Siamo abituati a vederlo nei panni di “iena” il giornalista Gaetano Pecoraro. A giugno di quest’anno, invece, ha esordito con la pubblicazione del suo primo libro, Il male non è qui. Edito da Sperling&Kupfer ripercorre alcune delle vicende più buie degli ultimi decenni e ci consegna una storia ricca di colpi di scena.
Il libro ruota intorno al boss latitante Matteo Messina Denaro, considerato tra i mafiosi più pericolosi e ricercati al mondo. Gaetano Pecoraro nelle vesti di autore ci consegna pezzi di storia piena di intrighi intrecciati, con misteri, zone d’ombra e lacune.
Il protagonista del romanzo è Mimmo Bosso, magistrato alle prime armi che ritorna in Sicilia dopo anni di studi trascorsi al Nord. È volenteroso e preparato, ma non c’è nessuna missione da crociato ad attenderlo, nessun ideale cui dare sfogo. Eppure, in Procura il clima è incandescente e sulle scrivanie degli inquirenti si accumulano le carte di un grosso caso che coinvolge il gotha della mafia siciliana.
Mimmo Bosso impiega poco a capire che il suo non sarà un lavoro facile, però non si è reso conto che che un’indagine all’apparenza secondaria lo porterà sulle tracce di colui che passerà alla Storia come il più pericoloso latitante italiano: Matteo Messina Denaro. MMD.
Mentre il Paese intero è scosso dalle stragi di Capaci e di via D’Amelio e il terrore viene seminato nel resto della penisola. Come porre fine a tutto questo? Come stanare un uomo che da anni assomiglia a un fantasma e sembra essere sparito nel nulla? Nessuna pista pare attendibile e le tracce di MMD si sono perse in un dedalo di indizi, teorie, ipotesi e vicoli ciechi.
“In quel torrido agosto, Mimmo Bosso si era reso conto che c’erano dentro, più o meno marginalmente, tutti i livelli del potere costituito. A preoccuparlo maggiormente, però,era il potere non costituito. Quelli Come il notaio Pietro Giambrone, per esempio, che si barcamenavano con disinvoltura nella sottile zona grigia tra Stato e contro-Stato”



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