grande, più grande della notte e il tuo respiro sarà respiro di vita». Respiro di vita per non dimenticarsi dell’importanza della solidarietà e dell’amore, sentimenti che permeano ‘’Vieni fratello’’ in cui scrive: «vieni fratello, con te divido la mia cena a te offro il mio pane. Con me dividi i tuoi sorrisi, a me offri il tuo cuore». È il turno di ‘’Ora tacciono i menzogneri profeti’’, componimento che rappresenta una presa di posizione fiera ma mai arcigna, in cui restano impresse considerazioni come: «dalle bocche di cemento è cessato il flutto di parole di veleno. Ora tacciono i menzogneri profeti. Abbiamo tumulato le loro bocche col nostro roseto fiorito».

Uno dei picchi lirici dell’opera è rappresentato da ‘’Beato è il tempo che non finisce”, flusso nel quale la poetica di Petrucci emerge in toto come traspare da questi versi. «le braci del dolore sono ormai spente, la vita è ora così dolce e ci chiama nel suo grembo il tempo, zingari della gioia usciti dalla riga delle lacrime, sacerdoti e fedeli del nostro stesso amore». Amore che traspare ne ‘’I due uccelli venuti dal mare’’ dove si descrive la meraviglia scaturita dalla vista della luce del sole, una luce purificatrice che allontana le negatività e le angosce. Una luce che scalda cute e animo, una luce in grado di regalare finalmente un sorriso a tutti quei cuori che hanno dovuto versare troppe lacrime. Cuori che, nonostante tutto, non hanno perso la gioia e il desiderio di sperare in un futuro sereno.

Immagine di Mattia Lasio

Mattia Lasio

Mattia Lasio è un funambolo della parola. Si alterna tra prosa, rime, articoli, racconti e molto altro che presto sarà chiaro. Cagliaritano classe 1995, si occupa di sport, cultura, spettacoli con gli occhi ben aperti su una quotidianità buffa che racchiude mille storie, apparentemente, celate.

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