Un nuovo inizio per Fabio Aru

Ciò che più contava era ripartire, riprovare le sensazioni della gara, riavere il contatto con gli altri corridori, con i tifosi e con la strada in particolare. Il resto verrà da sé e per ottenerlo ci vorrà tempo, pazienza e sudore. Fabio Aru conclude il Tour Colombia alla dodicesima piazza, dopo una sesta e ultima frazione difficoltosa caratterizzata da diciotto conclusivi chilometri di salita. La corazzata del team Ineos ha imposto un ritmo duro e volto a selezionare il gruppo, in modo tale da garantire una cospicua scrematura dei corridori al vincitore della grande boucle del 2019 Egan Bernal il quale – dopo aver fatto mettere ‘’alla frusta’’ i diretti avversari dai suoi compagni di squadra – ha preso l’iniziativa attaccando in prima persona. Al forcing dell’abile scalatore nativo di Bogotà ha risposto prontamente un terzetto costituito da Higuita, Caicedo e Daniel Martinez vincitore della tappa ‘’regina’’ della breve manifestazione a tappe, avente il traguardo presso El Once Verjon.

Il Cavaliere dei Quattro Mori – così è stato soprannominato dai suoi tifosissimi Fabio Aru – ha perso contatto con la testa della corsa intorno ai sette chilometri dalla conclusione, riuscendo ugualmente a concludere dignitosamente la sua prova – sedicesimo all’arrivo – dopo cinque mesi di assenza dalle competizioni. La condizione dei giorni migliori è ancora lontana ma sarebbe ingiusto e sciocco chiedere a Fabio Aru grandi numeri e portentose azioni in questo momento. La stagione è appena iniziata e lo scalatore di Villacidro ha la necessità di allenarsi con continuità e serenamente per poter esprimersi al meglio quando si prospetteranno gli appuntamenti principali. Se è vero che da un punto – nella vita come nello sport – bisogna pur ripartire, il Tour Colombia rappresenta per il Cavaliere dei Quattro Mori il punto zero da cui intraprendere una nuova fase della sua carriera. Le malelingue parlano di un Aru finito, di un Aru spacciato che si trova sulla difensiva sin dalle battute iniziali della stagione ma, è noto, il buonsenso non è dei più e i commenti cattivi – in una società sempre meno disposta al dialogo e al confronto pacato – sono all’ordine del giorno e, proprio per questo motivo, non meritevoli di eccessiva attenzione.

Questi sei giorni rappresentano per Fabio Aru un nuovo, importante, inizio di cui fare tesoro e tramite il quale ritrovare se stesso. I suoi fedelissimi lo aspettano, le grandi montagne lo aspettano. Senza dimenticare le Olimpiadi di Tokyo che, per quanto distanti, sono un obiettivo da non scordare e per il quale battersi strenuamente e con fierezza. Quel che sarà non è dato saperlo: è tempo di leccarsi le ultime ferite e affinare la propria spada in vista di uno scontro più vicino di quanto si possa immaginare.

Mattia Lasio

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