Scrivere per restare: 69 anni di Francesco De Gregori

La scrittura è un mezzo di grande importanza e di grande valore: non solamente dal punto di vista comunicativo ma anche per ciò che concerne per la sua valenza, per il significato che essa esprime e per ciò che è in grado di lasciare. Che sia in rima, in prosa, sotto forma di poesia o con un accompagnamento musicale, la scrittura sa toccare corde che non si immaginerebbero mai. L’Italia è da sempre culla di talenti e amanti delle belle parole e della bella musica, significativi esponenti di quella canzone d’autore che tanto ha dato e – nonostante i tempi che corrono e scorrono inesorabili – tanto ancora sanno continuare a dare a coloro i quali sono pronti a coglierne l’essenza. Francesco De Gregori, nato in quel di Roma il 4 aprile di sessantanove anni orsono, si inserisce pienamente e di diritto tra coloro che hanno adoperato il nobile mezzo della comunicazione per trasmettere un qualcosa che andasse oltre qualsiasi vincolo temporale.

I suoi esordi risalgono al periodo del Folkstudio – noto locale musicale romano fondato nel 1960 – all’interno del quale fece la conoscenza di una delle figure principali della ‘’scuola romana del cantautorato’’ ovvero Antonello Venditti, con il quale realizzò il disco intitolato Theorius Campus, progetto risalente al 1972 e contenente 12 brani.  Alice non lo sa e Francesco De Gregori sono le sue due prime ‘’fatiche’’ da solista, sperimentali e non fortunatissime ma al contempo fondamentali per la sua crescita e maturazione artistica, oltre che personale.  Il grande successo arrivò, nel 1975, con l’album culto Rimmel trainato dall’omonima canzone e da raffinatissimi brani quali Pezzi di vetro e Buonanotte fiorellino. Rimmel presenta anche la traccia dal titolo Pablo, musicata con il grande cantautore bolognese Lucio Dalla. 21 gli album di De Gregori, nei quali ha tratto spunto dalle vicende di cronaca, storiche e quotidiane per dare la sua interpretazione del tempo e della sua incessante e infermabile azione.

Pezzi quali Viva l’Italia, grande successo di De Gregori estratto dall’omonimo album, La leva calcistica ’68, brano simbolo tratto dal disco Titanic (uscito nel giugno dell’anno mondiale del 1982), Generale (risalente all’aprile del 1978),  La Donna cannone (brano uscito nel 1983 che prende spunto da un articolo di cronaca relativo a una circense la quale lasciò la sua professione per inseguire il grande amore) parlano a più di una generazione e sono testimoni di quanto la scrittura e la musica – se amalgamate alla perfezione – possono dare, oltrepassando vincoli e barriere di ogni tipo e genere.

L’esistenza di De Gregori, che annovera tra i suoi modelli artisti del calibro di Bob Dylan e Leonard Cohen, è quella di un cantastorie non comune, dotato di uno sguardo estremamente attento verso le piccolezze, le situazioni e i sentimenti che riempiono la quotidianità di ciascuno. Quotidianità talvolta misera, talvolta briosa ma pur sempre fonte di ispirazione per quei pochi attenti osservatori abili nel descriverla al meglio e meritevoli di averla descritta – in tutte le sue forme e i suoi momenti – nella maniera più minuziosa possibile. La penna e la voce di Francesco De Gregori sono la penna e la voce di un essere totalmente pensante – cosa meno scontata di quanto si possa credere – che ha fatto della realtà e delle sue vicende la fonte da cui attingere per le sue storie. Storie per le persone che si dicono e ritengono normali, storie per coloro i quali stanno su di giri, storie per gli sghembi, gli alienati, i conformisti e chi non accondiscende aprioristicamente a ciò che il sentire comune propina giornalmente. Quelli di Francesco De Gregori sono racconti che sanno ancora trasmettere e far stare in silenzio persino chi il silenzio lo ha sempre snobbato. Silenzio nel quale ritrovarsi e ritrovare ciò che conta veramente.  Silenzio che tramite la scrittura di Francesco De Gregori profuma di emancipazione, rivolte, libero pensiero, periodi ribaldi e anticonformisti per dimostrare che l’omologazione e l’adeguarsi ai ‘’primi della fila e della lista’’ non sono certo sinonimo di vittoria e tantomeno normalità. Scrivere per esprimersi, scriversi per depositare nelle menti il seme del dubbio. Scrivere come Francesco De Gregori e altri nobili parolieri nostrani per poter restare, un giorno in più dell’eternità o anche un solo millesimo di secondo, quanto basta per resistere. Ancora.

Mattia Lasio

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