Succede davvero se nessuno guarda?

“Non c’è eroe senza pubblico”. Questo pensava André Malraux, scrittore e politico francese dello scorso secolo, riguardo all’importanza del pubblico e al suo ruolo di fondamentale ombra rispetto ai protagonisti. Colui che guarda, infatti, viene spesso bistrattato dagli atleti e da chi ne parla, proprio poiché si da per scontata la sua presenza e accondiscendenza, senza evidenziarne l’importanza all’interno dello spettacolo stesso. La gente che segue viene considerata importante dal punto di vista economico, visto il suo ruolo di principale finanziatore delle società, ma comunque come un’entità distinta dallo spettacolo che viene messo in scena, che sia questo una partita di calcio, di basket o di qualsivoglia sport. E’ questo l’errore di valutazione venuto fuori in seguito allo scoppio della pandemia del coronavirus che in queste settimane ha bloccato il normale svolgimento delle attività sportive di quasi tutte le discipline.

Prima del blocco totale infatti, le società hanno tentato di ingannare la problematica privandosi della componente pubblico, convinti che questi non fossero indispensabili per garantire lo spettacolo. E’ in questo momento che la realtà si è fatta viva.

Si pensi a Juventus-Inter dell’8 Marzo di quest’anno ad esempio, che rappresenta una delle sfide più sentite e accese del nostro campionato di calcio. Le aspettative per questo match erano incredibilmente alte ma dopo il rinvio di una settimana e la necessità di giocare l’incontro a porte chiuse è come se tutta l’importanza fosse svanita. In un Alianz Stadium deserto, dove si scontravano le squadre più forti del campionato, lo spettacolo è stato aberrante. Non per demerito dei giocatori in campo, che hanno giocato la loro partita come di norma, ma bensì per la cornice di pubblico mancante che solitamente accompagna e rende speciali partite di questo genere. Eppure la posta in gioco era la stessa e i campioni pure. Senza nessuno ad esaltare le giocate, i cambi di passo o a rumoreggiare per le occasioni sbagliate però il risultato finale non si avvicinava neanche ai livelli a cui siamo abituati. E’ per queste ragioni che bisogna riconsiderare l’importanza dello spettatore all’evento, riconoscendo la sua presenza come fondamentale per il buon svolgimento dello show, senza impedirne la partecipazione per l’ingordigia di qualche soldo in più.

Questo discorso è inoltre applicabile a tutti gli sport con un disceto seguito dal vivo. Basti pensare a come sarebbe l’NBA senza le esultanze sconsiderate ad ogni canestro, la tensione della platea ad ogni tiro libero e la bolgia scatenata dopo ogni gong di fine quarto. Basti immaginarsi la sensazione di tristezza dopo un canestro sulla sirena dentro un palazzetto vuoto per comprendere l’importanza dello spettatore. Si verrebbe a perdere tutta la magia.

Un altro esempio lampante è rappresentato dall’importanza del pubblico nel wrestling. Le puntate degli show settimanali sono state ridotte di un terzo a causa della necessità di mantenere i palazzetti vuoti e gli show intraprendono una via più strana poiché i performer non hanno un bersaglio a cui rivolgere la loro interpretazione del personaggio. Il loro fine infatti è quello di suscitare una reazione, elemento fondante e che tiene in piedi tutto lo sport spettacolo. Se un cattivo, nel corso della storyline in cui è inserito, non suscita odio e non provoca fischi, come fa a esser definito tale? Come può valorizzare il suo status e consolidare il suo personaggio se non ha un responso immediato delle sue azioni? Tutta la sospensione d’incredulità svanisce e ciò che rimane sono solo degli stuntmen che inscenano una lotta in un silenzio agghiacciante, preceduti da qualche sterile discorso da copione.

Persino Wrestlemania XXXVI ha subito dei forti danni di immagine e importanza. Programmato per il 5 Aprile, è stata divisa in 2 serate per poter recuperare qualche introito dai diritti televisivi ma verrà ricordata negli anni per essere la prima edizione di Wrestlemania senza pubblico e svolta al “Performance Center”, arena di allenamento della WWE, e non in un gigantesco stadio di baseball, come quello di Tampa dove era inizialmente prevista e che poteva contare su una capienza di 65.000 posti. L’alone di sacralità che accompagna l’evento, che per gli appassionati di calcio europei equivarrebbe alla finale di Champions League, è inesistente e rende l’appuntamento più importante dell’anno per i fan della disciplina un evento come un altro, se non addirittura peggiore vista l’altissima caratura dei match proposti che non otterranno un responso immediato all’arena.

Dopo la pandemia si tornerà alla normalità, sebbene in modo parziale e graduale, e ciò che bisognerebbe capire da questo brutto imprevisto è la centralità del pubblico dell’evento e quanto questo sia fondamentale per la buona riuscita di uno spettacolo che possa essere definito grande. Per questo motivo sarà giusto e lungimirante inserire nelle strategie di marketing anche la grande affluenza di persone ad ogni evento, in modo da trasmettere quella passione che lo sport da solo non riesce più a comunicare.

 

Andrea Sanna

GUARDA ANCHE

Riproduci video
Riproduci video
Riproduci video
Riproduci video