Antonio De Gennaro – Partenopei vs Napoletani

Partenopei vs napoletani è l’ultima fatica letteraria di Antonio De Gennaro. Il libro, uscito nel 2022, è decisamente sopra le righe: un dialogo divertente e ironico tra il popolo napoletano, Dio e importanti artisti partenopei del passato. Un’idea controcorrente, originale, un saggio umoristico che potrebbe collocarsi a metà strada tra i libri di Luciano De Crescenzo e quelli di Giobbe Covatta. Una lettura leggera ma al tempo stesso profonda: frasi amare ma piene di verità, un quadro lucido dei tanti aspetti difficili della realtà napoletana tratteggiato però con ironia e leggerezza. La prefazione del libro, a cura di Roberto Fogliame, da napoletano doc, spiega di come sia stato difficile per l’autore scrivere questo libro, poiché giudicare la propria terra d’origine è un compito doloroso e ingrato. Partenopei vs Napoletani è il chiarimento di un grosso equivoco storico. Quando infatti, al giorno d’oggi, si parla dei napoletani, ci si riferisce a un corpo unico, un popolo ben definito con tratti e caratteristiche decisamente singolari.

Antonio De Gennaro, invece, porta il lettore in una rivisitazione molto originale delle origini di questo popolo immaginando una realtà sorprendente: a Napoli da secoli non vivrebbe un unico popolo ma due: Partenopei e Napoletani. Due popoli completamente diversi, che discendono da progenitori diversi e che hanno sviluppato attitudini, stili di vita e modi di pensare completamente opposti. In virtù di queste enormi differenze l’autore spiega le infinite contraddizioni di una città, Napoli, che fa da sempre parlare di sé, nel bene e nel male. E lo fa per bocca di Dio. Perché è proprio Dio che racconta la storia ai napoletani stessi nel giorno del Giudizio Universale. Non a caso, anche la copertina del libro è molto carina e accattivante. Una caricatura di Dio con un simpatico fumetto in cui dice: “Mettetevi comodi, vi racconto la verità”.

Dio se ne stava comodamente adagiato sulla sua nuvola prediletta, sorseggiando un whisky di pregevole fattura mentre leggeva la sua opera preferita: la Divina Commedia di Dante Alighieri, edizione non censurata, cioè quella che conteneva, nel libro dell’Inferno, il canto sui napoletani. Non tutti infatti sanno che la versione che ci fanno studiare nelle scuole è priva di un canto. Nel Medioevo, in seguito alle minacce di un pericoloso camorrista napoletano e per intercessione di un politico traffichino, Dante fu costretto a eliminare l’ultimo canto, il trentacinquesimo, che collocava i napoletani nell’Inferno più basso, in un girone a sé, detto appunto “dei napoletani”, i quali si erano macchiati di tutti i tipi di peccato e in particolar modo di quelli che Dante riteneva i più gravi e cioè quelli della deturpazione della natura e della frode contro chi si fida: il tradimento dei consanguinei, della patria, degli ospiti e dei benefattori.

 

Vanessa Amico

Vanessa Amico

Siciliana doc, classe 1990, amante di esplorare posti nuovi, curiosa di tutto ciò che mi circonda, ho fatto di questo difetto (forse) il mio più grande pregio: amo scrivere, adoro raccontare. Oltre che collaborare per il periodico GpReport.it, scrivo per il blog di una web radio e per il quotidiano La Sicilia.

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