Brunella Campea – La farfalla sulla nuca

 

Certe volte non è facile scrivere o leggere un libro quando si portano alla luce determinate tematiche, come può essere quello del tumore. La scrittrice Brunella Campea, però, è riuscita nel suo intendo a mettere nero su bianco quello che si prova quando si è colpiti da un brutto male, trattando l’argomento non da un punto di vista medico, bensì sotto un profilo culturale. Un piccolo, morbido libro che diventa tagliente quando se ne inizia la lettura, un libro che penetra a fondo, che apre una porta sulla malattia più temuta e più diffusa, quello del tumore al seno, lo stesso che ha colpito l’autrice prima ancora di scrivere La farfalla sulla nuca. Brunella Campea ha usato la sua professionalità e la sua sensibilità per fare della scrittura uno strumento per sé e per altre. Ad oggi sono davvero pochi i testi narrativi che affrontano una esperienza così forte, che segna la persona interessata e di chi gli sta vicino.

Brunella Campea, quindi, affronta con un coraggio ammirevole sia la malattia che la comunicazione della sua esperienza. Si percepisce quanto l’autrice ha dovuto interloquire con sé stessa, parlarsi con sincerità e in solitudine, per arrivare a dirsi così. Nello stesso tempo non è affatto un monologo, dato che apre un dialogo profondo, radicale con le moltissime donne attraversate dalla stessa vicenda, ma anche con tutte le altre, coinvolte in egual misura. La scrittrice è riuscita a far diventare l’esperienza difficile come il carcinoma al seno in una pubblica riflessione per informare e sensibilizzare sulla ricerca di nuove cuore e soprattutto, sulla prevenzione, individuale e collettiva. Un inno verso la vita e un richiamo alla coscienza ambientale di tutti.

Il silenzio diluito si difende, misura e cambia i rapporti. Alcune porte si chiudono, altre, inaspettatamente, si aprono generose e piene di luce. Mi riportano alla mente le stanze luminose in cui allattavo i miei figli. Ricordo come più di un medico, all’epoca, esortasse a farlo elencando, tra gli altri benefici, quello della presumibile prevenzione dal cancro al seno. Il mio tumore si trovava proprio nei dotti del latte. Qualcosa non torna. Come non tornano i seni che ci tolgono e quell’immagine integra e sacra del nostro corpo, che perdiamo per sempre. Nonostante le protesi, nonostante i tatuaggi. Sembra impossibile pensare ad un male così grande che nasce proprio nel posto in cui abbiamo cullato e nutrito. Così sensibile nel dare e ricevere amore, nel corso della nostra vita. Eppure ci mutileremo con le nostre stesse mani, se potessimo, ma solo per un’altra opportunità, tutta da vivere. Non ci importa più la forma o la sua sostanza, ma unicamente tornare a nascere. Ancora.

 

Vanessa Amico

Vanessa Amico

Siciliana doc, classe 1990, amante di esplorare posti nuovi, curiosa di tutto ciò che mi circonda, ho fatto di questo difetto (forse) il mio più grande pregio: amo scrivere, adoro raccontare. Oltre che collaborare per il periodico GpReport.it, scrivo per il blog di una web radio e per il quotidiano La Sicilia.

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