Gianni Mascia e le sue preziose litanie eretiche

Chi dà luce rischia il buio, scriveva un fuoriclasse del calibro di Eugenio Montale. E proprio in questo perenne rischiare sta la bellezza della poetica di Gianni Mascia, uno dei poeti più intensi della letteratura sarda. Una poetica che affiora in tutta la sua essenza nell’opera ‘’Litanie eretiche’’, pubblicata da Edizioni Tracce nel 2019, arricchita dalla prefazione della giornalista Maria Paola Masala per lungo tempo firma di punta del quotidiano L’Unione Sarda. Un’opera, quella del poeta cagliaritano fondatore della ”Scuola Popolare di Poesia Is Mirrionis”, costituita da 30 componimenti che a distanza di un lustro dalla loro pubblicazione si arricchiscono di nuovi e profondi significati. Da sottolineare, inoltre, l’affascinante immagine di copertina della raccolta, in cui viene raffigurata una ipnotica e suadente opera della talentuosa artista Cristina Papanikas.

Le poesie della raccolta si caratterizzano per un ritmo frenetico e suadente, dettato da un susseguirsi costante di parole e dall’assenza di punteggiatura. Scelta, questa, che si rivela azzeccatissima e che permette a chi legge di seguire con trepidazione quanto scritto dall’autore cagliaritano, da sempre voce graffiante e schietta del quartiere di Is Mirrionis e di tutti quei luoghi periferici troppo spesso additati con faciloneria come difficili. Ad aprire le danze, ci pensa la poesia ‘’A mio padre’’ una dedica di grande valore al padre minatore Efisio che Mascia tributa anche alla fine della sua antologia. Una dedica che si caratterizza per un affetto puro e sincero, che va ben oltre le retorica e che si nutre di piccoli gesti quotidiani che restano impressi. Mascia torna indietro al tempo dell’infanzia, momento in cui vedeva – ancora in dormiveglia – uscire con il casco in mano suo padre, punto di riferimento unico e prezioso in grado di trasmettergli passioni eterne come quella per Antonio Gramsci e da cui ha imparato a battersi senza timore per le proprie idee e per i propri ideali.

Non mancano altre dediche di rilievo nell’opera tra cui risaltano le due rivolte alle poetessa Alda Merini e quella rivolta alla moglie Monia compagna di una vita affrontata assieme passo dopo passo. Passi che Mascia compie con quell’ironia disincantata di chi è consapevole che l’esistenza può essere beffarda e traditrice ma anche un serbatoio inesauribile di spunti di riflessione rilevanti. Il poeta classe 1958, come scrive in ‘’Tra Leopardi e la luna’’, «naviga insonne a vele ammainate attraversando eternità», facendosi trasportare dalla freschezza e dalla intensità di quel maestrale che «spazza certezze e annienta censure».

Il pathos detta il ritmo ai componimenti e si declina nelle maniere più sfaccettate, da quelle più dolci a quelle più inquiete come emerge in ‘’Rabbia’’ dove si scaglia contro coloro che fanno «copia e incolla di slogan da parata» e contro individui i quali altro non sono che «sicari da social». La schiettezza di Mascia è in bilico tra astrazione e concretezza, eleganza e furore, ricercatezza stilistica e virtuosismi ermetici che vengono fuori in maniera dirompente in poesie come ‘’Epitaffio’’ dove scrive: «svaporano sogni tra lune distratte nei silenzi di ore scandite tra battere e levare». Mascia conosce la sua direzione, sa che il suo cammino può essere complesso e al contempo entusiasmante e non ha certo paura di affrontarlo, riuscendo a mantenere la lucidità e a mettersi ugualmente a nudo come traspare da ‘’Clown’’ in cui dice: «mi spoglio di silenzio mentre indosso pigiama di solitudine brancolando dietro a sbalzi di umore».

Mascia, come afferma lui stesso ne ‘’L’idra’’, è un cane sciolto che contempla la notte dal balcone della propria follia, senza mai stancarsi di cercare la verità. Seppur farlo possa essere difficile e anche doloroso. Ma questo dolore non spaventa il poeta che da Is Mirrionis e dalle sue molteplici esperienze ha tratto insegnamenti preziosi e spunti di riflessione fondamentali per la propria crescita, facendo della pietas tanto cara a Virgilio e a Enea, il suo scudo per proteggersi da una realtà amara ma dove vale la pena continuare a seminare utopie per non omologarsi a una massa sempre più distratta e indifferente. Una massa che può essere destata dal proprio sonno solo grazie ad angeli ribelli ed eretici come Gianni Mascia, che non hanno paura di sognare.

Immagine di Mattia Lasio

Mattia Lasio

Mattia Lasio è un funambolo della parola. Si alterna tra prosa, rime, articoli, racconti e molto altro che presto sarà chiaro. Cagliaritano classe 1995, si occupa di sport, cultura, spettacoli con gli occhi ben aperti su una quotidianità buffa che racchiude mille storie, apparentemente, celate.

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