“Calviniana. Per un verso o per l’altro”, l’elegante tributo in parole e immagini a Italo Calvino di Teresa Porcella e Andrea Calisi

La bellezza si cela nelle piccolezze, negli attimi che viviamo quasi distrattamente, in quelle letture che affrontiamo in momenti di transizione nei quali abbiamo la necessità di trovare un segno per proseguire nel cammino. E se si fa riferimento ai segni, molteplici sono quelli presenti nelle opere di uno dei narratori più influenti di sempre ovvero Italo Calvino, di cui nel 2025 ricorrono i quarant’anni dalla scomparsa. Sul suo operato, sul suo peso a livello narrativo e culturale si è detto tanto, scritto tanto – in alcuni casi non sempre con la necessaria attenzione – e se ne discute con frequenza. In pochi, però, sono stati in grado a livello di saggistica e di critica di mettere in evidenza in maniera originale alcuni aspetti del suo percorso senza cadere nel terribile tranello del già detto, una vera e propria croce per chiunque ricopre il ruolo del saggista. Questo compito tutto fuorché facile è stato svolto magistralmente dalla poliedrica autrice cagliaritana Teresa Porcella e dal talentuoso illustratore Andrea Calisi che hanno dato vita all’opera ‘’Calviniana. Per un verso o per l’altro’’, pubblicata nel 2023 – in occasione del centenario della nascita di Calvino – dalla casa editrice Telos con l’accurato lavoro grafico di Mauro Luccarini e l’ottima postfazione di Angela Catrani.

Un’opera breve ma di grande intensità in cui le poesie eleganti dal lessico ricercato di Teresa Porcella si uniscono alle suggestive e sognanti immagini realizzate da Andrea Calisi, creando in questo modo un mondo calviniano unico e speciale in cui rifugiarsi. Proprio così, perché se è vero che un’opera non è mai soltanto un insieme di parole o di immagini in senso stretto, il lavoro di Teresa Porcella e Andrea Calisi è la dimostrazione prima di tutto del profondo legame tra l’arte della scrittura e l’arte visiva e, in seconda battuta, è la piena testimonianza del fatto che la lettura e uno sguardo attento sui disegni realizzati possono condurre davvero in un mondo speciale dove sentirsi protetti e in cui rimanere per tutto il tempo che si desidera.

L’opera, composta da poco più di sessanta pagine da cui traspare con nitidezza tutta l’ecletticità della scrittura di Calvino, come scritto nella postfazione di Angela Catrani rappresenta un cammino all’insegna dei versi per avvicinarsi in maniera del tutto personale al narratore ligure. Un’opera di rilievo diventata anche uno spettacolo teatrale dinamico e ricco di spunti di riflessione, grazie alla collaborazione con due professionisti come Stefano Ledda del Teatro del Segno – che in scena interpreta proprio Italo Calvino – e un musicista di talento come Emanuele Ortu che ha tradotto i testi e le immagini in raffinati paesaggi sonori che rendono il tutto ancora più ipnotico e affascinante.

Il flusso narrativo si articola in quattro stagioni: l’inverno, all’insegna del realismo, la primavera, dove a dettare il ritmo è il fantastico, l’estate, all’insegna del viaggio, e per concludere l’autunno che rappresenta il tempo della semina e al contempo il frangente della propria rinascita interiore. La struttura metrica adoperata da Teresa Porcella è varia e vivace, alcune poesie sono scritte ad esempio in versi liberi, altre in ottave ariostesche, non mancano gli endecasillabi in rima baciata. I distici in apertura di ogni stagione sono volutamente brevi perché danno il ritmo al tutto e racchiudono al loro interno l’essenza più pura.

Sono proprio i distici a condensare in pochissime parole la profonda empatia che caratterizza Teresa Porcella che per quel che riguarda la stagione dell’inverno scrive: «sfogliare il tempo come una pagina bianca», ricordandoci che forse la vera magia della vita sta proprio in questo. Le opere calviniane prese in esame sono alcune tra le più rilevanti del suo percorso: ‘’Se una notte d’inverno un viaggiatore’’, ‘’Il sentiero dei nidi di ragno’’, ‘’Ultimo viene il corvo’’, ‘’Il visconte dimezzato’’, ‘’Il barone rampante’’, ‘’Il cavaliere inesistente’’, ‘’Fiabe italiane’’, ‘’Le cosmicomiche’’, ‘’Ti con zero’’, ‘’Palomar’’, ‘’Il castello dei destini incrociati’’ e ‘’Le città invisibili’’. Gli elementi messi in risalto sono quelli della molteplicità, della densità, della rapidità, dell’esattezza, della leggerezza, della comicità, della musicalità, della visibilità, della infinitezza, della chiarezza, dell’imprevedibilità, senza dimenticare l’atto del cominciare e del finire. In tutto questo, traspare una notevole attenzione alle tonalità cromatiche, sapientemente distribuite in crescendo da Andrea Calisi nell’andamento dell’opera.

I versi di Teresa Porcella colpiscono per la delicatezza con cui riescono a esprimere sentimenti profondi e stati d’animo di varia natura. Sono versi che si soffermano sulla perfetta imperfezione della vita, che ci ricordano che niente è certo davvero ma che tutto ciò che è bello si staglia nel futuro e che raffigurano la vita come un continuo andare alla ricerca di un significato più profondo in ogni incontro che si ha la fortuna di fare. Sono versi grazie a cui riscrivere il cielo con inchiostro di rondini godendosi finalmente una nuova primavera, versi che permettono di leggere il sole con gli occhi nascosti delle ombre e grazie a cui sorridere ricordando che il cosmo è comico e al contempo tutto ciò che è comico è anche cosmico. Sono versi i suoi tramite cui vivere con fiducia un nuovo autunno, cantando il futuro come fossero gocce di pioggia, lasciandosi guidare dalle minuzie del mondo. Un mondo che non sempre capiamo ricco di bivi in ogni suo angolo. Bivi che non sono sempre ingannatori e che possono regalarci splendide sorprese,  perché, come ci ricorda saggiamente Teresa Porcella, per ogni bivio ci sono mille sbocchi grazie a cui intraprendere nuovi percorsi con la consapevolezza che ci sono tante strade di città apparentemente invisibili le quali, in realtà, aspettano solamente di essere scoperte, percorse e vissute nella loro interezza e in tutta la loro unicità magica.

Immagine di Mattia Lasio

Mattia Lasio

Mattia Lasio è un funambolo della parola. Si alterna tra prosa, rime, articoli, racconti e molto altro che presto sarà chiaro. Cagliaritano classe 1995, si occupa di sport, cultura, spettacoli con gli occhi ben aperti su una quotidianità buffa che racchiude mille storie, apparentemente, celate.

GUARDA ANCHE